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Trento, 28 febbraio 2006
CLIMA ED ECOSISTEMA A RISCHIO.
MA KYOTO E' NEL DIMENTICATOIO

di Sandro Boato
da l’Adige di martedì 28 febbraio 2006

Uno degli effetti peggiori della campagna elettorale in corso è la assenza di discussione (oltreché di intervento) su temi centrali per il futuro della Terra - quindi anche dell'economia - e della stessa Italia.

Un recente rapporto del governo britannico sui gas-serra afferma che occorre fermare subito il cambiamento climatico, ché se l'aumento di temperatura nel futuro prossimo raggiungerà i due gradi, le conseguenze saranno irreversibili. Questo limite infatti accelererebbe il processo di scioglimento dei ghiacci; il che a sua volta moltiplicherebbe il calore.

«Sarebbe il collasso di interi ecosistemi - dice la ministra dell'ambiente Margaret Beckett - e ne conseguirebbe lo scioglimento dei ghiacci della Groenlandia ed un aumento del livello marino, non già di centimetri, come si pensava, bensì di metri». Il primo ministro Tony Blair ha aggiunto che «il surriscaldamento globale ha una velocità non sostenibile». Occorre quindi ridurre le emissioni di anidride carbonica, e di altri gas inquinanti, con scadenze rigorose, secondo l'accordo-protocollo di Kyoto del 1997. Il governo italiano, firmatario di tale accordo, se ne è lavato le mani, incrementando del 13% le emissioni anziché ridurle, sulla scia del disimpegno del presidente statunitense. George Bush ha inoltre censurato il rapporto annuale dell'Agenzia per l'ambiente (Epa), provocando le dimissioni del direttore, ed è stato accusato dal massimo climatologo della Nasa, James Hansen, di impedire l'informazione sulla «reale portata della minaccia climatica».

È del 17 febbraio un ulteriore allarme del Washington Post, secondo cui i ghiacciai della Groenlandia stanno sciogliendosi nel mare a velocità doppia rispetto a quella creduta. Ciò che rende superate le previsioni sull'innalzamento degli oceani nel XXI secolo. Le rilevazioni satellitari sono state paragonate ad analoghe del 1996 e 2001. Le lastre di ghiaccio della Groenlandia e dell'Antartide sono tra le maggiori riserve d'acqua dolce del globo e la loro sorte determinerà la nuova quota degli oceani. In assenza di correttivi immediati, vi saranno sempre peggiori tempeste e più disastrose inondazioni, in generale, mentre sorte più dura toccherà a specifiche aree regionali - tra cui il Regno Unito che rischia la perdita del clima temperato. Lo stesso giorno James Hansen conferma, sul quotidiano inglese Independent, l'attendibilità della rilevazione ed il tentativo di Bush di impedirne la diffusione, per timore delle reazioni dell'opinione pubblica disinformata.

Ciò che sta accadendo rivela infatti una dinamica sconosciuta. «Una volta che il ghiaccio comincia a sciogliersi in superficie, esso forma laghi che riempiono le cavità, da cui si generano fiumi d'acqua sotto le lastre di ghiaccio, che così slittano nell'oceano (...). Costruire una lastra esige tempi lunghi, perché dipende dalle nevicate. Distruggerla invece può essere sorprendentemente rapido (...). Io penso che l'aumento del livello marino stia diventando il vero grande problema, più dello stesso riscaldamento». «Quanto tempo abbiamo per agire? - si chiede infine Hansen -. Dobbiamo stabilizzare le emissioni di anidride carbonica entro una decade. Non si possono aspettare nuove tecnologie, occorre muoversi con ciò che abbiamo: significa focalizzarsi sull'efficienza ed il risparmio energetico e sulle fonti rinnovabili di energia, che non brucino CO2. Ci resta poco tempo».

Sandro Boato

      

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