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Trento, 29 aprile 2015
AMBIENTE
I casi dei siti inquinati a Trento Nord
dal Trentino di mercoledì 29 aprile 2015
di Lucia Coppola

L’ area ex Sloi - Carbochimicaè ricompresa nell’elenco dei siti di interesse nazionale (Sin).

Il sito, negli anni, è stato oggetto di studi approfonditi e progetti di risanamento anche perché l’opinione pubblica trentina non ha mai distolto l’attenzione dal problema. Tuttavia sembra esservi ora un certo disinteresse da parte di Comune e Provincia. Si stenta a dare avvio alle opere di bonifica, benché per la parte pubblica del sito, le rogge e le fosse di scolo delle acque, i progetti di recupero siano già pronti. Si tratterebbe solo di cantierare i lavori.

La Provincia ha predisposto un progetto esecutivo di recupero per le rogge. Inoltre, per quanto riguarda il monitoraggio, sappiamo che esiste una rete di controllo, ma non conosciamo lo stato delle analisi. Qual è davvero la situazione delle acque a Trento Nord? Dobbiamo sapere, infatti, che in caso di alluvioni nella zona, gli agenti inquinanti potrebbero essere trasportati altrove dai corsi d’acqua. Per quanto riguarda, invece, i terreni di proprietà dei privati, l'immobilismo dimostrato finora non è di buon auspicio.

La crisi del settore immobiliare rende evanescente la speranza di recuperare con la vendita degli immobili i fondi necessari per la bonifica. Ritorna d’attualità l’esigenza di riprendere in mano la questione delle bonifiche nelle sedi competenti - Comune e Provincia - per uscire dallo stallo. È evidente che la priorità assoluta è evitare che le situazioni di rischio per danno ambientale si protraggano all’infinito, ma è altrettanto chiaro che un’area così strategica per Trento non possa essere lasciata in totale abbandono e disinteresse. Allo stato delle conoscenze tecniche, è certo che non si può bonificare in modo da rendere possibile la realizzazione di case, uffici o parchi pubblici. E quindi un intervento conservativo, di ripulitura dello stato superficiale, togliendo il primo metro e mezzo di terreno e collocandolo in discarica, come avvenuto in situazioni analoghe in Germania, è probabilmente l’unica cosa da fare. Ma non è, allo stato, l’ipotesi perseguita dai proprietari.

Un altro punto di attenzione è il discorso relativo agli incentivi ai privati, quell’aumento di cubature da 360mila a 480 mila metri cubi concesso dal Comune ai privati, che recupererebbero così una parte dei costi di bonifica, un incremento davvero significativo.

Le ultime notizie dal Comune ci dicono che, per quanto attiene la bonifica del sistema delle rogge inquinate, è stata completata l'istruttoria per la gara di appalto europea di affidamento dei lavori, ma l'iter è sospeso per ragioni finanziarie. Con denuncia di inizio attività di data 30 novembre 2009 la ditta incaricata dai proprietari dell’ex Sloi ha dato inizio alla demolizione dei manufatti secondo il progetto di Astac sas a firmato dall'ing. Piepoli, del luglio 2005.

Nel frattempo, le operazioni di bonifica dell'amianto sono risultate particolarmente impegnative, inducendo la ditta a richiedere più tempo. Posto che dette operazioni sono prodromiche alla demolizione di alcune delle strutture, anche questa ultima attività ha subito rallentamenti, tanto che la ditta ha chiesto rinnovo nel dicembre 2012.

 La Dia riguarda il completamento delle opere di demolizione di alcuni fabbricati. Per quanto attiene la presenza di persone all'interno del cantiere, sappiamo bene in che condizioni vivano i disperati senza dimora che lì hanno trovato riparo. La proprietà dell'area, nel frattempo, ha dato incarico al professor Andreottola dell'Università di Trento per la redazione del processo di bonifica basato su “analisi di rischio sito”. Specifica che allo stato è in parte conclusa, in attesa di essere definita per l'unitarietà del comparto inquinato.

Per l'area Sloi, di 9 ettari, l'istruttoria è stata completata con il coinvolgimento del Comune e della Provincia e ora si attende il beneplacito da Roma. I finanziamenti nazionali per la bonifica delle rogge ammontano a 30 milioni ed è in corso la verifica per la gara d'appalto, insieme a quella per nuove tecnologie di trattamento del sito gravemente inquinato. Sono previsti 7 cantieri nella città, un lavoro che avrà un forte impatto. L'appalto è previsto entro il 2016. Intanto si sta procedendo alla demolizione dei manufatti, degli alberi e degli arbusti e alla liberazione dall'amianto rinvenibile a terra.

Ma nei Sin gli alberi non possono essere spostati, vanno lasciati sul posto sino a bonifica conclusa in quanto considerati rifiuti tossici. Vi è un'interlocuzione con la Provincia per trovare una soluzione. Nel 2013 il Consiglio di Stato ha dato ragione al Comune contro i ricorsi presentati dai proprietari privati che volevano iniziare a costruire nella Zona a sud, che non rientra nei Sin e presenta tassi meno elevati e pericolosi di inquinamento e non era soggetta a bonifica. Il Comune si era opposto, il Tar aveva dato ragione ai privati.

È certo che la prossima consigliatura comunale dovrà stabilire quale sarà il destino di quest'area, una vera “bomba” da neutralizzare al più presto.

Lucia Coppola
co-portavoce dei Verdi del Trentino

 

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