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Trento, 7 gennaio 2013
La Tariffa Puntuale a Trento: CriticitÀ e disagi
Articolo inviato alla stampa

di Lucia Coppola

La disastrosa partenza della tariffa puntuale a Trento, voluta dal Governo centrale che ha obbligato i Comuni ad aderire alla Tares (Tributo Comunale Rifiuti e Servizi- D.L. 201, art.14, Decreto Salva Italia di Monti) dal primo gennaio 2013, impone qualche considerazione che va oltre l'attuale stato di confusione e la pessima figura, oltre che il pessimo servizio, che il Comune di Trento ha fatto nei confronti dei suoi cittadini.

Quelli che come me hanno da sempre fortemente osteggiato la costruzione di un costoso inceneritore, dannoso per la salute, ponendo il tema della raccolta puntuale come doveroso e naturale passaggio nella chiusura del cerchio del “porta a porta”, non possono che vivere con estremo disagio il modo con cui si è arrivati, a causa di una scelta praticamente obbligata e non per un effettivo convincimento, alla Tariffa Puntuale.

Certamente tutto sarebbe stato molto diverso se in questi quattro anni, da che la raccolta differenziata è diventata un elemento costitutivo e importante nella gestione del ciclo dei rifiuti, si fosse proceduto per tappe, costruendo dal basso e consolidando, prima di tutto, una rapporto di corretta informazione e coinvolgimento dei cittadini. Affrontando quindi il complicato passaggio organizzativo in tempi congrui, esaminando a fondo le soluzioni tecniche migliori, quelle più semplici e più efficaci, quelle meno costose, da comunicare in tempi e in termini chiari agli utenti.

Un preoccupante immobilismo ha invece contraddistinto l'assessorato all'ambiente nell'attuale legislatura, che ha semplicemente eredito da quella precedente uno strumento di qualità e si è limitato, senza troppi sforzi creativi né adeguate iniziative di accompagnamento e consolidamento, a gestire l'esistente; ciò ha significato che i cittadini hanno percorso per lo più in solitaria la strada della consapevolezza dei danni ambientali prodotti da una gestione sbagliata, superficiale e semplicistica del ciclo dei rifiuti.

Sono stati, è il caso di dirlo, bravissimi nel crederci, nell'affrontare i piccoli sacrifici che il “porta a porta” prevede, facilitati in questo dal competente e lodevole impegno degli operatori ecologici che, bisogna riconoscerlo, svolgono in modo encomiabile il loro non semplice lavoro. Ora, a seguito di questo confuso avvio, anche loro pagano a caro prezzo la mancanza di un'informazione puntuale, dell'adeguamento dei mezzi e del loro ricambio, di modalità nuove da sperimentare, di carenze di personale.

Ciò detto, spiace ancora di più pensare che la Raccolta Puntuale, ben lungi dal diventare per i cittadini un premio, un risparmio e un incentivo, e l'anello finale indispensabile a consentire livelli sempre più alti e di qualità nella differenziazione del rifiuto, che diventa “materia prima/seconda” e acquista dignità, si sia ridotta a una sequela di giustificate rimostranze, lamentele ed evidenti disagi.

Trento, infatti, poteva diventare, e spero ci siano ancora margini per positive evoluzioni, l'esempio e l'emblema di un agire davvero ecologista, attento alla qualità dell'ambiente e alla salute dei suoi cittadini.

Il rimpallo di responsabilità, invero abbastanza penoso, tra Dolomiti Energia e il Comune di Trento, ha rappresentato una debolezza istituzionale che certo non gioverà ad un positivo evolversi della vicenda e ha generato, inevitabilmente, sfiducia e malcontento. Chi è responsabile di questa situazione dovrà quanto meno farsene carico e affrontare un problema alla volta, tra quelli posti dai cittadini, tutti ampiamente prevedibili, senza cercare giustificazioni ma rimboccandosi le maniche.

La situazione dei disabili e degli anziani, quella dei neonati, che notoriamente producono una notevole quantità di pannolini e pannoloni, che allo stato attuale non sono riciclabili, è sicuramente da risolvere. Tutta questa fascia di utenza, consistente e portatrice di problematiche generalizzate e di per sé già complicate, non può infatti essere ulteriormente penalizzata. Con tutto il parlare che si fa di famiglia!

Questa leggerezza nel dimenticare i soggetti più deboli, a prescindere dalla bontà dell'iniziativa, rischia di mettere in crisi l'intero sistema.

Come è stato possibile, inoltre, non prevedere nel mese di dicembre assemblee condominiali, di zona, circoscrizionali che informassero puntualmente i cittadini e gli amministratori di condominio sul significato della Tares, sugli obblighi, le modalità di esecuzione, le differenti scelte da operare, i costi e i benefici, il dove e il quando reperire i sacchetti per il residuo?

La coscienza ambientalista non si può dare per scontata né per acquisita una volta per tutte. Bisogna lavorare con le nuove generazioni, nelle scuole, con le associazioni di migranti, con le persone anziane. È necessario che tutti noi diventiamo sempre più consumatori consapevoli che il residuo rappresentato, ad esempio, dagli imballaggi lo si deve rifiutare al momento di fare la spesa, mettendo in crisi questo sciagurato mercato dell'inutile e del dannoso, così difficile da gestire e sottovalutato da governi e amministrazioni locali.

Ancora una volta, e spiace dirlo perché anch'io sono una consigliera comunale – se pure solo con potere propositivo e critico –, la pazienza, la capacità di comprensione e la coscienza ambientalista dei nostri concittadini si è rivelata superiore a quella della politica che doveva fare, semplicemente e con competenza, il suo mestiere.

Lucia Coppola
consigliere comunale Verdi ed Eco-civici europei

 

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