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Trento, 15 febbraio 2015
La legge contro l’omofobia È un segnale di civiltÀ
di Lucia Coppola, co-portavoce dei Verdi del Trentino, consigliere comunale a Trento
dal Trentino di domenica 15 febbraio 2015

Mi sono chiesta più volte, nel corso degli ultimi mesi, quali siano le ragioni recondite, più o meno consce, per cui il centrodestra in Consiglio provinciale a Trento si rifiuti con tanta pervicace ostinazione di ragionare con lucidità, fuori da pregiudizi e da schemi di schieramento o contrapposizione purchessia, su un disegno di legge di iniziativa popolare che pone alcuni obiettivi di civiltà, buon senso e attenzione alle persone Lgbt (lesbiche, gay, bisessuali e transgender).

Sono temi ormai ampiamente dibattuti, compresi e digeriti (mi si perdoni il termine poco elegante) nella società civile. Anche perché le persone omosessuali, come è normale che sia, non sono tutte di sinistra e votano per tutti i partiti.

In contesti italiani, europei e occidentali in genere, nell’immaginario delle persone simili temi da molto tempo non sono più oggetto di una discussione così arretrata. Si tratta infatti di diritti costituzionalmente garantiti, per cui ci si limita a mettere nero su bianco alcune norme necessarie e giuste, sia politicamente sia socialmente. Tra esse, la formazione a scuola contro il razzismo omofobico, curata tra l’altro da un ente super partes come l’Azienda sanitaria, le tutele sul lavoro in chiave anti-discriminatoria, la possibilità di assistenza sanitaria ospedaliera reciproca nelle coppie omosessuali, le campagne informative contro l’omofobia.

L’omosessualità, come tutti sanno a parte forse alcuni consiglieri provinciali, è un orientamento della persona, esattamente come l’eterosessualità, non è infettiva, non si trasmette geneticamente. Non si sceglie: semplicemente è. Nessuno dei proponenti e firmatari del disegno di legge vuole fare del proselitismo affinché la popolazione trentina, i bambini in particolare, assumano a modello della propria esistenza questo o quell’orientamento sessuale. Ritengo perciò ottuso e privo di obiettività nascondersi dietro il dito del moralismo, del machismo, dello scherno e magari della battuta volgare dietro le quinte, della finta pietà, della commiserazione, dall’alto della propria allarmante e presunta «normalità», solo per escludere ed emarginare.

C’è davvero poco di normale nel dibattito che si trascina da anni. Un dibattito che finge di non accorgersi di quanto queste piccole misure di civiltà siano necessarie e improrogabili a fronte del preoccupante aumento, anche in Italia, di violenze nei confronti di persone omosessuali e transessuali o di luoghi di ritrovo frequentati da persone Lgbt. Violenze che si manifestano non solo come episodi casuali e imprevedibili, ma anche con azioni premeditate.

Si obbietta che in Italia c’è la crisi, che le priorità sono altre, dimenticando che il tema dei diritti sovrasta tutti gli altri: è il fondamento della coesione sociale, della sussidiarietà, della solidarietà; è la base fondante di ogni società civile e democratica. Viene prima dell’economia e della finanza, perché rappresenta il presupposto di ogni azione politica che trae la sua ragione di essere dall’uguaglianza, dall’umanità, dalla libertà. Invece è il primo a essere messo in discussione da quanti pensano che la politica prescinda dalle persone, dalle loro storie, dai loro dolori e dalla fatica di vivere.

In Italia vige la legge Mancino che prevede condanne per chi diffonde in qualsiasi modo idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, «ovvero incita a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi», ma tale legge non tutela ancora a sufficienza le persone Lgbt. Sono dunque necessarie norme più specifiche e appropriate per dare maggior forza alle iniziative culturali e sociali volte ad arginare questa violenza che è fisica, verbale, morale.

L’Unione europea e il governo italiano hanno negli anni finanziato progetti per favorire nelle scuole azioni e corsi contro il bullismo basato sull’omofobia; lo stesso Parlamento europeo in più risoluzioni ha sollecitato vivamente gli Stati membri a intensificare la lotta all’omofobia mediante l’azione pedagogica. Con la risoluzione del 26 aprile 2007 ha ribadito la necessità di tutelare dalle discriminazioni le persone Lgbt, in considerazione degli strumenti internazionali che garantiscono i diritti dell’uomo e le libertà fondamentali e vietano la discriminazione, tra cui la convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (Cedu), gli articoli 6 e 7 del trattato sull’Unione europea e l’articolo 13 del trattato istitutivo della Comunità europea, che impegnano l’Ue e i suoi Stati membri a salvaguardare i diritti dell’uomo e le libertà fondamentali, prevedendo strumenti europei di lotta contro la discriminazione e le violazioni dei diritti dell’uomo.

La Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, in particolare l’articolo 21, vieta la discriminazione fondata sull’orientamento sessuale, mentre la direttiva anti-discriminazione stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro. Ricordo anche che l’Europa ha proclamato il 17 maggio «Giornata internazionale contro l’omofobia».

Mi chiedo a volte se il Trentino sia ancora in Europa e perché si impieghino tutte queste energie negative, tempo e denaro della collettività per contrastare norme che si limitano a leggere la realtà per quanto è e a dare risposte che non sono lesive della libertà di alcuno.

Lucia Coppola
co-portavoce dei Verdi del Trentino, consigliere comunale a Trento

 

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