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Trento, 21 settembre 2012
COMUNE FERMO: SOLO VUOTE PROMESSE
MobilitÀ A TRENTO
NON SI È FATTO NULLA

di Lucia Coppola
consigliere comunale a Trento
Verdi per la Costituente Ecologista

da l'Adige di venerdì 21 settembre 2012

sullo stesso tema leggi anche:

Trento, 15 settembre 2012
SONO STATI CANCELLATI DIECI ANNI DI LAVORO
di Vanni Ceola, dal Corriere del Trentino
di sabato 15 settembre 2012 leggi tutto


Trento, 15 settembre 2012
SOLIDARIETÀ A VALER
di Aldo Pompermaier, dal Corriere del Trentino
di sabato 15 settembre 2012 leggi tutto

 

Quella a cui in tanti abbiamo creduto, quando si è votato il Piano Urbano della Mobilità, era un'idea di città in cui la tutela dell'ambiente fosse la condizione per garantire il benessere dei cittadini: abbassando le emissioni pericolose, agevolando l'uso dei mezzi pubblici ed in particolare  dei mezzi pubblici ecologici, implementando e favorendo l'uso delle piste ciclabili, incentivando i percorsi pedonali, mettendo a disposizione una rete di trasporti pubblici che facessero dell'intermodalità, più mezzi di trasporto che concorrono in sinergia allo spostamento senza l'uso del mezzo privato, il loro punto di forza: rapidi, capillari, frequenti, competitivi nei costi e nell'utilizzo.

Abbiamo discusso e approvato, non senza fatica, visto il dissenso e la contrarietà dei partiti di centro-destra, un Piano della Mobilità di ampio respiro, strategico, così lo si era definito, che necessariamente doveva farsi carico  non solo delle grandi opere ma anche degli interventi necessari nel breve e medio periodo. Il Comune di Trento giocava dunque la sua partita più importante: alcuni interventi mirati e di immediata eseguibilità, altri di più lungo periodo e che prevedevano uno sforzo di analisi coordinato, che affrontasse in modo organico e integrato le problematiche della circolazione veicolare cittadina e dei flussi di traffico in entrata e in uscita.

I criteri, largamente condivisibili, mettevano al centro la mobilità pedonale e ciclabile , incentivando  l'uso dei mezzi pubblici, mettendo i cittadini nelle condizioni di poter viaggiare sicuri e in tempi ragionevoli sulle basi delle necessità lavorative e familiari, l'ambiente e il benessere collettivo,  la qualità della vita. L'uso indiscriminato, anche quando si potrebbe farne a meno, delle automobili e le relative emissioni inquinanti,  sono infatti una delle cause principali dei cambiamenti climatici anche su scala mondiale, e di tante tragedie: le cosiddette “catastrofi naturali”. Per non parlare delle famigerate polveri sottili, che mettono a serio rischio la salute, specialmente quella dei soggetti più deboli. Per il nostro comune doveva essere un imperativo etico impegnarsi affinché la qualità dell'aria della nostra città- anche attraverso comportamenti virtuosi a cui i cittadini vanno educati, in particolare le giovani generazioni-, migliorasse ulteriormente. L'uso responsabile dell'auto e la sostituzione con il mezzo pubblico ecologico incide in modo determinante sulla salute: allergie, malattie respiratorie anche gravi; per non parlare degli incidenti stradali, che possono avere gravi conseguenze anche nelle vie cittadine, e sono dovuti al congestionamento del traffico, allo stress, alla stanchezza.

Purtroppo, a distanza di oltre due anni, gran parte di questi obiettivi sono rimasti lettera morta. Dove sono i parcheggi di attestamento, i collegamenti rapidi con un sistema intermodale di trasporto nella città e verso i comuni limitrofi, privilegiando il sistema su rotaia a quello su gomma? Dove il tanto decantato collegamento forte, veloce, silenzioso dell'asse  Nord - Sud, che inizialmente era stato individuato nel VAL e sul quale si era a lungo discusso per individuare il sistema più compatibile per la nostra città, (che avesse le caratteristiche della sostenibilità economica e ambientale e non si trasformasse in un ulteriore barriera tra pezzi di città che attualmente fanno fatica a comunicare)? Dove la mobilità pubblica radiale e circolare con centri di interscambio che evitino il centro storico, la zona delle stazioni, per intenderci, come unico punto di scambio e ripartenza? 

Dove sono finite le azioni concertate con il Piano della Mobilità provinciale per evitare il collasso negli spostamenti da e per la città capoluogo ed i conseguenti costi ambientali ed economici?  La riduzione delle corse, il taglio del servizio urbano, i tempi di attesa che si allungano, la precarietà dei lavoratori, a fronte di tante altre voci (sprechi) sulle quali si poteva intervenire, non vanno certo nella direzione  delle “strategie di riduzione del traffico e di riconversione dei trasporti”.  Ricordo di aver proposto, in occasione della discussione in aula, che i sistemi di collegamento tra i parcheggi di attestamento (quali, dove?) e la città fossero gratuiti e poteva essere interessante, per aumentarne l'appeal, valutare la possibilità di emettere biglietti urbani per tratti brevi con durata 30 minuti a prezzo ribassato o di prevedere autobus gratuiti ogni qual volta venissero sforati i limiti previsti per le polveri sottili nella stagione invernale.

Che questi fantomatici parcheggi di attestamento, per smistare il traffico, fossero ampi, funzionali, sicuri per tutti e in particolare per le donne, dotati di  adeguate strutture, punti ristoro, biglietteria, servizi igienici. La mia riflessione partiva e parte  da un presupposto: solamente disincentivando concretamente il trasporto privato e rendendo estremamente competitivo a quello pubblico si può incidere sulle abitudini individuali. E l'attuale situazione di crisi, il costo della benzina ormai insostenibile, dovevano far riflettere, e molto, sull'opportunità di andare a incidere proprio su questo inevitabile ritorno al mezzo pubblico.

Resta quanto mai attuale il tema delle isole ambientali, nelle quali sia dato effettivo spazio alla viabilità pedonale, vincolando il traffico a velocità limitata ( a quando i 30 km orari previsti ormai in molte città italiane tra cui la vicina Rovereto?). Si rendono necessari infatti interventi di moderazione della velocità in zone frequentate da bambini e in generale in quelle dove maggiore è il traffico pedonale. E semafori a chiamata per i pedoni allorché i semafori risultano spenti, nelle ore notturne, e la visibilità risulta ridotta, quando spesso aumenta la velocità dei veicoli. Tante erano le cose, anche piccole e di minor impatto economico, che si potevano fare per dare voce a un Piano della Mobilità che aveva una grande valenza ambientale e una visione alta del vivere urbano. Poco o niente è stato fatto e le ultime scelte non vanno certo, ahinoi, nella direzione di una sua piena attuazione.

Lucia Coppola, consigliere comunale a Trento
Verdi per la Costituente Ecologista



 

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