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Trento, 11 giugno 2019
CONCILIARE PRATICHE SPORTIVE COME IL DOWNHILL E IL FREERIDE
CON LA SICUREZZA E LA TUTELA DEL TERRITORIO

Interrogazione a risposta scritta
presentata da Lucia Coppola, consigliera provinciale di FUTURA

In Trentino ogni anno cresce il numero degli amanti della mountain bike che salgono in quota per lanciarsi in discese spettacolari. Appassionati di downhill e freeride provenienti da tutto il mondo scelgono di venire in Trentino dove trovano bike parks con sentieri di diverse difficoltà, servizi di BiciBUS, shuttle, noleggi, impianti di risalita e punti di ristoro.

Il downhill e il freeride sono attività che, se affrontate con coscienza e con tutte le precauzioni del caso, si trasformano in un buon modo per stare a contatto con la natura e all’aria aperta.

La crescente presenza di praticanti di questi tipi di sport comporta quindi indubbi benefici per il turismo ma anche criticità per l’ambiente, poiché l’usura dei sentieri dovuta al transito di un certo tipo di bici è molto più elevata rispetto al transito di una normale mountain bike e dunque c’è un maggiore bisogno di intervento manutentivo e di ripristino.

Le sezioni Sat di Arco, Riva del Garda e Ledro, nel documento di sintesi finale per gli Stati generali della montagna, hanno sottolineato i «ritardi nell'applicazione generale degli impegni presi con la determina del marzo 2016» con la quale si individuavano una serie di tracciati e di sentieri sui quali apporre i divieti di transito per le mountain bikes, per questioni di sicurezza e di tutela ambientale.

Secondo quanto affermato i cartelli che dovrebbero regolamentare i sentieri praticabili e quelli dove vige il divieto per le due ruote sarebbero dovuti essere posizionati da tempo ma così non è stato fatto. Secondo le sezioni della Sat di Arco, Riva del Garda e Ledro qualcosa non ha funzionato nella macchina degli interventi previsti e condivisi a tavolino da una delibera provinciale di fine 2015 e dalla successiva determina provinciale del marzo 2016. Ad oggi l'implementazione dei cartelli è stata solo parziale e non soddisfacente “La segnaletica per le mountain bikes è stata subito posizionata ma quella di divieto è stata posizionata solo parzialmente e discrezionalmente, alcuni segnali di divieto sono stati posati solo dopo sollecitazioni e spesso in modo precario e la segnaletica di divieto posizionata è stata spesso rimossa da qualche utente infastidito e nonostante le segnalazioni non è stata più riposizionata o lo è stata solo parzialmente». Inoltre “ la segnaletica di divieto non viene fatta rispettare e i bikers scendono tranquillamente sui percorsi vietati, nonostante l'impegno politico preso al tavolo di coordinamento di provvedere seriamente a fare rispettare i divieti».

Dall’altro lato l’Unione Bikers trentini lamenta una situazione di stallo ed incertezza fra ciò che si poteva e si doveva fare e ciò che si è fatto (secondo il loro parere poco o nulla) e il fatto che non si sia mai stato apposto un solo cartello informativo (sulle caratteristiche del tracciato e di attenzione o di pericolo, nel caso) su nessun sentiero.

Se da un lato i turisti vengono sul nostro territorio per trovare spazi naturali, un ambiente di rigenerazione, da percorrere anche con la mountain bike, va ribadito con forza che deve essere sempre tutelato il bene primario della sicurezza, della tranquillità di chi vuole andare nei boschi anche a piedi, come pure quello dell’integrità dell’ambiente, in taluni casi messo a repentaglio da un utilizzo troppo intensivo delle stesse due ruote.

Il turismo sostenibile deve guardare al futuro, porre in essere una serie di pratiche e scelte che non danneggino l’ambiente. Economia, etica e ambiente sono i princìpi fondamentali su cui deve basarsi il turismo sostenibile.

Tutto ciò premesso

si interroga il presidente della Provincia autonoma di Trento
e l’assessore competente per sapere:

• se è stato quantificato il numero di persone che praticano il downhill e il freeride all’interno degli otto bike parks presenti sul territorio provinciale;

• se, dopo la denuncia di usura del territorio da parte delle tre sezioni Sat di Arco, Riva del Garda e Ledro, riportata nel documento di sintesi finale agli Stati generali della Montagna, si intendano accertare i danni causati su quel territorio dalla pratica del downhill e del freeride;

• se si intende eseguire lo stesso tipo di ricognizione sui sentieri e tracciati di tutti i bike parks provinciali;

• chi è deputato alla manutenzione ed al ripristino dei sentieri eventualmente danneggiati;

• chi è deputato ai controlli dell’uso corretto dei sentieri dove è permesso il downhill e il freeride, e su quelli dove è vietato;

• quali pratiche vengono messe in atto e da chi per garantire la tutela della salute e della sicurezza dei praticanti il downhill e il freeride e degli escursionisti;

• come intendano rispondere, con i fatti, alle istanze sollevate dalle sezioni Sat sopra citate;

• le motivazioni per le quali vi siano stati dei ritardi nell'applicazione generale degli impegni presi con la determina del marzo 2016 con la quale si individuavano una serie di tracciati e di sentieri sui quali apporre i divieti di transito per le mountain bikes, per questioni di sicurezza e di tutela ambientale;

• se ritengano utile sviluppare azioni formazione e informazione, perseguibili a partire dalla comunicazione di marketing, studiando appositi messaggi mirati;

• se non ritenga che l’obiettivo imprescindibile dell’azione di governo in ambito turistico ed ambientale sia coniugare le giuste richieste di chi vuole praticare alcuni tipi di sport anche estremi, con la necessità di garantire la sicurezza loro e degli escursionisti, tutelando nel contempo anche l’uso del territorio al fine di evitare che un consumo sconsiderato si riveli un boomerang che porterà inevitabilmente ad una perdita di attrattività del territorio e quindi al declino turistico.

 

      Lucia Coppola

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