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Trento, 8 febbraio 2014
IL PIANO MOBILITÀ: pROMESSE DISATTESe
di Lucia Coppola, consigliere comunale di Trento, portavoce dei Verdi del Trentino
dal Corriere del Trentino di sabato 8 febbraio 2014

Un’idea di città in cui la tutela dell’ambiente fosse la condizione per garantire il benessere dei cittadini: abbassando le emissioni pericolose, agevolando l’uso dei mezzi pubblici (in particolare quelli ecologici), implementando e favorendo l’uso delle piste ciclabili, incentivando i percorsi pedonali, mettendo a disposizione una rete di trasporti pubblici che facessero dell’intermodalità il loro punto di forza: rapidi, capillari, frequenti, competitivi nei costi e nell’utilizzo.

Abbiamo discusso e approvato – non senza fatica, visto il dissenso e la contrarietà dei partiti di centrodestra – un Piano della mobilità di ampio respiro, strategico, così lo si era definito, che doveva farsi carico non solo delle grandi opere ma anche degli interventi necessari nel breve e medio periodo. Il Comune di Trento giocava dunque la sua partita più importante: alcuni interventi mirati e di immediata eseguibilità, altri di più lungo periodo che prevedevano uno sforzo di analisi coordinato, affrontando in modo organico e integrato le problematiche della circolazione veicolare cittadina e dei flussi di traffico in entrata e in uscita.

I criteri, largamente condivisibili, mettevano al centro la mobilità pedonale e ciclabile, incentivando l’uso dei mezzi pubblici, mettendo i cittadini nelle condizioni di poter viaggiare sicuri e in tempi ragionevoli sulle basi delle necessità lavorative e familiari, della tutela dell’ambiente e della qualità della vita. L’uso indiscriminato, anche quando si potrebbe farne a meno delle automobili e le relative emissioni inquinanti sono infatti una delle cause principali dei cambiamenti climatici e di tante tragedie: le cosiddette “catastrofi naturali”. Per non parlare delle famigerate polveri sottili, che mettono a serio rischio la salute, specialmente quella dei soggetti più deboli.

Per il nostro comune doveva essere un imperativo etico impegnarsi affinché la qualità dell’aria della città – anche attraverso comportamenti virtuosi a cui i cittadini vanno educati, in particolare le giovani generazioni – migliorasse ulteriormente. L’uso responsabile dell’auto e la sostituzione con il mezzo pubblico ecologico incide in modo determinante sulla salute: allergie, malattie respiratorie anche gravi, per non parlare degli incidenti stradali, che possono avere serie conseguenze pure nelle vie cittadine, e sono dovuti al congestionamento del traffico, allo stress, alla stanchezza.

Purtroppo, a distanza di cinque anni, mentre si avvicina la fine della legislatura, gran parte di questi obiettivi è rimasta lettera morta. Dove sono i parcheggi di attestamento, i collegamenti rapidi con un sistema intermodale di trasporto nella città e verso i comuni limitrofi, privilegiando il sistema su rotaia a quello su gomma? Dove il tanto decantato collegamento forte, veloce, silenzioso dell’asse Nord-Sud, inizialmente individuato nel Val (Veicolo automatico leggero) e sul quale si era a lungo discusso per individuare il sistema più compatibile per la nostra realtà urbana che avesse le caratteristiche della sostenibilità economica e ambientale e non si trasformasse in un’ulteriore barriera tra pezzi di città che attualmente fanno fatica a comunicare? Dove la mobilità pubblica radiale e circolare con centri di interscambio che evitino il centro storico – la zona delle stazioni, per intenderci – come unico punto di scambio e ripartenza?

Dove sono finite le azioni concertate con il Piano della mobilità provinciale per evitare il collasso negli spostamenti da e per la città capoluogo e i conseguenti costi sia ambientali sia economici? La riduzione delle corse, il taglio del servizio urbano, i tempi di attesa che si allungano, la precarietà dei lavoratori – a fronte di tante altre voci (sprechi) sulle quali si poteva intervenire – non vanno certo nella direzione delle «strategie di riduzione del traffico e di riconversione dei trasporti».

Ricordo di aver proposto, in occasione della discussione in Aula, che i sistemi di collegamento tra i parcheggi di attestamento (quali, dove?) e la città fossero gratuiti; poteva essere interessante, per aumentare l’appeal, valutare la possibilità di emettere biglietti urbani per tratti brevi con durata 30 minuti a prezzo ribassato o di prevedere autobus gratuiti ogni qual volta venissero sforati i limiti previsti per le polveri sottili nella stagione invernale.

Auspicavamo che questi fantomatici parcheggi di attestamento per smistare il traffico fossero ampi, funzionali, sicuri per tutti e in particolare per le donne, dotati di adeguate strutture, punti ristoro, biglietteria, servizi igienici. La mia riflessione partiva e parte da un presupposto: solamente disincentivando concretamente il trasporto privato e rendendo estremamente competitivo quello pubblico si può incidere sulle abitudini individuali. L’attuale situazione di crisi nonché il costo della benzina ormai insostenibile dovevano far riflettere, e molto, sull’opportunità di andare a incidere proprio sull’inevitabile ritorno al mezzo pubblico.

Resta quanto mai attuale il tema delle isole ambientali, nelle quali sia dato effettivo spazio alla viabilità pedonale, vincolando il traffico a velocità limitata (a quando i 30 chilometri orari previsti ormai in molte città italiane tra cui la vicina Rovereto?). Si rendono necessari infatti interventi di moderazione della velocità in zone frequentate da bambini e in generale in quelle dove maggiore è il traffico pedonale. E i semafori a chiamata per i pedoni allorché i semafori risultano spenti, nelle ore notturne, con la visibilità ridotta, quando spesso aumenta la velocità dei veicoli.

Tante erano le cose, anche piccole e di minor impatto economico, che si potevano fare per dare voce a un Piano della mobilità che aveva una grande valenza ambientale e una visione alta del vivere urbano. Poco o niente è stato fatto e le ultime scelte non vanno certo, ahinoi, nella direzione di una sua piena attuazione. Perché non si decide finalmente la chiusura, ora che in piazza Venezia c’è l’attesa rotatoria, dell’anello che collega largo Carducci, via Roggia Grande e via Calepina con piazza Venezia? Inutile attrattore di traffico per chi è alla ricerca di parcheggi, pericoloso, insalubre dato il ciclo continuo di auto che lo percorrono, in un centro storico da salvaguardare e restituire al traffico pedonale e ciclabile! Il mio no più convinto naturalmente all’ipotesi di un parcheggio sotto piazza Venezia, per le medesime ragioni.

Gran parte di questi interventi è, o era, a costo zero. Quella che è mancata da parte dell’assessorato competente è la volontà politica e questo fantomatico Piano della mobilità ci consegna un’idea di città dove – volendo cambiare tutto, a parole – niente si è cambiato.

Lucia Coppola
consigliere comunale di Trento, portavoce dei Verdi del Trentino

 

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