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Trento, 28 luglio 2020
INTERVENTO IN DISCUSSIONE GENERALE DELL'ASSESTAMENTO
DI BILANCIO PROVINCIALE 2020

di Lucia Coppola, consigliera provinciale

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COMUNICATO STAMPA

GLI OBIETTIVI DEI DUEMILA EMENDAMENTI DI FUTURA
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Questo Assestamento di Bilancio 20/22 cade in un momento molto particolare che però, proprio a causa dell'eccezionalità della situazione, di ciò che abbiamo vissuto e di ciò che ancora stiamo vivendo e ci aspetta nei prossimi mesi, e speriamo non negli anni a venire, richiederebbe uno sforzo straordinario di analisi, approfondimenti, ricerca delle priorità, mettendo in fila in chiave economica le necessità sociali, sanitarie, lavorative, culturali, ambientali. Perché niente sarà più come prima, i paradigmi acquisiti, le sicurezze, le aspettative, le relazioni interpersonali e gli stili di vita sono già molto cambiati. E tutto è avvenuto in pochi mesi.

Così, visto che il Covid 19 doveva farci diventare tutti migliori, supponevo e forse speravo che anche la politica sarebbe diventata più buona. Constato invece da parte di questa maggioranza la consueta disposizione ad intervenire a gamba tesa e con modalità discutibili in un'opera certosina quanto pervicace di destrutturazione di quanto di buono le passate amministrazioni hanno fatto, in qualche caso anche con l'apporto e la condivisione delle minoranze.

E tutto ciò a prescindere da ciò che si va a colpire, sia essa una buona legge, la composizione di un consiglio di amministrazione o insinuando ipotetici quanto non veritieri “uffici di collocamento” che giustifichino la sprezzante modifica, in chiave antidemocratica e autoritaria di un organismo, il Forum Trentino per la Pace, costituito da politici designati dal Consiglio provinciale e volontari delle varie associazione, e incardinato nella presidenza del Consiglio provinciale, organismo di garanzia per eccellenza (quanto meno nelle intenzioni...). Una istituzione meritoria, perché la pace è la condizione perché tutto avvenga e non ha carattere divisivo per definizione. Che dovrebbe appartenere a tutti e di cui tutti dovrebbero essere fieri. O come nel caso di un ulteriore attacco ai diritti degli stranieri che vivono e lavorano nel nostro paese ad accedere all'edilizia pubblica abitativa. Ben sapendo che un Decreto del Ministero del Lavoro ha stilato un elenco di paesi per i quali, stante la situazione di guerra o la soppressione dei diritti umani e civili, non è possibile accedere ai dati patrimoniali e alla situazione finanziaria precedente la migrazione. Che se non fosse quanto meno precaria non avrebbe certo determinato il trasferimento in un paese spesso ostile e difficile come l'Italia, correndo il rischio di morire nella grande fossa comune del Mar Mediterraneo, se non prima attraversando il deserto o le torture dei lager libici.

Quindi un emendamento inutile, che sarà superato a livello nazionale perché per fortuna siamo ancora in Italia. Ma che denota una cattiveria di fondo, che non mi permetto di definire a livello umano e personale, ma politico certamente sì. Esattamente come per quello relativo al Forum della pace. E così di emendamento in emendamento si peggiora il clima dell'aula e pure del Trentino, si crea faziosità, ci si nutre di scontri, si modifica in peggio quella che dovrebbe essere la normale dialettica necessariamente presente tra chi governa e chi fa opposizione, tra maggioranza e minoranza. Umiliando quest'ultima con la forza dei numeri e non con quella della ragione. O delle ragioni. Tutto molto triste.

Questo ricorrere poi a sproposito, con forzature che evidenziano una debolezza programmatica e istituzionale, a emendamenti di sostanza che nulla hanno a che spartire con un assestamento di bilancio e coi relativi impegni di spesa, rappresenta una modalità arrogante di gestire un momentaneo, e sottolineo momentaneo, potere, il potere dei numeri. Sembra più una resa dei conti e una vendetta postuma, che l'esercizio della normale dialettica o contrapposizione tra le parti.

Quando il compito di chi governa dovrebbe essere quello invece di interrogarsi su quale Trentino, territorio, società, ambiente, risorse, vogliamo. In una prospettiva di lunga durata che tuteli tutti ma in particolare i diritti delle giovani generazioni. Che cerchi elementi di confronto e condivisone anche con l'opposizione e soprattutto garantisca coesione sociale, tenendo conto anche di quella parte di cittadinanza che non ha votato per questo governo di centro destra. Voi non potete pensare di lavorare e agire politicamente solo in funzione dei vostri adepti e del loro sentire. In ogni caso, e qui inizio il mio intervento sostanziale, il Bilancio di Assestamento può sembrare solo un documento contabile ma in realtà è il documento più politico che si possa immaginare perché sono proprio le percentuali delle risorse destinate ai diversi settori che sostanziano la visione del governo della nostra provincia.

Notiamo subito come negli investimenti previsti vi siano ambiti assolutamente importanti abbastanza penalizzati, mentre si dà un forte sostegno a settori che andrebbero letti con occhi più adeguati ad un presente che ci mette in continuazione davanti ad eventi catastrofici, a cambiamenti climatici, a concezioni ormai obsolete di consumo del suolo e delle risorse a disposizione del nostro territorio e, più in generale, del pianeta. Dunque con una forma mentis aperta e flessibile, non arroccata ma duttile, che non utilizzi i soliti paradigmi in cui dividiamo il mondo e la politica ma si sostanzi di nuove conoscenze. Una politica senza condizionamenti ideologici, che ricorra in tutti i campi alla ricerca, alle evidenze scientifiche, alla creatività nelle scelte. Capaci di andare anche contro quando serve: ai luoghi comuni, ai pregiudizi, al rassicurante tran tran che purtroppo, o per fortuna, non ci possiamo più permettere.

Ciò che ho letto invece ricalca schemi già noti, denotando scarsa attenzione, o conoscenza, della realtà sociale, ambientale ed economica. Io mi limiterò a considerare alcuni ambiti che ritengo fondamentali e rispetto ai quali ho provato ad immaginare e a sostanziare alcuni ordini del giorno mirati di cui parlerò per sommi capi già in questo mio intervento. Sempre con atteggiamento propositivo perché sono poco interessata allo scontro per lo scontro ma, possibilmente, al raggiungimento di punti di incontro. Questa è la politica, il tentativo di raggiungere il livello più alto di compromesso tra parti possibile. Quando ciò sia possibile naturalmente. Ciascuno ha un ruolo e fa la sua parte. Io sono in minoranza e faccio opposizione. Voi governate.

Riguardo all'obiettivo volto a sostenere la ripresa economica del Trentino per il rilancio del Pil con una manovra espansiva tesa a realizzare immediatamente progetti e lavori pubblici velocemente cantierabili, sostenendo l'occupazione nelle imprese trentine per uscire dalla crisi legata all'emergenza Covid, mi chiedo con preoccupazione se nel patto tra istituzione provinciale e economia territoriale rientri anche il disattendere la legge Gilmozzi sul blocco delle seconde case, sospendendola per due anni. Penso sia un provvedimento davvero inopportuno, per non usare termini più forti e forse più adeguati. Niente di più sbagliato a mio avviso, perché si continuerà a costruire per chi non verrà e non acquisterà vista la grande quantità di invenduto e di disabitato che già funesta il nostro territorio, che verrà ancora e ancora consumato come se non avesse fine, con spese per i comuni di infrastrutturazione e nuove inutili strade per collegare il nulla.

L'assenza di fruitori di questi beni inutili. Una soluzione di retroguardia che indebolirà il sistema trentino e il suo modello turistico e ambientale, caricando sulle generazioni future i costi di una nuova ondata di speculazione urbanistica e di cemento, che non produrrà nessun beneficio duraturo. Decisamente non si sentiva il bisogno di questo ripensamento su una delle leggi più illuminate e sagge prodotte dalla politica urbanistica provinciale negli ultimi decenni.

Da una manovra di 445 milioni di euro ci saremmo aspettati scelte più coraggiose per esempio riguardo alla mobilità, posto che l'allarme clima resta alto e che il Covid ha evidenziato come il trasporto pubblico, già debole e minoritario rispetto all'utilizzo dell'auto privata, abbia subito un duro colpo e che le preoccupazioni dei cittadini per un possibile contagio resteranno a lungo. Adeguare e potenziare il parco mezzi verso l'elettrificazione ed innovare i servizi di mobilità integrandoli con altre forme di trasporti resta un obiettivo prioritario, soprattutto in vista dell'apertura delle scuole. La provincia deve muoversi assicurando una riduzione dell'utilizzo nelle ore di punta, lavorando sulla differenziazione degli orari negli ingressi al lavoro, certamente nel rispetto dei contratti collettivi e garantendo la massima concertazione. Come giustamente stigmatizzato dal giudice del lavoro, perché non si governa da soli, ignorando le categorie e coloro che le rappresentano. Le imposizioni dall'alto, come si è visto, non portano lontano. Ma ormai è evidente che bisogna investire anche economicamente sul bike sharing, sullo scooter sharing e sulla micro mobilità elettrica come servizi per spostarsi in autonomia e distanziati senza necessariamente ricorrere all'auto.

Un altro tema che ha suscitato viva discussione e decisioni prese sull'onda di un ipotetico efficientismo che dovrebbe essere garantito dal lavoro in presenza, mera propaganda a scapito in particolare dei lavoratori pubblici, additati da qualcuno come potenziali fannulloni sula base di assurdi pregiudizi (che il governo provinciale non dovrebbe avvalorare), è quello dello smart working, rivelatosi invece come modalità a distanza da poter svolgere anche in una dimensione collegiale. Mantenerlo, posto che l'emergenza Covid non può definirsi conclusa, in tutte quelle parti di lavoro amministrativo in cui ciò sia possibile e sostenendolo pure nel privato studiando forme di incentivazione e vantaggi fiscali, avrebbe dovuto essere un obiettivo interessante su cui investire risorse, anche con dotazioni ai lavoratori degli strumenti utili a svolgere il lavoro agile.

Meno traffico, meno inquinamento, valutazioni puntuali della qualità del lavoro, che peraltro è risultata da tutti gli studi di settore davvero ottima, delocalizzazione di mansioni considerando tutto il Trentino e non solo il capoluogo, come grande campo d'azione, ricco di potenzialità e strutture, dove sperimentare formule innovative adeguate ai tempi.

In ambito sanitario è stato detto di tutto e di più, certamente però non si è colta in questo bilancio di assestamento tutta l'attenzione che si deve a un comparto che, ben lungi dalla retorica degli eroismi, ha evidenziato falle notevoli. Non certo nella qualità del personale medico, infermieristico, degli OSS e di tutti gli addetti ai lavori, mense, pulizie e sanificazioni comprese, ma nella struttura amministrativa e gestionale, e nella sua capacità di far fronte alle emergenze, purtroppo prevedibili e previste in molti stati europei, che avevano, contrariamente a noi, ampia disponibilità di sale di rianimazione, di dispositivi di protezione e di capacità di attivare un servizio territoriale degno di tale nome senza accentrare tutto sugli ospedali. Che hanno mostrato un carico a tratti insostenibile. Tutti noi abbiamo presente la tragicità di certi momenti, quando persone sicuramente contagiate hanno aspettato per tre settimane un tampone, è accaduto nella mia famiglia e non solo, parenti e persone coinvolte abbandonate a se stesse, gli ospedali che straripavano di degenti, le sale rianimazione che saltavano, ritmi di lavoro folli mentre nelle RSA venivano contagiati anziani da parenti pietosamente accolti, incuranti dei rischi che si facevano loro correre, o dallo stesso personale che non si era provveduto a testare e che in qualche caso non disponeva neppure di una mascherina per difendere la fragilità di anziani che avevano tutto il diritto di vivere, che avevano affetti che ora li piangono non avendo avuto neppure il conforto di un saluto. Alla luce di queste molte ombre, e mi scuso per il gioco di parole, che sono andate via via attenuandosi ma hanno lasciato sul campo morti e feriti in una guerra subdola, con la quale ancora facciamo i conti, mi chiedo se i 30 milioni di euro messi a regime possano rappresentare una cifra congrua, soprattutto se rapportati ai numeri previsti per le olimpiadi. Si parla di 62 milioni di euro! Vi è una sproporzione molto significativa che non ci vede assolutamente d'accordo.

L'auspicio che mi sento di formulare rispetto alle politiche per la casa è che con i 22 milioni di euro previsti si punti decisi sulla riqualificazione e sulla ristrutturazione edilizia, anche in chiave energetica, lasciando sullo sfondo le nuove costruzioni pure previste, ahinoi. E magari intervenendo decisi sugli eco mostri e sulla ridefinizione e relativa bellezza di paesaggi devastati. Gli occhi chiusi, come amo definire le finestre delle migliaia di case sfitte, nelle città e nei paesi, devono rappresentare un monito e non passare inosservate e sottovalutate. E qui si torna alla legge Gilmozzi.

La crisi sanitaria, economica e sociale che stiamo attraversando impone un ripensamento ma offre anche nuove possibilità. Da mettere in campo anche con le ingenti risorse che arriveranno dallo stato. In questo senso le energie rinnovabili costituiscono una grande opportunità per fermare il cambiamento climatico e ridurre la dipendenza da fonti fossili. Contenute anche nel Decreto Rilancio. Ma per rientrare nel Piano Nazionale Integrato Per l'Energia e il Clima è necessario un intervento strutturato anche localmente su risorse, tempi e procedure. Parliamo di quello che abbiamo già a disposizione anche se a mio parere il ricorso alla Carbon Tax, come fiscalità verde, non è più rinviabile. Come disincentivo e potenziale invito a dotarsi di sistemi energetici non inquinanti, posto che la fine dei combustibili fossili è ormai prossima. Si parla di qualche decennio. E poi che faremo, anzi che faranno?

Visto che è anche in funzione delle future generazioni che si dovrebbe lavorare. Ora. Ma non ho visto citato nulla in questa manovra pur importante di assestamento. Purtroppo a livello nazionale non siamo messi meglio, visto che l'Italia ha versato 19 miliardi di euro nel 2018, governo di centro destra, in sussidi alle fonti fossili dannose all'ambiente e all'uomo. Ma la cosa va presa in mano anche a livello locale, sburocratizzando le procedure autorizzative per la riconversione, per rendere più efficienti gli impianti a fonti rinnovabili già esistenti e favorirne di nuovi a livello pubblico e privato. Gli eco-bonus devono diventare una misura strutturale e definitiva, abolendo la clausola della residenza per poter usufruire della detrazione fiscale e attivando un fondo di garanzia per finanziare direttamente gli interventi a favore delle famiglie meno abbienti. Perché anche le energie rinnovabili non diventino appannaggio di coloro che se la passano meglio. A questo proposito, che ne è stato degli Sportelli Energia, di cui tanto si è parlato, che dovrebbero indirizzare, consigliare, promuovere a livello provinciale e da estendere anche comuni? Trento ne aveva uno, molto seguito e utile. Poi tutto è passato alla provincia e non si è visto più niente. E che fine ha fatto la figura dell'Energy Manager? Perché tutto è finito sotto traccia e di energie rinnovabili non parla quasi più nessuno? Perché non sono messi a bilancio fondi adeguati, ben sapendo che sarebbero forieri, tra il resto, oltre che di buone pratiche anche di posti di lavoro a sostegno di una economia virtuosa, creando occupazione buona e durevole e lotta ai cambiamenti climatici?

Ora sappiamo che da Roma arriveranno 355 milioni di euro che, come sottolineato dai sindacati confederali, potrebbero essere utilizzati per una manovra davvero espansiva a sostegno dei cassaintegrati, dei disoccupati e, in generale, delle famiglie, della coesione sociale del welfare.

Che ci dite a proposito? Oltre e rivendicare ciò che si è ottenuto sarebbe interessante sapere che cosa si intende farne.

Proseguendo trovo davvero risibile lo stanziamento di 3 milioni di euro per la cosiddetta riqualificazione paesaggistica del territorio, auspicando che ciò non significhi solo nuove case, spazi lasciati liberi da Vaia attraversati da centinaia di strade forestali per il recupero degli alberi abbattuti dal vento, quando forse si sarebbe potuto ricorrere a sistemi meno impattanti a livello ambientale, che pure ci sono. E siamo certi che a fronte dei cambiamenti climatici e del monumentale consumo di acqua necessaria per la produzione di carne, di stili di vita che consiglierebbero di mangiarne di meno, sia per la propria salute che per quella del pianeta, promuovere altri allevamenti la dove c'era il bosco sia la scelta più giusta e oculata? E che dire di produzioni intensive vitivinicole sempre più in alto, visto che ora i cambiamenti climatici purtroppo le rendono possibili, con il consueto esagerato utilizzo trentino di pesticidi a ridosso di centri abitati e luoghi sensibili?

E nulla vedo messo in bilancio per il dissesto idro-geologico che pure attanaglia la nostra provincia in una morsa che ad ogni temporale, bomba d'acqua, episodio di vento forte produce allagamenti, anche in centri abitati, frane, smottamenti, slavine, esondazioni di fiumi, torrenti e rii. Distruzione.

Eppure questo è un tema fra i temi. Insieme alla tutela della biodiversità. Tema questo su cui riscontro scarsissima sensibilità e conoscenza. Inconsapevolezza di quanto i destini del mondo animale e vegetale siano strettamente legati alla vita umana. Così la poca considerazione del valore dei parchi e delle riserve fa sì che nei vari bilanci che si susseguono scarseggino sempre i fondi per la tutela e la valorizzazione di quello che è il nostro maggior patrimonio, la natura, il paesaggio, le montagne e gli animali che le popolano. Consentendo spesso, troppo spesso, utilizzi inappropriati, a favore di una umanizzazione e meccanizzazione degli spazi, di concessioni assurde ad attraversamenti con auto e moto che deturpano la sacralità delle montagne, i sentieri e il suolo, il silenzio, interferendo in modo pesantissimo con il rispetto dell'ambiente, la vita degli animali e il passaggio rispettoso di coloro che la montagna la camminano, la percorrono, la salgono.

Una visione, la vostra, totalmente antropocentrica che vi rende, o vi fa credere di essere, gli unici padroni di questo ancora magnifico nostro Trentino. Illustro ora i miei ordini del giorno che tengono conto di temi a me cari. Nel presentarli li rendo perciò parte integrante del mio apporto al dibattito sull'assestamento di bilancio. Entrerò perciò nel merito di alcuni temi specifici: ho chiesto un impegno ad investire in nuovi modelli assistenziali per gli anziani, a lavorare per garantire Olimpiadi invernali del 2026 sostenibili dal punto di vista ambientale e infine a favorire nelle scuole percorsi di uguaglianza e pari opportunità per le bambine e le ragazze.

 

      Lucia Coppola

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