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Trento, 25 febbraio 2014
A proposito di SIN. La situazione delle aree gravemente inquinate
nel Comune di Trento

Interrogazione a risposta orale presentata da Lucia Coppola
consigliere comunale Verde a Trento

Nel decreto legge “DESTINAZIONE ITALIA”, in discussione alla Camera dei deputati per la definitiva conversione in legge, si annida un pericoloso sistema di “amnistia e premio” a favore dei soggetti che hanno determinato la nascita dei cosiddetti “SIN”, Siti inquinati di Interesse Nazionale, vere e proprie bombe ecologiche.  Il decreto permette ai proprietari dei siti inquinati prima del 2007 che intendono bonificarli e riconvertirli ad attività industriali/produttive, di accedere a sgravi fiscali, contributi pubblici e cancellazione di qualsiasi sanzione.

Insomma chi ha inquinato non pagherà più, anzi potrà ancora lucrare a spese dei contribuenti !

Secondo uno studio del servizio legislativo della Camera dei Deputati, vi è inoltre il rischio concreto che tale norma, lesiva del principio “chi inquina paga” sancito ormai da anni dalla normativa europea, provochi una procedura di infrazione per l’Italia costringendo poi lo Stato a pagare pesanti sanzioni economiche.

Una beffa vera e propria  per tutti i cittadini, che dopo aver subìto la presenza di questi siti altamente inquinati, con rischi elevatissimi per la salute pubblica, vedranno sottratti ulteriori somme dal bilancio dello Stato per essere destinate a chi – essendo proprietario dei siti inquinati – avrebbe da tempo dovuto provvedere alle bonifiche.  

Anche l’area SLOI-CARBOCHIMICA, a Trento Nord, è ricompresa nell’elenco dei siti di interesse nazionale (SIN), anche se non è chiaro se la norma in questione possa essere applicata a questo sito non essendo previsto il suo recupero a fini industriali-produttivi.

Il sito, negli anni, è  stato oggetto di studi approfonditi e progetti di risanamento (a differenza di quanto è successo altrove), anche perché l’opinione pubblica trentina non ha mai distolto l’attenzione dal problema.

Tuttavia, - a parte gli studi e i monitoraggi – sembra esservi ora un certo disinteresse di  Comune e Provincia. Si stenta a dare avvio alle opere di bonifica, benché per la parte pubblica del sito, vale a dire “le rogge e le fosse di scolo delle acque” i progetti di recupero siano già belle e pronti. Si tratta solo di “cantierare” i lavori. 

Oltre a ribadire il nostro totale dissenso per eventuali elargizioni di benefici a chi ha inquinato, siamo dunque fortemente preoccupati per la incomprensibile situazione di stallo.

La Provincia ha predisposto un progetto esecutivo di recupero per le rogge, che prevede interventi di bonifica volti anche  al risanamento della falda acquifera. Ma che fine ha fatto questo piano, è forse finito in fondo a qualche cassetto? Inoltre, per quanto riguarda il monitoraggio, sappiamo che esiste una rete di controllo, ma non conosciamo lo stato delle analisi; com'è la situazione delle acque nella zona di Trento Nord?

Dobbiamo sapere tutti che, in caso di alluvioni nella zona, gli agenti inquinanti potrebbero essere trasportati altrove, dai corsi d’acqua inquinati. Perché non ci si muove con l'attuazione di tale piano?

Per quanto riguarda, invece, i terreni, di proprietà dei privati, l'immobilismo dimostrato finora non è certamente di buon auspicio. La crisi del settore immobiliare rende evanescente la speranza di recuperare con la vendita degli immobili i fondi necessari per la bonifica. Ritorna dunque d’attualità l’esigenza di riprendere in mano la questione delle bonifiche nelle sedi competenti – Comune di Trento e Provincia – per uscire finalmente dallo stallo. E’ evidente che la priorità assoluta è quella di evitare che le situazioni di rischio per danno ambientale si protraggano all’infinito, ma è altrettanto chiaro che un’area così importante e strategica per la città di Trento non possa essere lasciata nel totale abbandono e disinteresse.

Aggiungo infine un appello alla delegazione parlamentare trentina affinché, in sede di riconversione del decreto, prenda le distanze da una scelta scellerata che rischia di far pagare solo ai cittadini le conseguenze della speculazione industriale volta solo al profitto di pochi. A mio avviso la norma andrebbe semplicemente cancellata, anche tenendo conto che il “Codice dell’ambiente” prevede già le modalità per affrontare queste problematiche: si tratta solo di fare applicare le norme esistenti.

Chiedo perciò:

- tra quanto si prevede l'inizio della bonifica del sistema delle rogge inquinate di Trento nord;

- per quando si prospetta il completamento della demolizione dei manufatti presenti sull'area Sloi, operazione importante anche perché attualmente è ricovero improprio e insalubre di persone senza fissa dimora;

- se a seguito della presentazione dello studio unitario di sviluppo urbanistico di Trento nord redatto dall'architetto G.Gregotti si stia procedendo relativamente al progetto di bonifica delle aree Carbochimica e Sloi, ed in particolare se siano state individuate le metodologie di intervento, stimati gli oneri di bonifica delle aree e l'impatto ambientale atteso;

- se, visto il momento di crisi immobiliare, sia stata verificata con i Privati proprietari delle aree suddette la sostenibilità dell'operazione prevista nel P.R.G. e declinata nello studio Gregotti.

Lucia Coppola
consigliere comunale Verde a Trento


Trento, 5 giugno 2014

Come già sottolineato nel corso del Consiglio Federale del 4 giugno 2014, in data 26 febbraio u.s., ho presentato all'Assessore all'Ambiente Michelangelo Marchesi l'interrogazione relativa alla situazione del sito di interesse nazionale Trento-Nord. Dunque ben prima dell'articolo di Angelo Bonelli apparso recentemente sul quotidiano “L'Adige”. Questa che segue è la risposta che ho ricevuto dal Servizio Ambiente, Ufficio Qualità Ambientale.

RISPOSTA DEL COMUNE DI TRENTO

 "1.   Per quanto attiene la bonifica del sistema delle rogge inquinate a Trento Nord, è stata attualmente completata l'istruttoria per la gara di appalto europea di affidamento dei lavori, peraltro l'iter è ora sospeso per ragioni finanziarie.

2.   Con denuncia di inizio attività di data 30 novembre 2009 la ditta incaricata dai proprietari del sito ex Sloi ha dato inizio alla demolizione dei manufatti secondo il progetto redatto da Astac sas a firma del dott. Ing. A. Piepoli del luglio 2005, cui era conseguita una autorizzazione edilizia di data dicembre 2005, che aveva dato inizio a un primo blocco dei lavori di demolizione relativamente ad abbattimento e smaltimento degli arbusti e alberi presenti e una nuova ricognizione e raggruppamento con conseguente smaltimento di parte dell'amianto rinvenibile a terra. Nel frattempo le operazioni di bonifica dell'amianto sono risultate particolarmente  impegnative, inducendo la ditta a richiedere più tempo di quanto previsto. Posto che dette operazioni sono prodromiche alla demolizione di alcune delle strutture, anche detta ultima attività ha subito parziali rallentamenti, tanto che la ditta, alla scadenza del titolo edilizio di cui sopra, ha chiesto rinnovo nel dicembre 2012. La DIA riguarda il completamento delle opere di demolizione di alcuni fabbricati ancora presenti in sito. Per quanto attiene la presenza incongrua di persone all'interno del cantiere, già nel corso del 2013 il Corpo di Polizia Municipale effettuava sopralluoghi e riconoscimenti di persone nel sito, adottando i provvedimenti di competenza.

3.   La proprietà ha dato incarico al professor Andreottola dell'Università di Trento per la redazione del processo di bonifica basato su analisi di rischio sito, specifica che allo stato è in parte completata, in attesa di definirla per l'unitarietà del comparto inquinato.”

 

      Lucia Coppola

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