verdi del trentino
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Roma, luglio 2015
VITTORIA !
FINALMENTE LA FINE DELL'UCCELLAGIONE DI STATO !

Il Senato approva definitivamente la nuova legge: la cattura dei richiami vivi è vietata
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Parma, 20 maggio 2013
FIRMA E FAI FIRMARE LA PETIZIONE
«NO AI RICHIAMI VIVI»

Divieto di cattura e detenzione di uccelli come “esche” per l’attività venatoria
Puoi farlo direttamente su www.lipu.it dove trovi il testo integrale della petizione

Abbiamo bisogno di te. Dobbiamo cambiare la legge che permette questa vera e propria tortura sui piccoli uccelli canori.
I cacciatori li definiscono “richiami vivi”. Sono allodole, cesene, merli, tordi, che vengono catturati con le reti e rinchiusi in piccole gabbie per tutta la vita, al buio. La coda si spezza, le ali e le zampe si indeboliscono, la vista si spegne.

I piccoli uccelli perdono la percezione del tempo, il senso dello scorrere delle stagioni. Il buio artificiale diventa la loro notte: una notte lunghissima. Il freddo di una stanza diventa il loro inverno, anche se fuori è estate.

Ma perché tutto questo? Perché questa forma di violenza?

Perché gli uccelli siano pronti a cantare fuori stagione. Non nelle stagioni calde e luminose come sarebbe naturale, ma in autunno e in inverno, quando la caccia è aperta e i cacciatori possono condurre fuori gli uccelli prigionieri, in modo che, con il canto, attirino altri uccelli.

Tortura e inganno, dunque. I piccoli prigionieri vedono la luce, pensano sia giunta primavera e cantano. È un canto bellissimo ma venato di tristezza, perché nasconde l’involontario tradimento. Un canto che chiama a sé altri uccelli, che saranno a loro volta catturati o abbattuti.

Noi ci chiediamo: che vita è, una vita di prigione e inganno? Una vita di sofferenze, priva di luce e libertà? È la vita dei richiami vivi, dei piccoli uccelli vittime di questa pratica fuori dal tempo e dalla ragione.

Poche settimane fa, la Corte di Cassazione ha duramente condannato l’uso dei richiami vivi. Le parole usate dalla Corte sono forti e persino toccanti. «Nulla più dell’impossibilità al volo è incompatibile con la natura degli uccelli».

Intendendo che gli uccelli devono volare, che sono nati per questo. Che tenerli chiusi in gabbie anguste è un’ingiustizia. Che la pratica dei richiami vivi non è altro che una forma di maltrattamento sugli animali.

La sentenza della Cassazione, tuttavia, non basta a fermare questa legge. E allora c’è bisogno di un’azione collettiva perché si possa relegare i richiami vivi tra i brutti ricordi del passato.

Per questo, la LIPU è entrata in azione. Sul sito www.lipu.it abbiamo attivato una petizione. Porteremo le firme raccolte in Parlamento, abbinate a una proposta di legge che abolisca definitivamente i richiami vivi. Dobbiamo firmare in tanti, tantissimi.

E non ci fermeremo qua. Faremo altre iniziative, utilizzeremo tutti i nostri strumenti comunicativi, proveremo a convincere quanti più parlamentari a farsi partecipi di questa azione. Un programma concreto, pieno di attività che dobbiamo sostenere economicamente.

Non sarà facile ma ce la metteremo tutta.

E per fare questo abbiamo davvero bisogno di te, della tua firma, del tuo contributo.

Sostieni la nostra campagna con una donazione, con il rinnovo o con la tua iscrizione. Non farci mancare le risorse necessarie.

I richiami vivi sono una cosa atroce. Gli uccelli sono nati per volare, per essere liberi.

Con te al nostro fianco, ne sono certo, riusciremo a vincere anche questa importante battaglia.
Con stima e fiducia, ti saluto cordialmente.

Danilo Selvaggi
Direttore generale LIPU

 

      

ASSIEME
DICIAMO NO
AI RICHIAMI VIVI.
ASSIEME
LIBERIAMO
QUEL CANTO
DALLE GABBIE
E DALLA TRISTEZZA. REGALIAMOGLI
LA LUCE E LA LIBERTÀ CHE MERITA.

 

   

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