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Trento, 11 luglio 2014
AMBIENTE: Anche il Trentino ha i suoi veleni
di Lucia Coppola, co-portavoce dei Verdi Trentini
da l’Adige di venerdì 11 luglio 2014

Certo l’elenco dei disastri e delle criticità ambientali sarebbe lungo e, purtroppo, piuttosto angosciante. Tuttavia qualche cosa va rimarcata rispetto agli ultimi accadimenti.

Ci sono state le dichiarazioni, apparse il 1° luglio sul «Fatto Quotidiano», dell’ex ministro del governo Prodi, Edo Ronchi, attuale commissario per l’Ilva di Taranto, che ha definito Trento come la città d’Italia con la maggior concentrazione di Ipa (idrocarburi policiclici aromatici).

Vi è stata quindi la smentita da parte dell’Appa, Agenzia Provinciale per l’Ambiente, per la quale il Trentino è nella media delle città italiane. Sta di fatto che la concentrazione di benzopirene, nanogrammo per metro cubo, era nel 2013 pari 1,1 e in Puglia, nonostante il terribile inquinamento dell’aria a causa delle emissioni dell’Ilva di Taranto è pari a 0,2- 0,8, intervallo di concentrazione per l’anno 2012 (dati forniti dall’Appa, non proprio rassicuranti, anche se considerati «normali», cioè riscontrabili in molte città italiane).

Va detto che il benzopirene è considerato un inquinante pericolosissimo.

Vi è poi la questione del Sito di Interesse Nazionale (Sin) di Trento Nord, area ex Sloi e Carbochimica, ancora tutta da definire e risolvere. L’iter di bonifica delle rogge è attualmente sospeso per ragioni finanziarie. Le operazioni di bonifica dall’amianto si sono rivelate particolarmente impegnative inducendo la ditta a richiedere più tempo del previsto, non tutti i fabbricati sono stati demoliti, la tempistica di disinquinamento è lunga e complessa e tutta da definire. La zona, una vera bomba dal punto di vista ecologico e ambientale, si trova a due passi dal centro storico di Trento ed è ricovero, improprio e insalubre, di persone senza fissa dimora.

A livello nazionale abbiamo il famoso decreto «Ambiente Protetto», il pacchetto di misure del ministro Gianluca Galletti, sulla base del quale i grandi stabilimenti potranno «sversare» oltre i limiti consentiti «in proporzione della loro capacità produttiva». L’impatto sull’ambiente si valuterà di volta in volta in sede di Autorizzazione Ambientale.

Lo scenario che si apre è pericolosissimo perché significa molto semplicemente che acque, fiumi e mari intorno alle più importanti aree industriali del paese saranno via, via sempre più avvelenati.

Più alta sarà la produzione e meno restrittivi saranno i limiti di emissione degli inquinanti. In particolare, l’art 13 (su 35 complessivi), riguarda la semplificazione delle procedure per la bonifica delle aree, comprese quelle militari, e rivede i livelli massimi di emissione in acque superficiali e in fognatura stabiliti da una legge del 2006. Ammettendo sforamenti per grandi stabilimenti come raffinerie di petrolio e gas, acciaierie, centrali elettriche, fonderie e cockerie.

Lo stesso articolo disciplina il risanamento delle aree militari e stabilisce i tempi e la certificazione dell’avvenuta bonifica, alzando i parametri massimi. In pratica la norma prevede che per caserme, poligoni, campi di addestramento i valori previsti non siano più quelli utilizzati per le aree verdi nei pressi di residenze, ma quelli dei siti commerciali e industriali.

Quindi i parametri massimi di contaminazione del suolo da sostanze tossiche e altamente cancerogene vengono alzati.

Il pensiero, inevitabilmente, va alla Sardegna, a Quirra, i cui terreni sono fortemente inquinati dall’Ipa, di cui sopra, da benzene, metalli pesanti, sostanze radioattive. Con questa norma i valori saranno meno rigidi di almeno 100 volte per il benzopirene o i cianuri, di 80 volte per il Pcb, di 500 volte per il pentaclorobenzene.

Queste parole complesse, familiari ai chimici ma molto meno al cittadino comune, sono in realtà i pericolosissimi inquinanti che popolano gli incubi di tutti coloro che, dalla Sardegna, a Taranto, alla Terra dei Fuochi, ai siti inquinati dell’ex Sloi e Carbochimica, e a centinaia di realtà in tutto il territorio nazionale, subiscono gli esiti terribili della contaminazione di aria, acqua, cibo.

Questi veleni hanno causato e causano malattie, morti, distruzione dell’ambiente, della fauna e della flora, inquinamento di falde acquifere, mari, fiumi e torrenti; hanno compromesso la salubrità dei prodotti della terra e l’allevamento.

L’economia, la salute e la vita. I nuovi dati sulla mortalità a Taranto e nella Terra dei Fuochi, forniti dall’Istituto Superiore di Sanità, sono terrificanti e registrano picchi mai visti prima d’ora.

Che cosa possiamo dire del 21% di mortalità infantile in più rispetto al resto del paese? Uno strazio senza fine e insopportabile: togliere la speranza di vita ai bambini! E dei malati in tutte le famiglie, della morte di tante donne e di uomini nel pieno della giovinezza? Un avvelenamento destinato a perpetuarsi nel tempo, che comprometterà la salute delle generazioni future e di milioni di cittadini italiani.

Dunque ci aspettiamo un ripensamento, un decreto «Ambiente Protetto» davvero degno di questo nome, caro ministro Galletti. Ministro di un governo che si dichiara amico dell’ambiente, dei cittadini, della salute, dell’economia.

Lucia Coppola
Co-portavoce dei Verdi Trentini

 

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