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Trento, 1 luglio 2017
Simone Veil, donna indipendente.
RodotÀ, l’uomo dei diritti civili

di Marco Boato
dal Corriere del Trentino di sabato 1 luglio 2017

Sono giornate tristi queste di fine giugno, perché uno dopo l’altro se ne sono andate alcune personalità che hanno segnato di sé la storia italiana ed europea. A un’età avanzata il distacco rientra nell’ordine naturale di ciascuna esistenza, ma quando la morte arriva quasi in sequenza, lascia una scia di dolore e di rimpianto che si accumula giorno dopo giorno, e la mente si riempie di commozione e di ricordi antichi.

Il 23 giugno è scomparso a 84 anni Stefano Rodotà, insigne giurista e anche uomo politico di elevatissima cultura laica, che ha rappresentato un’intera stagione di impegno scientifico e politico, ma anche umano, in tema di diritti civili, bioetica, giustizia, difesa dello stato di diritto e della Costituzione. Temi sui quali avevamo più volte collaborato nella comune esperienza parlamentare.

Cinque giorni dopo, il 28 giugno, sono morti contemporaneamente due figure espressione del mondo cattolico democratico: Luigi Pedrazzi a 89 anni ed Ettore Masina a 88 anni. Avevo conosciuto per la prima volta Pedrazzi quando ero ancora un giovane studente di Sociologia a Trento e — a seguito della prima occupazione della Facoltà nel gennaio-febbraio 1966, finalizzata al riconoscimento parlamentare della laurea in sociologia — qualche mese dopo fui invitato a partecipare a un seminario riservato presso «Il Mulino» di Bologna. Fu un incontro anche aspro, nel quale io mi ritrovai a essere l’unico studente tra insigni e famosi docenti di varie università italiane e anche l’unico a sostenere le ragioni di Sociologia. Nei momenti di maggiore tensione, fu proprio Pedrazzi a «difendermi» dalle critiche a volte astiose e supponenti di qualche accademico. Con il passare degli anni, incrociai altre volte Pedrazzi e ammirai sempre la sua profonda cultura e soprattutto il suo forte equilibrio, unito ad una grande apertura politica e culturale, che era legata in particolare, dapprima, alla lezione di Giuseppe Dossetti e poi all’esperienza dell’Ulivo di Romano Prodi, di cui anch’io facevo parte.

Ettore Masina, giornalista cattolico con una forte sensibilità apertamente di sinistra, l’avevo conosciuto inizialmente tramite la comune amicizia con don Loris Capovilla, l’antico segretario di papa Giovanni XXIII, che frequentavo fin da adolescente. Capovilla lo stimava molto per il suo impegno per i poveri e per la sua vicinanza alla «Chiesa dei poveri», a seguito della conoscenza, durante il Concilio ecumenico Vaticano II, col prete operaio francese Paul Gauthier, su ispirazione del quale fondò la Rete Radié Resch, attiva per decenni sul piano internazionale. Oltre che giornalista vaticanista, Masina fu anche parlamentare della Sinistra indipendente e anche in questa veste abbiamo avuto occasioni di dialogo e di incontro. L’avevo visto, insieme a Raniero La Valle, nel settembre 2011 a Roma, nella Chiesa di S. Maria in Trastevere, in occasione del funerale per la morte improvvisa di un altro comune amico, il giornalista, storico e vaticanista Giancarlo Zizola.

Ieri, infine, è arrivata dalla Francia la notizia della morte, a quasi 90 anni, di Simone Veil, una figura di tutt’altra matrice religiosa e politica, ma universalmente stimata per il suo impegno civile, politico e culturale. Giovanissima ebrea, era sopravvissuta, con la sorella, al campo di sterminio di Auschwitz (fu liberata il 27 gennaio 1945 all’arrivo degli Alleati). Dapprima magistrata, si impegnò poi per decenni sul piano politico, più volte ministra, divenne anche la prima presidente del Parlamento europeo ad elezione popolare diretta, dal 1979 al 1982. Dopo la fine dell’esperienza politica, durata vari decenni, dal 1998 al 2007 divenne dapprima componente e poi presidente del Consiglio costituzionale, l’equivalente della nostra Corte costituzionale (anche se ha una maggiore caratura politica).

La conobbi quando, con una delegazione della Commissione affari costituzionali della Camera, andammo a Parigi nella legislatura 2001-2006 per visitare le principali istituzioni politiche e giuridiche francesi, a cominciare dall’Assemblea nazionale e dal Senato. Ma decidemmo anche di rendere visita appunto al Consiglio costituzionale e Simone Veil ci disse che era la prima volta che una delegazione parlamentare straniera era venuta lì in visita. Per questo, aveva convocato addirittura l’intero Consiglio costituzionale per incontrarci e ci dedicò molte ore per ascoltarci e soprattutto per rispondere alle nostre domande. Fu un’esperienza indimenticabile, per la sua disponibilità e per la sua grande apertura mentale. Un sondaggio nel 2014 l’aveva poi nominata come la personalità femminile più stimata della Francia, al punto che molti ritenevano potesse essere candidata alla presidenza della Repubblica. Ma lei rispondeva: «Sono troppo indipendente per un ruolo di quel tipo. Non mi sento la capacità di gestire un potere così grande». È anche per questo senso di misura e di responsabilità che ora, alla sua morte, è rispettata da tutto il suo Paese, ma anche da tutta l’Europa.

Un giurista laico, un cattolico democratico moderato, un cattolico di sinistra, una ebrea del mondo politico di origine gollista, ma aperta e indipendente: simili figure se ne sono andate in questi giorni, una dopo l’altra. Ma tutte hanno lasciato un segno profondo e in me un grande rimpianto.

Marco Boato
ex Parlamentare dei Verdi

 

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