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Trento, 3 giugno 2015
Buona scuola non vuol dire in automatico scuola buona
di Lucia Coppola
dal Trentino di mercoledì 3 giugno 2015

La controversa Riforma della scuola portata avanti dal governo Renzi ha suscitato anche in me, insegnante elementare per quasi quarant'anni, parecchio sconcerto e qualche preoccupazione.

Sia per come è stata calata dall'alto che per i contenuti. Ricordo l'impegno di Renzi quando si era presentato alle Camere: «Restituire valore sociale agli insegnanti». L'istruzione e l'educazione dei nostri bambini e ragazzi non ammettono improvvisazioni e superficialità, scarsa conoscenza delle dinamiche sociali, politiche, relazionali. Chi sta nella scuola, concorre a rendere ricca e vitale la società.

Per contro, in questa riforma è stata palpabile l'assenza di una relazione rispettosa, di ascolto quantomeno, delle organizzazioni sindacali e dei lavoratori, nei confronti dei quali si sono spesi proclami di stima, apprezzamento e valorizzazione ma poi si sono fatte scelte diametralmente opposte.

Anche nelle nostre scuole, pur di qualità, assistiamo ormai da qualche anno a problematiche che si fanno sempre più importanti e che riguardano una scarsa valorizzazione del personale e delle sue competenze, la netta diminuzione, quando non la scomparsa, di compresenze e co-docenze, la frammentazione dell'orario di lavoro, le esternalizzazioni del tempo mensa e dell'interscuola. Chi vive ora nella scuola sa bene che il disagio è grande e che stanno via via venendo a mancare le condizioni di serenità, di motivazione, di amore per il proprio lavoro. Per non parlare dell'abnorme ricorso al lavoro precario, di cattive gestioni delle procedure concorsuali, di decenni di tagli e degli esiti nefasti delle precedenti Riforme portate avanti dai governi centro-destra.

Nella Riforma del governo Renzi, molta attenzione viene riposta nelle figure dirigenziali, chiamate nei modi più disparati: “timonieri”, “responsabili della gestione generale e della realizzazione del progetto di miglioramento”. Un dirigente potente che può scegliere la propria squadra come un vero manager, utilizzando criteri soggettivi, per il coordinamento, la valutazione, l'orientamento, premiando anche economicamente l'impegno. Chiamerà infatti i docenti nell'Organico Funzionale, a partire dal Registro nazionale dei docenti della scuola e dopo aver consultato gli organi collegiali.

Questo capitolo è carico di incognite per la complessità delle implicazioni che investono reclutamento, valutazione, mobilità.

Non sono poche le preoccupazioni circa l'ipotesi di realizzare una sorta di anagrafe dei docenti, tra il fabbisogno di competenze della scuola e il rapporto che si instaurerà tra il dirigente, che sceglie, e il docente, che viene scelto. Il prossimo passo sarà forse la chiamata diretta? Il capitolo 3 promette un'autonomia vera che si sostanzierà in concetti chiave come valutazione, trasparenza, apertura, burocrazia zero. Molte notazioni, tra cui tante condivisibili, ma pochi elementi di novità. Così come gli articoli riguardanti la “governance” della scuola, con organi “aperti, agili, efficaci”. La valutazione, come strumento di informazione e trasparenza sulla qualità del servizio offerto, si rifà alle linee guida degli ultimi anni: sostiene le scuole che vogliono migliorare, non costruisce graduatorie e vuole essere “strumento di incoraggiamento”. Ma qualche riga dopo si collega l'esito del Piano di Miglioramento con le risorse per l'incentivazione e i risultati della scuola. Che influenzerà e premierà economicamente anche i dirigenti.

La scuola è troppo importante, fondante del futuro del nostro Paese, strategica per la vita dei nostri ragazzi perché ciascuno di noi non se ne occupi in prima persona, non capisca che cosa le sta succedendo, quali sono gli elementi di trasformazione e innovazione e quali quelli di arretramento. Non dobbiamo giocare al ribasso rispetto al modello sin qui portato avanti, coraggioso e vincente in particolare nella la scuola primaria, per quanto riguarda l'inserimento dei disabili e l'attenzione ai bambini in difficoltà, ai bambini stranieri. Continuiamo il confronto, pur mantenendo un atteggiamento aperto al cambiamento, con il contributo indispensabile dei diretti interessati.

 

      Lucia Coppola

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