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Trento, 17 gennaio 2016
CASO-VALDASTICO
Ma il territorio conta ancora?
di Lucia Coppola
dal Trentino di domenica 17 gennaio 2016

Parto dalle recenti affermazioni del ministro delle infrastrutture Delrio, circa la costruzione dell'autostrada Valdastico.

Relativamente alla tratta che collega il Veneto al Trentino, quelle affermazioni contrastano pesantemente con il programma di maggioranza di questa legislatura provinciale. Suonano pesanti anche le sue parole: «Perché questo è un impegno che l'Italia ha preso con l'Europa...» e sembrano, nel contempo, togliere le castagne dal fuoco ai nostri governanti che, palesemente, non sanno più come uscirne. Legittimo, in tutto ciò, chiedersi quale sia, ammesso che ancora abbia un senso, il valore decisionale della nostra Autonomia Speciale, della democrazia “dal basso”, nel governo dei territori.

Normale  anche domandarsi, in tempi di democrazia partecipata, quanto conti la volontà delle popolazioni coinvolte nel progetto, dei Comuni interessati. Par di capire praticamente niente!

Credo, a questo punto, che sia inevitabile inserire il tema della Valdastico in un sistema più ampio, quello delle grandi opere che rappresentano ormai una tipicità tutta italiana. La situazione è chiara: non abbiamo un problema di quantità di spesa in infrastrutture ma di qualità e opportunità e necessità delle stesse.

Il tutto in un territorio, quello italiano, che per il 70% si trova in aree classificate ad alto potenziale di rischio idro-geologico (e il Trentino non è da meno), con un'urbanizzazione spesso senza regole, un consumo di territorio scriteriato, abusivismo, cementificazione, disboscamento, incuria e alterazione dell' equilibrio idrogeologico.

Questi fattori riguardano anche il nostro Trentino e, nella fattispecie, la Valdastico. Qualcuno ha definito queste opere come “un fucile puntato sulle generazioni future” per il dispendio di risorse ambientali, paesaggistiche, economiche e i danni irreparabili ai territori.

Ci sono molte ottime ragioni per dire no.

Dagli effetti trascurabili sulla riduzione del traffico in Valsugana, con incremento in Valle dell'Adige, alla mancanza di convenienza economica per la nostra Provincia (a parte la proroga delle concessioni), ai danni ambientali incommensurabili che deriverebbero dal tracciato dell'A31 esteso verso nord, in galleria, con un'uscita in Val di Centa, la bretella di collegamento con Levico attraverso la Valsugana, la prosecuzione dell'A31 in galleria e il suo inserimento nell'A22 a Trento Sud. Questo risibile vantaggio, rappresentato da mezzora di autostrada in meno, che passa sotto il nome della tanto decantata “riduzione del percorso tra il Veneto orientale e la Valle dell'Adige” avrebbe insomma costi molto pesanti per il nostro Trentino!

Idee balzane, progetti pressapochisti dal punto di vista tecnico, privi di sostenibilità sociale, ecologica, ambientale. Da qualsiasi parte la si prenda il dato rilevante è sempre e solo quello del consumo di territorio, di aree agricole e naturali, bellissime come l'alveo di Cembra, come i nostri laghi e il loro intorno. Questo nostro meraviglioso paesaggio deve essere ancora più tutelato e in qualche caso rinaturalizzato e valorizzato.

Con la Valdastico invece i profitti si farebbero a spese dei cittadini e senza un'idea unitaria del territorio, del valore che rappresenta per noi e per i cittadini di domani. E' l'eredità che vogliamo lasciare ai nostri figli e nipoti, l'impronta del nostro passaggio, che deve essere leggera, rispettosa, cauta e lungimirante.

Abbiamo detto per anni “no” alla Valdastico, abbiamo resistito alle lusinghe di collegamenti avveniristici che a parole ci avrebbero catapultato nell'economia e nel benessere. Da tempo abbiamo capito che dietro ogni grande opera ci sono grandi interessi, che quello che potremmo “portare a casa” scompare di fronte alla bellezza del nostro paesaggio, alla preziosità delle montagne, dei boschi e delle vallate che verrebbero deturpate, allo sconvolgimento della bio-diversità.

E cosa diventerebbe il Trentino? Un lungo corridoio di attraversamento, con una lunga fila di Tir, altro inquinamento e risorse sprecate. Oltretutto a fronte della rarefazione dei combustibili fossili, energie non rinnovabili e in veloce via di estinzione.

Ciò che serve è perciò un saldo patto tra territori, cittadini, portatori di interesse dotati di buonsenso, di generosità nei confronti delle generazioni future e di senso della realtà. Il metodo per approcciare al proprio territorio e alle sue forme non deve essere statico ma dinamico, in movimento, vitale, libero da condizionamenti, curioso, attivo, plurale perché si avvale dell'apporto di tanti. E' un metodo interlocutorio, all'insegna della sussidiarietà e della condivisone. Di una sintesi possibile tra interessi umani e ambientali.

Dobbiamo saper riconoscere le criticità, la disarmonia, il brutto, l'inutile e porvi rimedio. Senza accontentarci o rassegnarci. Deve prevalere un'etica rinnovata del vivere il nostro Trentino che coniughi economia e sviluppo, lavoro e qualità ambientale. La politica deve farsene carico confrontandosi con i cittadini in modo paritario e prendendo decisioni il più possibile condivise.

Lucia Coppola

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