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Trento, 10 novembre 2015
GRANDI OPERE E VALDASTICO, RIFLETTIAMO
di Lucia Coppola
dal Trentino di martedì 10 novembre 2015

La grande accelerazione che sta assumendo in Trentino il tema della Valdastico apre, ahinoi, a possibili scenari fino a questo momento scongiurati e mi sollecita qualche considerazione sul tema delle grandi opere che rappresentano ormai una tipicità tutta italiana. E a quanto pare anche trentina. Politici, economisti, Confindustria ci dicono che non si investe abbastanza in grandi opere, che per modernizzare il paese, per renderci competitivi, per far ripartire l'economia servono le varie Tav, le Tac, l'alta velocità, l'alta capacità, la Valdastico, appunto.

E' certo però che questo è un falso mito e forse uno dei più sbagliati dal punto di vista ambientale ed anche economico.

Per grandi opere negli ultimi dieci anni sono stati spesi mediamente 60 miliardi di euro all'anno, circa il 4,1 del Pil, contro il 2,9 della Germania (e un punto in più significa 16 miliardi di euro l'anno). Con questo importo si potrebbe dimezzare l'Irap o introdurre il reddito di cittadinanza. E' risaputo poi che in Italia una parte importante degli investimenti è destinata alla manutenzione delle infrastrutture, soprattutto di trasporto e comunicazione, piuttosto che al recupero e alla messa in sicurezza del territorio che puntualmente presenta il conto. La stessa Tav da noi ha un costo al km che è 3/4 volte quello francese.

Va detto poi che questa corsa sfrenata ad inutili e costosissime infrastrutture viabilistiche avviene in un territorio, quello italiano, che per il 70% si trova in aree classificate ad alto potenziale di rischio idro-geologico (e il Trentino non è da meno), con  un'urbanizzazione spesso senza regole, un consumo di territorio scriteriato, abusivismo, cementificazione, disboscamento, incuria e alterazione dell'equilibrio idrogeologico.

Questi fattori, che di per sé dovrebbero essere potenti dissuasori, riguardano dunque anche il Trentino e, nella fattispecie, la progettazione della Valdastico, ovunque la si voglia collocare. E' risaputo che gli effetti sulla riduzione del traffico in Valsugana sarebbero trascurabili, che sarebbero ampiamente compensati dall'incremento in Valle dell'Adige, che per la nostra provincia non ci sarebbe convenienza economica, a fronte di danni ambientali incommensurabili che deriverebbero dal tracciato dell'A31 esteso verso nord, in galleria, con un'uscita in Val di Centa, la bretella di collegamento con Levico attraverso la Valsugana, la prosecuzione dell'A31 in galleria e il suo inserimento nell'A22 all'altezza del casello di Trento Sud.

E mentre qualcuno tenta di far passare il Tunnel del Brennero come la panacea rispetto al trasporto delle merci dalla gomma alla ferrovia, dall'altra si danneggia e compromette allo stesso modo il territorio aumentando il flusso di merci in autostrada. Il paradosso è palese! Idee balzane, progetti pressapochisti dal punto di vista tecnico, privi di sostenibilità sociale, ecologica, ambientale.

Da qualsiasi parte la si prenda il dato rilevante è sempre e soltanto quello del consumo di territorio, di aree agricole e naturali bellissime come l'alveo di Cembra, come i nostri laghi e il loro intorno, come la campagna della Valle dell'Adige.

La Valdastico inoltre andrebbe, se dovesse malauguratamente andare a compimento, a interferire e ad aggiungersi alla Tav del Brennero che vede in questi giorni una forte mobilitazione di cittadini e comunità convintamente contrarie.

Purtroppo il nostro paese resta ancora legato a modalità di trasporto ferroviario veloce, con l'alta velocità e l'alta capacità, con lunghe tratte senza fermate, per la gran parte in galleria (195 km la parte Brennero Verona), che se si effettueranno metteranno seriamente a rischio il delicato assetto idro-geologico della Valle dell'Adige, della città di Trento e della sua collina est, così fragile e preziosa.

Da tempo abbiamo capito che dietro ogni grande opera ci sono grandi interessi dai quali i cittadini sono esclusi e che ciò che serve, invece, è un saldo patto tra territori e istituzioni, tra portatori di interesse dotati di buonsenso, di generosità nei confronti delle generazioni future e di senso della realtà.

Deve prevalere un'etica rinnovata del vivere il nostro Trentino che coniughi economia e sviluppo, lavoro e qualità ambientale. La politica deve farsene carico confrontandosi con i cittadini in modo paritario e prendendo decisioni il più possibile condivise.

Lucia Coppola

 

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