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Rovereto, 7 gennaio 2018
I MIGRANTI E I RIFUGIATI A MARCO DI ROVERETO
di Lucia Coppola
pubblicato parzialmente sul Trentino di sabato 6 gennaio 2018

Siamo ormai assuefatti da tempo ad accettare il prevedibile, programmabile, razionalizzabile vivendolo come un imprevisto, un evento eclatante ed emergenziale. Soprattutto quando riguarda le vite degli altri.

A Marco di Rovereto si sapeva da tempo che il Campo non era più di prima accoglienza, bensì ormai, per la gran parte degli ospiti, residenziale.

Dei 234 ospiti, più della metà soggiornano ormai da oltre un anno in strutture inadeguate, sovraffollate, antigieniche. I cosiddetti «container»  misurano infatti 3 metri per 15 e 2, 20 metri in altezza: in 45 mq alloggiano 14 persone (3,20 metri a testa). Su questo si deve ragionare e riflettere. Per superfici superiori a questa, la Corte di Giustizia Europea ha condannato l’Italia per il sovraffollamento delle carceri. Ricordo che l’altezza di 2,20 metri non è ammessa neppure per i rifugi alpini. In pianura il minimo è 2,60 metri, in montagna di 2,40 metri.

Ogni fabbricato dispone di 4 finestrelle che misurano 0,80 per 0,80, la metà di quanto prescritto dalla normativa. Tradotto in metri cubi, ogni ospite dispone di 7 metri cubi a testa.

Dunque, tolti letti, suppellettili e vestiario, quanta aria respirabile rimane? Quanto spazio per la mobilità personale, per un minimo di autonomia e di privacy?

Riesce difficile, se non impossibile, mettersi a sedere sul proprio letto senza importunare il vicino. E’ del tutto evidente che i migranti, che si occupano di condurre nel campo un’esistenza dignitosa e civile, e non hanno sin qui dato motivo di lamentarsi del proprio comportamento, hanno qualche ragione nel rappresentare, con una protesta, la loro difficile condizione di vita, che per alcuni ormai si protrae da lungo tempo. Si rende necessario effettuare con urgenza una verifica strutturale, che attiene al diritto di vivere in condizioni igienico-sanitarie non degradate, da parte dell’Ufficio provinciale  di Igiene e Profilassi. L’assessore alla sanità, che ritiene forse eccessivo un approfondimento del caso, dovrebbe invece inviare una commissione medica, anche a fronte della stagione  e delle condizioni climatiche che possono influire, in situazioni poco idonee, all’espandersi di malattie influenzali e da raffreddamento e alle loro possibili e probabili complicanze.

Va rimarcato, ed è pienamente riconosciuta dagli ospiti, l’encomiabile e ammirevole dedizione degli operatori della Croce Rossa Italiana, degli operatori della Cooperativa Nircop, dei volontari che si prodigano in mille modi per consentire una gestione all’altezza delle necessità e della difficile condizione di coloro che sono fuggiti da guerre, torture, privazioni e dolori che hanno riguardato i loro paesi di provenienza, le loro famiglie, spesso decimate, le loro stesse vite.

Ma è evidente che la situazione al Campo di Marco è satura e al limite. Gli ospiti andrebbero almeno dimezzati.

Ormai è necessario spingere affinché tutti i Comuni della Provincia facciano il loro dovere accogliendo la quota  di spettanza. Deve intervenire chi ha il potere e la responsabilità di far rispettare la legge: il Presidente della Provincia Autonoma di Trento, il Commissario del Governo, il Questore. Trento e Rovereto e altri pochi Comuni che con generosità e senso civico stanno facendo la loro parte, non possono supplire all’ignavia di chi volta la faccia dall’altra parte e aspetta che altri si assumano responsabilità che non possono essere che condivise.

La lentezza delle pratiche di regolarizzazione, nello stabilire lo status dei Rifugiati, l’effettiva possibilità di inserimento anche lavorativo, sulle base di competenze per alcuni di ottimo livello, sono un limite che costringe in un limbo di indeterminatezza che alla lunga mina la voglia di vivere, di lottare per i propri diritti, di assumere a pieno un ruolo di cittadinanza che comporti gli inevitabili doveri.

Il Campo di Marco da molto tempo ormai non è più « di prima accoglienza», non si usi più l’ipocrisia di definirlo con questo nome. Non si aspetti l’epidemia, la tensione incontrollata da reprimere senza comprenderne le cause, manifestazioni più forti ed esasperate. Mettiamoci volontà, saggezza, rispetto delle leggi e attenzione per coloro a cui la vita ha riservato un destino difficile. E’ solo un caso che non sia capitato a noi tutti di vivere in parti del mondo dove violenza e sopraffazione la fanno da padrone. Sono e siamo tutti esseri umani, accomunati dai medesimi sogni, aspirazioni, desideri di vivere una buona vita, in un mondo migliore.

Lucia Coppola   
co-portavoce dei Verdi del Trentino

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