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Trento, 17 aprile 2012
La gestione idrica nel Comune di Trento
Alcune considerazioni a seguito del voto contrario del Consiglio Comunale di Trento
all’ordine del giorno presentato da Verdi e RC sui “Comitati per l’acqua”

di Lucia Coppola dei Verdi per la Costituente Ecologista

La delibera per l'affidamento della gestione del servizio idrico, votata in Consiglio Comunale a Trento nel dicembre scorso e ribadita la scorsa settimana dallo stesso Consiglio, che ha respinto un ordine del giorno che chiedeva un'ulteriore riflessione circa il modello gestionale, compie un'attenta disamina della vicenda locale e nazionale legata al tema dell'acqua. Inizia partendo dalle modifiche nazionali e provinciali che “ai fini di una progressiva apertura ai mercati” prevedono modelli gestionale diversi nei servizi pubblici locali.

E' questo inizio a destare in me un po' di preoccupazione. Mi pare infatti che il riferimento vada in in controtendenza rispetto a quanto previsto dal Referendum abrogativo del 12-13 giugno 2011, anche se sono consapevole del fatto che la decisione popolare abbia rappresentato soprattutto un punto di partenza, importantissimo, e per nulla scontato, del processo di ri-pubblicizzazione dei servizi idrici in Italia e in Trentino. Il referendum ha fermato l'iter delle privatizzazioni, rovesciando la forte preferenza del governo Berlusconi nei confronti delle SPA miste rispetto alle SPA a capitale totalmente pubblico. Ha anche aperto all'applicazione del diritto europeo sui servizi pubblici locali, che ammette tanto il ricorso alle imprese private e alle SPA miste o totalmente pubbliche, quanto il ricorso a soggetti di diritto pubblico, alle aziende speciale e alle assunzioni da parte degli enti titolari del servizio.

La normativa europea di settore è neutrale rispetto alle modalità di gestione: dispone che i “servizi di interesse economico generale di rilevanza economica siano prodotti tramite SPA miste o totalmente pubbliche oppure tramite imprese private”, mentre considera fuori dal mercato i servizi dichiarati “servizi pubblici di interesse generale”, privi di rilevanza economica, e ammette che siano gestiti direttamente dai comuni con gestioni in economia e aziende speciali o enti vari di diritto pubblico. Siamo poi tutti informati del fatto che in Trentino la situazione è anche migliore, perché nella nostra provincia, per Statuto e per Legge provinciale, anche i servizi pubblici di interesse economico possono essere gestiti tramite assunzioni comunali dirette in economia, oltre che tramite SPA miste o totalmente pubbliche come quella in-house proposta in delibera.

Questa modalità è ritenuta una delle forme possibili di auto-produzione, equivalente alla gestione in economia o mediante azienda speciale o mediante ente di diritto pubblico, poiché le norme sulla vigilanza e sulla direzione da parte del proprietario pubblico offrirebbero sufficienti garanzie. E' opinione diffusa però che le SPA a capitale pubblico, proprio a causa della loro natura giuridica, siano in realtà entità private su cui il controllo pubblico è impossibile perché chi ne risponde è un consiglio di amministrazione.

Esiste perciò la concreta possibilità che, evitato con il successo referendario l'obbligo di avere il socio privato almeno al 40%, una maggioranza qualsiasi di capitale pubblico in una SpA possa cambiare la natura e la gestione della stessa. Non sarà semplice né tecnicamente né politicamente modificare le impostazioni gestionali che trovano radici nella storia e nelle modalità profondamente radicate delle SpA. Per questo sarebbe stato utile che il Comune di Trento dichiarasse il servizio idrico di sua competenza come servizio di interesse generale non economico sottratto perciò alle regole del mercato, con una delibera allineata alle decisioni della Corte Costituzionale, alle indicazioni dei giuristi referenti del Forum nazionale dei movimenti per l'acqua, alle norme europee.

Indicando con precisione che il servizio idrico, nella forma associata che deve assumere nelle Comunità di Valle, va organizzato o tramite convenzione intercomunale in economia o tramite aziende speciali consortili (o soggetti di diritto pubblico equivalenti). Ai cittadini e agli amministratori che lamentano la mancanza di risorse da investire e la difficoltà gestionale tipica del settore pubblico (patto di stabilità, blocco delle assunzioni, lentezze procedurali) e guardano con favore alle SPA, si dovrebbe rispondere che il sistema va rovesciato.

E' la fiscalità che dovrebbe farsi carico dei servizi pubblici, particolarmente di quelli relativi ai beni comuni come l'acqua; le tariffe dovrebbero coprire i costi di esercizio ma non necessariamente quelli di investimento. Gli eventuali utili dovrebbero essere reinvestiti nel settore. Le Spa miste o totalmente pubbliche non rappresentano un argine alla privatizzazioni.

Per contro sono le gestioni realmente pubbliche a dover essere sostenute in coerenza con il risultato dei referendum vinti. Sul “modello Napoli” dove è stata approvata la trasformazione della società per azioni in azienda speciale. Che ha un nome significativo, Azienda speciale acqua bene comune Napoli ente di diritto pubblico, e nasce dalla consapevolezza che la categoria dei beni comuni, ossia di tutte le cose che rappresentano utilità funzionali irrinunciabili, nonché libero sviluppo della persona, vanno preservate anche nell'interesse delle generazioni future. I valori costituzionali che informano ogni statuto comunale, e quello di Napoli nella fattispecie, vanno collocati infatti fuori commercio perché appartengono a tutti.

L'ordine del giorno presentato da me e dal consigliere Porta, rimarcava con forza il fatto che il Comune di Trento non ha preso in considerazione tutti i modelli di gestione del servizio idrico che vengono offerti dalla vigente legislazione provinciale, accentrando la sua attenzione solo sulla possibilità di una società in house a gestione pubblica. Dimenticando forse che ciò non salvaguardia una gestione davvero pubblica del servizio idrico, perché la natura giuridica di una SpA le consente ampiamente di conseguire profitti di mercato a vantaggio degli azionisti, ancorché pubblici. Non escludendo peraltro che possano avvenire in futuro aperture al capitale privato, dal momento che non esiste una norma quadro provinciale di sbarramento. Le Spa non sono estranee dunque alla logica del profitto e in tale veste in tutto il mondo fanno affari con l'acqua.

Per contro, pensare ad una gestione davvero pubblica, come l'azienda speciale, significava dichiarare che la democrazia rappresentativa, cioè il Comune di Trento, va di pari passo con la democrazia diretta e partecipativa che ha reso possibili i Referendum del giugno 2011 e la vittoria di un ipotesi di non privatizzazione della gestione idrica dell'acqua, considerata bene comune. Ugo Mattei, giurista e professore di diritto a Torino e all'Università della California, oltre che estensore materiale dei quesiti referendari dello scorso giugno, ha recentemente affermato che parte dell'accanimento speculativo di agosto dei mercati finanziari al debito sovrano dell'Italia è stato una sorta di punizione al nostro paese per la maturità dimostrata in occasione dei Referendum. Perché in realtà il debito italiano era quello che era cresciuto di meno, a fronte di quello americano, per esempio, cresciuto in tre anni del 70%. Un cambiamento potenzialmente rilevante del nostro debito in realtà non c'era.

L'unico fatto forte politicamente, di affermazione di democrazia partecipativa, occupazione di spazi politici e presa di coscienza, “dal sotto in su”, come la definisce Mattei, è stato il Referendum. A giugno si sono collegate tra loro battaglie solo apparentemente slegate: il “no” al nucleare e la gestione pubblica dell'acqua, bene comune. Ma ciò che è stato davvero messo in discussione è la concentrazione di potere che produce oligopoli, con poche persone che accentrano ricchezza e prendono decisioni su tutto. Ciò che è emerso come esigenza profonda dai Referendum, e che nessuno ha il diritto di sottovalutare, è stata la diffusione del potere decisionale su temi così fondanti per la vita delle persone, e l'avvio di una politica di buone pratiche democratiche. Il voto referendario ha detto chiaramente: invertiamo la rotta!


In Italia, è innegabile, le privatizzazioni hanno determinato forti incrementi delle tariffe e nessun beneficio per i cittadini in termini di qualità del servizio. L'Azienda Speciale rappresenta una buona pratica di democrazia partecipata dal basso, il cui dovere e compito fondamentale è quello di difendere il bene acqua. E' un ente pubblico economico strumentale del Comune che non persegue finalità di lucro. Comporta l'approvazione degli atti fondamentali e la copertura dei costi sociali da parte del Comune, il quale pianificherà la sua politica relativa al servizio idrico integrato in base alle proprie disponibilità finanziarie e agli obiettivi di investimento.

E' qualcosa di molto vicino ai cittadini e ai lavoratori del settore, coinvolti in prima persona nelle decisioni. Soprattutto, dà risposte davvero in linea con il risultato referendario che in Trentino ha visto la partecipazione del 64,43%, contro il 57% del resto d'Italia, e dove il 96% dei votanti si è espresso a favore della gestione interamente pubblica dell'acqua, simbolo ed emblema dei beni comuni che appartengono di diritto a tutta l'umanità.  Ecco la ragione e il senso dell'ordine del giorno, che non andava nella direzione di destabilizzare il nostro Comune, ma solo e unicamente di prospettare una possibilità e un 'opportunità nuova e di grande interesse per la collettività.

Lucia Coppola
Verdi per Costituente Ecologista

 

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