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Trento, 25 agosto 2015
Con la Valdastico si devasta il Trentino
di Lucia Coppola, Verdi del Trentino
da l’Adige di martedì 25 agosto 2015
e dal Trentino di giovedì 20 agosto 2015 con il titolo
"Ancora un no al progetto Valdastico"

Ciò che traspare nelle argomentazioni di coloro che si dichiarano favorevoli al prolungamento dell'A 31 della Valdastico e al ridisegno dello sbocco a Trento sud, unitamente alla bretella sulla Valsugana, è la chiara contraddizione tra l'apparente, dichiarato tentativo di «difendere» l'ambiente e il paesaggio trentino, la qualità dell'agricoltura e il turismo e la vetustà culturale e politica di un'opera che avrebbe in realtà un enorme impatto ambientale, interferendo in modo violento con il nostro territorio e con la vita delle comunità che lo abitano. Ancora non è chiaro che le valli alpine e i fondovalle della nostra provincia non sono meri canali di transito permanente, soggetti a inquinamento atmosferico e acustico oltre la soglie della vivibilità, a devastazione paesaggistiche, a distruzione del territorio, a danni idro-geologici.

L'autostrada in questione, che ha occupato le cronache e il dibattito politico negli ultimi quarant'anni senza avere mai la forza di arrivare a compimento, va certo nella direzione di un'ulteriore crescita del traffico su gomma, come più volte dichiarato da tecnici, amministratori, parlamentari della provincia di Vicenza. Ed è inutile dal punto di vista geografico ed economico perché non produce certamente benefici né dal punto di vista del percorso, né dei tempi di percorrenza che migliorerebbero in modo risibile.

È altrettanto evidente che i costi ingentissimi sottrarrebbero risorse importanti sia al potenziamento della parallela ferrovia della Valsugana che ad altre opere «minori», molto più utili e necessarie per il territorio trentino (vedi i treni alpini e un sistema efficiente di metropolitana di fondovalle, utilizzando l'attuale linea ferroviaria). Come nascondersi gli ingenti danni ambientali per la Valdastico, per l'altipiano di Lavarone, per la Valsugana e per ogni parte del nostro territorio che verrebbe coinvolta? Come non tenere nel giusto conto la forte e giustificata opposizione dei cittadini dei territori interessati che da oltre quarant'anni si sono riuniti in movimenti e associazioni?

Lo stesso presidente della provincia Autonoma di Bolzano, Arno Kompatscher, pur nel rispetto dell'autonomia decisionale e delle competenze attribuite a ciascuna provincia, richiama con forza la necessità di essere davvero al passo coi tempi, puntando sul treno e non sulla gomma, investendo sulla lotta all'inquinamento atmosferico con l'adozione di misure sacrosante e non più rinviabili come il limite dei 100 Km/h nei periodi di sforamento, l'aumento tariffario, i divieti di circolazione notturna: tutte iniziative da tempo presenti nel vicino Tirolo (a cui a parole sempre ci si ispira...) che ha una visione del territorio e di chi ci vive decisamente più ecologica e rispettosa del diritto alla salute, alla bellezza del paesaggio, al risparmio di territorio.

È ormai giunta l'ora di rendere attuative le raccomandazioni e le disposizioni dell'Unione Europea modificando il modo di muovere merci e persone e la nostra provincia dovrebbe diventare esempio virtuoso di un cambiamento di rotta.

Ma la domanda è: esiste davvero nei politici che ci governano un' idea di Trentino che abbia a cuore uno sviluppo sostenibile, principi di precauzione, benessere della popolazione? Sinceramente comincio a dubitarne nel momento in cui, dopo anni di «no» più o meno sinceri, di convenienza o di opportunità, dopo un programma di legislatura, quello del presidente Rossi, che escludeva con decisione questa formula ormai datata di mobilità, la questione viene riproposta. Il tormentone estivo si nutre ogni giorno di notizie le più svariate.

Ora sappiamo per certo che è partito il conto alla rovescia ed entro 45 giorni dal 6 agosto si verificheranno le condizioni dell'intesa e le ipotesi progettuali sulle quali si pronuncerà il Cipe (entro i trenta giorni successivi).

Nel frattempo questa «nuova», antica e ormai usurata riproposizione di un'opera che viene definita dal presidente Rossi come «il danno minore», da subire quindi in nome di non si sa bene quale interesse generale (veneto, nazionale, di certo non trentino), metterà per l'ennesima volta in secondo piano le importanti idee di mobilità integrata tra pubblico e privato che renderebbero il nostro territorio davvero «speciale», all'insegna di una modernità saggia che recuperi vie e percorsi poco impattanti, modi di muoversi, che potenzi le linee ferroviarie, che garantisca rapidità, frequenza, risparmio, sicurezza, salute. Ritengo non più rinviabile, dunque, alla luce degli ultimi accadimenti, un incontro chiarificatore sul tema della Valdastico all'interno della maggioranza che governa la provincia di Trento e un confronto con il Comune di Trento.

Lucia Coppola
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