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Trento, 27 agosto 2015
DOLOMITI, UNA CATENA UMANA
PER DIFENDERE I MIGRANTI E I LORO DIRITTI CALPESTATI

di Lucia Coppola, esponente dei Verdi
dal Corriere del Trentino di giovedì 27 agosto 2015

L’accoglienza dei profughi deve vederci impegnati con razionalità. Il 13 settembre seimila persone saranno sulle Dolomiti per dire basta ai diritti calpestati.

Ho trovato particolarmente interessante la distinzione operata da Al Jazeera che sul sito dell’emittente recita: «La parola “migrante” è diventata un ombrello molto poco accurato per definire la complessità di questa storia, un termine peggiorativo che allontana e priva della sua umanità la persona a cui è attribuito... A differenza del rifugiato, un migrante non è un perseguitato del proprio Paese e può far ritorno a casa in condizioni di sicurezza, così non è per i rifugiati».

Chi può pensare, allora, che persone che in patria abbiano condizioni di vita minimamente accettabili rischino di morire tra le granate e il filo spinato ai confini con la Macedonia? Erano duemila disperati, soprattutto profughi siriani, che cercavano di raggiungere la Serbia e l’Ungheria, la salvezza.

Abbiamo letto dei passaggi sui Tir a Calais attraverso l’Eurotunnel, gestiti prevalentemente da gang albanesi, eritree e sudanesi, il cui prezzo per un passaggio può variare da cinquecento a ventimila euro se comprensivo di documenti falsi. La polizia francese ha individuato diciannove reti di trafficanti di esseri umani che si arricchiscono sul dolore e sulle disgrazie dei mondo.

Si calcola che le persone sbarcate in Italia dall’inizio dell’anno ad oggi siano state oltre centomila. II leghista Salvini propone soluzioni choc come quella di costruire centri di accoglienza sulle piattaforme Eni in disuso, in mezzo al Mediterraneo.

Proposta di alto profilo umanitario e di rara intelligenza politica alla quale don Ciotti ha replicato: «La politica è nata per affrontare i problemi non per rimuoverli. Le persone si incontrano mentre i problemi si affrontano. Le soluzioni vanno trovate insieme, senza scorciatoie né proposte demagogiche che speculano sulle paure, sulle fragilità e sulle insicurezze. Questa è la politica».

A nessuno è sfuggita la mobilitazione del leader leghista, a Roncone, in Trentino, per sostenere la protesta contro l’accoglienza di ben tredici migranti. Fortunatamente molti sindaci e la stessa Provincia stanno affrontando il problema con razionalità e concretezza, nella consapevolezza che ognuno deve fare la sua parte.

Un altro argomento che genera dibattito è quello relativo ai lavori socialmente utili nei quali impegnare i rifugiati, con inserimenti in alberghi, officine e aziende agricole. Si tratta di tirocini con paghe quantificate in circa 300 euro al mese. Significativo che le persone interpellate, e non obbligate, abbiano tutte optato per il lavoro piuttosto che per una vita assistita. Neanche ciò va però bene ai partiti xenofobi.

A questo punto facciamo un passo indietro, risalendo non tanto alle cause di questi esodi epocali, quanto all’atteggiamento dell’Unione europea. La Ue ha affrontato la questione dell’ingresso dei profughi prevalentemente come un problema di sicurezza, investendo quindi sul controllo delle frontiere. Dal 2000 al 2014 si sono contati oltre 22.000 morti nel Mediterraneo (3072 solo nel 2014), senza contare quelli del 2015. Sono donne, uomini e bambini che fuggono da Paesi in guerra o sottoposti a regimi brutali: Corno d’Africa, Africa centrale, Afghanistan, Iraq. Soprattutto dalla Siria dove si calcola siano morte a causa della guerra civile oltre 190.000 persone.

La convenzione di Ginevra per i siriani prevede pieno diritto alla protezione internazionale. I richiedenti asilo possono però presentare domanda solo quando si trovano sul territorio europeo (perciò rischiano la loro vita per arrivare sin qui).

Ecco perché è necessario superare l’attuale quadro normativo approntando soluzioni strutturali e non emergenziali a tutela dei richiedenti asilo prima che i viaggi della speranza si trasformino in viaggi di morte.

A livello europeo tante sono le criticità che riguardano gli standard di accoglienza, tra tutte una sorta di detenzione de facto che lede i diritti umani e la dignità della persona, insieme a differenti possibilità di accoglienza e integrazione. Inoltre il «sistema dl Dublino», i cui esiti si sono potuti vedere anche nella nostra regione, prevede che la responsabilità dell’accoglienza ricada sul primo Paese che il migrante incontra, determinando una pressione insostenibile in particolare su quelli, come l’Italia, che si affacciano sul Mediterraneo, deresponsabilizzando gli altri Stati del centro e nord Europa. La conseguenza più immediata è un’intensa mobilità, per lo più di richiedenti asilo, che affrontano in modo irregolare II territorio europeo nel tentativo di raggiungere II Paese dove vorrebbero stabilirsi (quasi mai l’Italia).

Un altro tema da affrontare nel rapporto con l’Europa è quello dell’armonizzazione delle direttive nazionali in materia di asilo, perché siano efficienti, solidali, eque. Ciò eviterebbe di lasciare nelle mani dei trafficanti la gestione di un nodo sovranazionale che è ormai al centro di interessi illegali e di azioni criminali diffuse.

Gli Stati ospiti dovrebbero poter decidere in modo preventivo e mirato, sulla base delle proprie capacità e disponibilità di accoglienza, il numero dei richiedenti asilo sul proprio territorio. La raccolta delle domande dovrebbe essere vagliata all’interno delle ambasciate e dei consolati negli Stati di provenienza, superando la convenzione che prevede che sia la fuga dal pericolo l’elemento fondamentale per II riconoscimento della protezione internazionale.

La Germania, spesso criticata, ha accolto con questa modalità oltre 20.000 siriani. Vi è inoltre lo strumento, poco utilizzato, del corridoi umanitari. Anche se di durata limitata, può alleviare, almeno temporaneamente, la pressione ai confini dell’Europa permettendo ai migranti, che si trovano in procinto di partire via mare o via terra, un minimo di sicurezza.

Mi piace ricordare, infine, che ii 13 settembre seimila persone e dodicimila mani formeranno una lunga catena umana in nome della libertà, della giustizia e della pace per proteggere simbolicamente ogni donna, uomo, bambino a cui sono negati i diritti umani fondamentali.

II luogo: le Dolomiti, in particolare le Tre Cime di Lavaredo. Anche questo è Trentino- Alto Adige, anche questa è Europa.

Lucia Coppola
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