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Trento, 3 dicembre 2013
PerchÉ le Circoscrizioni sono ancora importanti
e non devono essere abolite.

di Lucia Coppola, consigliere comunale Verde a Trento
da l'Adige di giovedì 5 dicembre 2013

E' bella la nostra città, Trento, anche e proprio per i suoi territori fortemente caratterizzati, diversificati, difesi con spirito di appartenenza; per i vecchi comuni, i centri di antica origine, il centro storico prezioso. E' ancora bella, anche se violata in molte sue parti dal consumo di suolo, di verde agricolo pregiato, da una lottizzazione selvaggia che le ha tolto la compattezza originaria, spingendo il cemento sempre un po' più avanti, verso le periferie mortificate, sulle colline problematiche e fragili, svilendo il centro storico svuotato dei suoi abitanti e delle sue funzioni originarie.

E' ancora bella per lo spirito dei cittadini che l'hanno abitata e la abitano, che cercano di farla vivere, di sostenere il volontariato, l'associazionismo, le attività culturali, la fatica di vivere di tanti. I cittadini di Trento si fidano delle loro Circoscrizioni, che hanno cercato negli anni di facilitare e migliorare la loro vita, di rendere  l'amministrazione comunale più vicina ai bisogni e alle esigenze delle zone più decentrate. Un presidio umile ma dignitoso della buona politica, quella poco dispendiosa e “pulita”, di servizio, checché ne dica chi le ritiene ormai inutili e avulse dalla realtà. Le Circoscrizioni sono nate in seguito all'importante esperienza dei Comitati di Quartiere, che negli “anni 70” hanno condotto significative battaglie ambientali, paesaggistiche, sociali, che hanno avvicinato vecchie e nuove generazioni all'assunzione in prima persona dello status di cittadini, comprensivo di diritti e doveri. I Comitati sono stati “l'incipit” di quella società civile di cui tutti ora parlano, la sua espressione più alta, disinteressata e nobile.

Lo so bene perché ne ho fatto parte sin dal loro nascere: mercatini di quartiere contro la crisi, salvataggi di parchi e giardini, lotta al caro-vita, per la casa, il lavoro, la scuola pubblica, la salute. Sono stati un presidio territoriale politico e culturale a un tempo; hanno insegnato a noi giovani e ragazze di allora il valore del bene comune e della politica al servizio dei cittadini, della democrazia, dei diritti costituzionali e del dovere di farsi carico in prima persona, a fianco delle istituzioni, dei problemi e delle necessità di una comunità. Le Circoscrizioni che li hanno sostituiti, con caratteristiche completamente differenti, hanno segnato il cambiamento, l'avanzamento, il bisogno di formalizzare il decentramento amministrativo dandogli dignità piena e qualche potere in più.

Già nel  XIV secolo la città di Trento era suddivisa in quartieri: Santa Maria Maggiore, San Benedetto, San Pietro e Borgonuovo e Santa Maddalena. A partire dal XVII secolo, le comunità coloniche delle colline che circondavano Trento ottennero  la concessione di Carte di Regola. Tra queste  Sardagna, Cognola, Ravina e Pissavacca, Mattarello, Novaline e Valsorda, Romagnano, Montevaccino, Gardolo, Meano, Povo, Sopramonte. Ecco già delineato l'attuale schema che parte da Meano, nel 1520, e si conclude nel 1768 con Montevaccino. Nel 1863 il comune di Villazzano si separa da quello di Povo che includeva altre sei Ville della zona. Ma è alla  fine della seconda guerra mondiale che il Sindaco di Trento Luigi Battisti, figlio di Cesare Battisti, ripropone il problema dell'aggregazione dei comuni rurali, che si conclude con il referendum del 1946 presso le frazioni. Si istituisce un Ufficio che coordina gli 11 comuni dei  sobborghi con l'amministrazione di Trento e vengono decentrate alcune funzioni, in particolare l'Anagrafe. Nel 1968 anche i comuni di Baselga e Vigolo Baselga vengono aggregati a Trento. Nel 1989 le Circoscrizioni cittadine, sette, vengono ridotte a tre.

Comprensibilmente, ogni territorio ha una storia unica e speciale, che certo deve entrare in relazione con le storie vicine: gli accorpamenti possono essere interessanti se fatti in modo tale da garantire identità, ragioni, specificità, attaccamento anche affettivo alle proprie origini. Se non sono calati dall'alto ma vengono fatti in funzione del risparmio e del miglior utilizzo delle risorse che, se condivise con spirito collaborativo e dialogo costruttivo, possono addirittura aumentare e contribuire ad una redistribuzione equa e mirata. Tutto si può fare, tutto si può migliorare, ma di certo abolire le Circoscrizioni, che rappresentano un costo davvero irrisorio se paragonate a tutti gli altri livelli istituzionali, significa veramente guardare il dito che addita la luna, e non accorgersi che ben altri sono i luoghi degli sprechi. Già da ora i consiglieri che si impegnano nelle commissioni non percepiscono gettoni di presenza e il gettone per le sedute consiliari è di circa 60 euro al mese:  non rimborsa neppure le spese vive. Gli stipendi dei presidenti subiranno, grazie alla nuova legge, un forte ridimensionamento. Il ruolo delle nostre Circoscrizioni è universalmente riconosciuto dai cittadini, che hanno sempre più bisogno, a fronte di uno svuotamento di funzioni nelle periferie (poste, negozi di vicinato, farmacie), di questa presenza utile, qualificata, rassicurante. Le Circoscrizioni si occupano di giovani e anziani, di sport, di eventi culturali di buon livello, di socializzazione. Hanno il polso della situazione sui bisogni delle persone, delle fasce sociali più in sofferenza, sulle fragilità del territorio anche dal punto di vista ambientale, e sono un utile tramite col governo centrale della città.

Una città che proprio grazie a loro è, e deve essere, sempre più solidale, capace di qualche rinuncia a favore di bisogni emergenti, in grado di relazionarsi fattivamente, di parlare un linguaggio comune. Un città responsabile che non mette al centro campanilismi e piccoli egoismi territoriali. Se tutto questo avviene, qualche merito ce l'hanno pure le Circoscrizioni che vivono già, e nonostante l'istituzionalizzazione, del lavoro volontario: è bene che si sappia. Il resto è solo demagogia spicciola che colpisce, chissà perché, proprio l'ultimo anello della scala amministrativa, il meno costoso, il più vicino ai cittadini, negando il valore della rappresentanza dal basso. I due milioni di euro, citati in alcuni articoli di stampa, sono in realtà costi dovuti al decentramento di funzioni che, se accentrate, comporterebbe disagi e maggiori spese, anche sociali, per i cittadini e per il Comune.

Lucia Coppola
consigliere comunale Verde a Trento

 

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