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Trento, 14 marzo 2014
QUEI DIRITTI VIOLATI
Alcune riflessioni mentre a Trento si sta ancora discutendo la mozione contro l’omogenitorialità.
di Lucia Coppola, consigliere comunale dei Verdi
dal Corriere del Trentino di venerdì 14 marzo 2014

Una mozione — presentata dal consigliere Cia e sottoscritta da altri esponenti del centrodestIa — di grave impatto sociale, umano e politico, il cui dispositivo, che reputo crudele, entra a gamba tesa dentro un mondo di affetti e libertà individuali, oltrepassa confini invalicabili che attengono ai diritti della persona.

Ipotizza infatti ingerenze inquisitorie e indebite intromissioni nella vita delle «famiglie arcobaleno», facendone quasi una vicenda di ordine pubblico tesa a individuare crimini, reati, colpevoli. Arriva a pensare che i bambini possano essere tolti al loro mondo di affetti familiari. Giustamente, Arcigay e Arcilesbica sottolineano il messaggio di papa Francesco sull’accoglienza e la capacità di comprendere la complessità del mondo attuale ,di capire che ci sono tanti tipi di famiglia, ormai conclamate, e tanti tipi di amore. Ed è questo amore che va accolto e riconosciuto.

A livello istituzionale e politico questo messaggio si traduce nel produrre tutele e attenzioni; nel riconoscere valori e diritti umani che devono essere dichiarati e affermati per una convivenza che sia davvero tale tra tutte le persone, qualunque sia il loro orientamento personale. A questo proposito va ricordato che Trento è una città che ha aderito alla Rete nazionale delle
pubbliche amministrazioni anti-discriminazione per orientamento sessuale e identità di genere.

Per quanto riguarda le persone gay, si pensa comunemente che il desiderio di un figlio sia naturale nelle donne e quindi si tende a comprenderlo e ad accettano di più nelle donne lesbiche, scrive la pasicanalista Sarantis Thanopulos, ma lo stesso desiderio esiste in egual misura anche nell’uomo come compimento essenziale della sua esistenza, indipendentemente dalle sue inclinazioni sessuali. Anche quando la tendenza alla paternità è inibita dalle circostanze, non viene meno il desiderio da cui scaturisce. Ci sono uomini che hanno figli senza aver mai svolto questa funzione e altri che, pur non avendone, si sentono pienamente realizzati sia a livello interiore che sociale come padri. Fra questi non è raro trovare uomini omosessuali.

Quanto alle donne lesbiche, va ricordato che non ricorrono alla maternità surrogata (peraltro prevista dalla legislazione di molti Stati). Le persone gay o lesbiche hanno sempre cresciuto bambini e continueranno a farlo anche in futuro. La vera questione, oggetto di tanto dibattere e di molte buone leggi prodotte in Europa e nel mondo ma non in Italia, purtroppo, è se questi bambini verranno cresciuti in famiglie e da genitori in possesso dei benefici, diritti e doveri previsti dal matrimonio civile, che, proprio per questo, non è «una smania» come lo definisce il consigliere Cia, ma la precisa volontà di essere dentro la storia, le leggi e le tutele che valgono sul territorio italiano per tutte le famiglie.

Ma veniamo alle acquisizioni scientifiche più accreditate. Nel 2005 l’Academy of Pediatrics americana ha dato incarico a una serie di associazioni scientifiche e sociali di svolgere uno studio mirato a esaminare gli effetti del matrimonio e delle unioni civili sulle condizioni psico-sociali e la salute psicologica di bambini i cui genitori sono omosessuali. La ricerca ha passato in rassegna tutta la letteratura scientifica reperibile sui seguenti tre punti: a) capacità educativa e comportamento; b) personalità e livello di adattamento dei genitori; c) sviluppo emdivo e sociale dei bambini; d) identità di genere e orientamento sessuale dei bambini. Ed è giunta a questa conclusione: i bambini cresciuti da genitori dello stesso sesso si sviluppano come quelli cresciuti da genitori eterosessuali.

Più di venticinque anni di ricerche documentano che non c’è una relazione tra l’orientamento sessuale dei genitori e l’adattamento emotivo, psico-sociale comportamentale dei bambini. Questi dati dimostrano che un bambino cresciuto in una famiglia con due genitori gay non corre alcun rischio. Adulti coscienziosi che sappiano fornire cure, che siano uomini o donne, eterosessuali o omosessuali, possono essere ottimi genitori.

Da parte di alcuni viene messa in dubbio la qualità della maternità e dell apaternità delle persone omosessuali, fatto questo che contribuisce a impedire adozioni o affldamenti post-divorzio. Viene per esempio sostenuto che le capacità materne delle donne lesbiche siano carenti, dando erroneamente per scontate quelle delle donne eterosessuali. Che l’omosessualità sia intrinsecamente psico-patologica. Ma nessuna di queste credenze è stata mai confermata dalle numerose ricerche. Le uniche condizioni di «svantaggio» legate all’orientamento sessuale dei genitori sono quelle legate al pregiudizio e allo stimma sociale, che bolla e fa danni.

Le ricerche hanno evidenziato che lo sviluppo dell’identità sessuale dei bambini/e non può essere in alcun modo condizionata o alterata, perché l’omosessualità non è una malattia infettiva, ma un orientamento della persona. I bambini seguono i loro percorsi di vita, esattamente come i figli delle coppie eterosessuali. Né sono più vulnerabili psicologicamente o incontrano maggiori difficoltà di adattamento rispetto ad altri bambini. È il contorno che deve fare adeguatamente la sua parte, in primis la scuola, non emarginando, e più in generale tutto l’ambiente di vita parentale e sociale nel quale la famiglia è inserita. Qui entra allora in gioco una comunità includente e solidale. Le cose sono molto diverse se a un clima di ostilità, curiosità, indifferenza, nel migliore dei casi, si sostituiscono interesse e sostegno, affettività e rispetto.

Gli studi più moderni, nel riferirsi a chi nella famiglia svolge funzione materna e paterna, hanno iniziato a usare il termine neutro di «Caregiver» (vale anche per bambini che hanno perso uno o entrambi i genitori, che sono dati in affido o vengono magari accuditi da nonni, zie o da altre flgure), per definire la persona o le persone che forniscono le cure o provvedono all’accudimento dei bambini o delle bambine.

Senza nulla togliere alle famiglie organizzate attorno alle figure di madre e padre, ciò che davvero costituisce la famiglia e fornisce al bambino l’ambiente adeguato per la sua crescita sono, come affermato dall’associazione degli psicologi, genitori coinvolti, competenti e capaci di cure. La valutazione delle cui qualità dovrebbe essere definita senza pregiudizi rispetto all’orientamento sessuale.

Molti omosessuali sono già genitori in Italia e anche in Trentino, con buona pace di questa mozione e di chi l’ha scritta e pensata. Anche se è una realtà che non gode di regolamentazione giuridica. Il riconoscimento sociale e giuridico delle famiglie omosessuali, che già esistono, non toglie valori alla società, semmai ne aggiunge. Un aumento di democrazia per alcuni, che non lede la condizione di altri. Un percorso che, illuminando la vita di una minoranza, illumina il futuro di un’intera società. Concludo con una frase di Antony Giddens, sociologo e politologo contemporaneo: «una democrazia delle emozioni non fa distinzione di principio tra relazioni omosessuali ed eterosessuali».

Lucia Coppola
consigliere comunale dei Verdi

 

      Lucia Coppola

LUCIA COPPOLA

BIOGRAFIA
E CONTATTI


  

vedi anche:

Trento, 7 marzo 2014
Famiglie
omogenitoriali

L'ordine del giorno
del consigliere Cia

Comunicato stampa
dei Verdi del Trentino

   

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