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Trento, 4 dicembre 2018
L’ALLONTANAMENTO DI RICHIEDENTI PROTEZIONE INTERNAZIONALE
Interrogazione a risposta scritta
presentata da Paolo Ghezzi e Lucia Coppola, consiglieri provinciali di FUTURA2018

Premesso che:

era in atto nella nostra Provincia un progetto di accoglienza per alcune decine di persone straniere, richiedenti protezione internazionale, presso la Residenza Fersina a Trento, in un settore gestito dalla Croce Rossa; che tali persone erano in attesa della risposta alla domanda di protezione internazionale presentata alla Questura di Trento;

che è stato documentato il fatto che “clandestini” non erano, in quanto facenti parte di un progetto di assistenza coordinato dal Comune di Trento;

che una ventina di loro, mercoledì 28 novembre 2018, sono stati trasferiti dopo un veloce appello, con le loro poche cose, su un pullmino che li ha condotti a Settimo Torinese, dove sono attualmente alloggiati, in condizioni precarie, nel Centro Teobaldo Fenoglio gestito dalla Croce Rossa Italiana;

che era in atto un piano concordato con il Comune di Trento, il Commissario del Governo e il Questore, che la giunta provinciale ha deciso di interrompere, anche se il Comune di Trento si era accollato il pagamento delle spese (utenze, pasti, “sorveglianza”).

Tutto ciò premesso,

si interroga il Presidente della Provincia per sapere:

1) qual è stato il motivo d’urgenza che ha indotto ad agire il presidente della Provincia, visto che non era in atto alcuna emergenza legata alla presenza dei richiedenti protezione internazionale;

2) quante sono state le persone dislocate in Piemonte e in base a quali criteri sono state scelte;

3) quali le loro nazionalità e le loro età;

4) perché si è inteso chiudere il comparto della Residenza Fersina dove erano alloggiati i richiedenti protezione internazionale, nell’ambito di un progetto sostenuto dal Comune di Trento;

5) perché si è agito in tal senso, secondo le stesse dichiarazioni del presidente della Provincia, prima ancora di conoscere l’esatta situazione delle persone accolte in quel progetto, prima ancora di ottenere le informazioni precise sul loro status e sui loro diritti;

6) perché non si è interpellato il Comune di Trento prima di interrompere il progetto;

7) perché non si è consentito a quelle persone di attendere restando alla Residenza Fersina di Trento, dove avevano eletto domicilio, l’esito delle domande di protezione presentate alla Questura di Trento;

8) come è stata individuata la struttura di destinazione;

9) se la Provincia di Trento ha valutato le condizioni d’accoglienza nel centro di destinazione a Settimo Torinese;

10) quali procedure ha seguito per ottenere dal ministero dell’interno la dislocazione dei richiedenti protezione internazionale in un’altra regione;

11) se la Provincia di Trento ha accettato, in cambio della dislocazione dei richiedenti protezione internazionale, di essere a sua volta destinazione, in futuro, di gruppi di richiedenti mandati da altre regioni;

12) se è vero che, come il presidente della Provincia ha dichiarato ai mezzi di informazione, si è trattato di “un segnale”, che cosa significa tale espressione in relazione all’entrata in vigore del cosiddetto “decreto sicurezza” che toglie la protezione umanitaria e non riconosce eguale dignità ai richiedenti asilo;

13) nel suo intervento programmatico del 27 novembre in consiglio provinciale il presidente della Provincia ha dedicato solo due righe al tema dell’immigrazione, affermando “Di sicuro l’eccesso di assistenzialismo e integrazione forzata ricercato negli anni passati verrà a finire”; può specificare che cosa significa “eccesso di assistenzialismo” e fare degli esempi concreti?

14) che cosa intende esattamente per “integrazione forzata”: non risultando dalle cronache o da atti ufficiali alcun episodio di “integrazione forzata”, può farne un esempio?

15) quando afferma che il sistema trentino per l’inclusione degli immigrati (ritenuto un modello a livello nazionale) “deve finire”, a che cosa si riferisce? Quale parte del welfare di inclusione e coesione sociale finirà? In che modo? Con quali tempi? Con quali conseguenze per la convivenza sociale, per la dignità dei richiedenti protezione internazionale e per il lavoro degli operatori sociali attualmente addetti a questi servizi?

A norma di regolamento, si chiede risposta scritta.

 

      Lucia Coppola

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