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Trento, 8 febbraio 2016
EUROPA, I CENTO PASSI MA INDIETRO
di Lucia Coppola, portavoce dei Verdi del Trentino
dal Trentino di lunedì 8 febbraio 2016

Gran brutto momento, questo, per l'Europa che sta vivendo la fortissima tentazione, dopo gli ultimi, tragici episodi locali di innalzamento di muri e filo spinato per respingere i profughi, di chiudere nuovamente le frontiere eliminando così il Trattato di Schengen.

Dalla caduta del Muro di Berlino, che sanciva la fine dell'Europa così come ci era stata consegnata alla fine del secondo conflitto mondiale, dolorosamente divisa in due blocchi, Schengen ha rappresentato un momento altissimo per le comunità degli stati europei dove, oltre alle merci e alle finanze, uomini e donne, e soprattutto ragazzi e ragazzi, potevano muoversi liberamente seguendo le nuvole vagabonde, le correnti, i corsi dei fiumi, i confini naturali e geografici del territorio europeo, conquistavano pacificamente uno spazio ampio e luminoso, incontravano gli idiomi, le tradizioni, la cultura, la scienza e l'arte, la ricerca. Rendevano la storia un momento di vita gioioso all'insegna del rispetto, dello scambio, della civiltà, dei diritti condivisi e della solidarietà fra i popoli.

Ora tutto questo viene tragicamente messo in discussione in funzione anti-europea, autoreferenziale, autarchica. Ognuno basta a se stesso e il filo spinato, gli sbarramenti dell'Ungheria di Viktor Orbane di altri stati dell'est diventano un modello interessante e probabile da seguire.

Insieme al populismo razzista e xenofobo della famiglia Le Pen e di Salvini posto a baluardo del buon vivere. Tutti contro tutti. Saltata ogni modalità di confronto e di reciproca fiducia e solidarietà. Persino la tollerante e democratica Danimarca sequestra i beni ai profughi, quei beni che rappresentano l'unica possibilità per molti di sopravvivere in paesi stranieri e per lo più ostili. Il terrorismo e la brutalità dell'Isis, rivolto prevalentemente contro la storia, la cultura e soprattutto il diritto alla vita di popoli di fede islamica, ingenera altre e terribili tensioni razziali ed etniche; aumentano i delitti islamofobi.

Le donne, anche quelle europee, devono fare i conti con un rinnovato sessismo, con situazioni di svantaggio e si vedono restringere i diritti acquisiti, le libertà civili, la rappresentanza istituzionale, lo stesso lavoro e le retribuzioni che non sono quasi mai commisurate alle capacità e alle competenze e sono sempre e comunque inferiori a quelle maschili.

E tutto ciò accade ora e qui, nel terzo Millennio che avrebbe dovuto consegnarci prosperità, pace, abbondanza, tecnologia al servizio della persona, salute. Invece i dati statistici ci dicono che il 10% degli abitanti del pianeta detiene il 60% delle risorse economiche.

Questo terribile arretramento in parte già in atto, ognuno chiuso nelle piccole patrie degli stati nazionali in difesa dei privilegi conquistati sulla pelle di altri esseri umani, rappresenta per alcuni la catarsi che dovrebbe difenderci, liberarci forse dalla vista del tanto dolore che attraversa il nostro continente, assediato da coloro che hanno perso tutto. Chiuse le frontiere potremo dimenticarci dei bambini sotto la neve abbracciati a una bambolina di pezza, di quelli spariti nei bombardamenti, di quelli, a centinaia, periti tra i marosi, tra le braccia di genitori atterriti, deposti sugli scogli da onde pietose. Potremo dimenticarci che a pochi passi da noi si consumano violenze inaudite contro popoli innocenti che ormai, nell'immaginario collettivo, contano poco o niente, sono colpevoli solo per il fatto di non essere noi.

La routine delle immagini che la televisione ci rimanda giornalmente, tra attentati e bombe intelligenti che uccidono civili inermi, ci ha annebbiato il cuore e la mente. L'importante è aggrapparci, ma fino a quando?, al nostro pezzetto di terra e di serenità come a qualcosa che a noi spetta per diritto acquisito.

Chiudiamo gli occhi, i pensieri, la coscienza, le frontiere.

Appunto.

La Terra ha finito da un pezzo le sue risorse perché una parte del pianeta le consuma abbondantemente anche per chi non spreca nulla e vive di poco o niente; i cambiamenti climatici dovuti all'incuria e al menefreghismo di quanti non pensano a chi verrà dopo di noi, creano danni incommensurabili al pianeta, generano siccità, fame, inondazioni e inducono a loro volta a fuggire.

Sono i profughi climatici, o economici, quelli per cui è necessario per qualcuno operare doverose distinzioni. Loro, infatti, non dovrebbero essere accolti: non sono rifugiati, sono solo affamati, assetati, poveri!

Mi chiedo se in un mondo in fuga, dove l'esodo per un'infinità di cause è diventato la normalità, abbia ancora un senso mantenere lo stato di rifugiato solo per chi fugge dalle guerre.

L'ex ministro della Giustizia francese, Christiane Taubira, da poco dimissionaria proprio in dissenso con le politiche del suo paese, parlando alla New York University che l'ha accolta trionfalmente ha detto: “Ho voltato una pagina della mia vita, ma la lotta per i valori in cui credo prosegue con altre forme. Oggi l'Europa corre un rischio mortale: se finisce Schengen, le singole nazioni ripiegate su se stesse sono condannate alla decadenza. Io sto con quelli che varcano le frontiere in cerca di speranza non con chi costruisce nuovi muri.”

L'Europa non deve e non può chiudere gli occhi di fronte alle sue responsabilità scegliendo le soluzioni più semplici, quelle che parlano alla paura, pur legittima, di tanti di noi. Deve recuperare lucidità, coesione, idee, prendere iniziative, far valere la sua idea di civiltà e di umanità. Ritrovare le ragioni dei padri fondatori, quelle che l'hanno fatta diventare Unione Europea.

L'Unicef parla di stragi di bambini, come ai tempi di Erode; i dati parlano da soli e sono terribili: in Italia sono scomparsi 5000 dei 26 mila minori non accompagnati che sono arrivati. Del milione di persone arrivate in Europa, contro i 4 milioni ospitati in Libano, Turchia e Giordania!, 270.000 sono bambini. E' a loro, soprattutto a loro, che dobbiamo una speranza di futuro.

Non dobbiamo rinunciare all' Europa di Schengen, quella dei popoli, della democrazia dal basso.

Non dobbiamo avere paura di rimanere umani. Ci si salva solo insieme.

Lucia Coppola
Portavoce dei Verdi del Trentino

 

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