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Trento, 7 luglio 2015
DOPO L’ENCICLICA
PAROLA DI PAPA
Le politiche ambientali, sempre più necessarie
di Lucia Coppola, Verdi del Trentino
dal Trentino di martedì 7 luglio 2015

La preoccupazione per il cambiamento climatico e, in generale, per lo stato del pianeta, così autorevolmente evidenziata anche dall'Enciclica “verde” di papa Francesco, “Laudato si’”, non riguarda solo la temperatura che sale e le sue conseguenze, ma anche il tema delle disuguaglianze, perché viviamo in un sistema che rende ancora più brutale nei confronti dei più deboli un ambiente squilibrato.

Per la verità non è neppure il primo documento papale, perché si calcola in almeno cinquant'anni il tempo del “magistero ecologico” della chiesa romana. Troviamo elencati in un significativo articolo sul Venerdì di Repubblica, scritto da Filippo Di Giacomo, la posizione, decisamente sbilanciata a favore dell'ecologia e della qualità della vita di Paolo VI, che tenne alla FAO nel 1970 un discorso nel quale denunciava “la catastrofe conseguente all'esplosione della civiltà industriale, problema anche sociale di vaste dimensioni”. I termini “problema ecologico” e “catastrofe ecologica” sono ricorrenti nei suoi interventi, preavvertendo in qualche modo la gravità dei comportamenti umani in nome del progresso e dello sviluppo economico. Lo stesso Giovanni Paolo II ha sovente utilizzato la categoria cara agli ambientalisti di “sviluppo sostenibile”, denunciando nel 1987, nell'Enciclica “Sollicitudo rei socialis”, la spaventosa crescita delle aree urbane e la conseguente esplosione dei bisogni energetici, ponendo anche l'attenzione sul riscaldamento del Pianeta e sull' “effetto serra“ nell' Enciclica “ Centesimus anno”.

Dal canto suo, lo stesso Benedetto XVI fu salutato dal National Geographic come “primo papa ecologista del XX secolo” per le sue decise prese di posizione.

Di fatto, papa Francesco, certamente più seguito date le sue straordinarie doti umane e capacità comunicative, che arrivano di getto al cuore dei problemi e delle persone, ha ripercorso anche i passi dei suoi predecessori.

La domanda è: quanto tempo ci vorrà perché anche chi ci governa a livello mondiale e nazionale, e ha il potere di modificare realmente le cose invertendo la rotta, si accorga che la situazione è ampiamente sfuggita di mano? Che non c'è più molto tempo? I danni al territorio e all'ambiente, anche in questa parte del mondo, sono sotto gli occhi di tutti e si evidenziano in disastri immani, in piccole economie che si sbriciolano sotto l'irruenza del torrente di turno, in imprese messe in ginocchio anno dopo anno, con danni alle colture e al paesaggio. In famiglie che non riescono più a trovare la forza per risollevarsi. Ma soprattutto, ogni volta che un evento traumatico si determina, quasi sempre per incuria e malgoverno, con perdite di vite umane.

Anche il territorio italiano, e pure quello trentino, sono stati segnati in più occasioni da eventi catastrofici particolarmente pesanti e per lo più evitabili.

Ecco perché dobbiamo intervenire prima che i cambiamenti climatici modifichino in modo irreparabile il delicato equilibrio che la Terra vive. E' inutile discutere di riduzione graduale di CO2 nei prossimi trent'anni, bisogna partire subito, dicendo che ogni anno vanno ridotte le emissioni dall'otto al dieci % dappertutto.

Lo scontro è ancora tra ciò che è politicamente possibile e ciò che è scientificamente, umanamente, ecologicamente necessario.

Porre fine nei tempi lunghi, e limitare nell'immediato, l'uso dei combustibili fossili, deve essere dunque parte fondante di un processo di transizione non più rinviabile in un' ottica “glocale”, quella stessa che noi Verdi da sempre assumiamo.

È proprio qui, in questo contesto, che si deve collocare anche a livello comunale e provinciale un ricorso più deciso e convinto alle energie rinnovabili, insieme alla riqualificazione degli edifici, a una piena realizzazione e riconversione economica, finanziaria, ambientale che sostenga le imprese e le famiglie, i lavoratori e i giovani nella riconversione dello stile di vita e di lavoro, verso una Green Economy che porti benessere diffuso, nuovi posti di lavoro e più salute.

Gli anni della crisi hanno portato a Trento come nel resto d'Italia, le famiglie a ridurre i costi dell'energia. Ma ciò non è avvenuto a pieno e con vera convinzione a livello amministrativo, sia statale che locale, con una grave sottovalutazione del problema e con significative perdite per l'ambiente e per l'economia.

I dati dell'indagine Istat sui consumi delle famiglie ci dicono che in media se ne vanno 1635 euro all'anno per famiglia in spese energetiche, con una forte differenziazione geografica: per il Nord il conto è di un terzo più salato che al Sud.

Dunque, fare scelte sostenibili per l'ambiente è anche vantaggioso economicamente. Il Comune di Trento ha messo in atto già da alcuni anni importanti iniziative tese al risparmio energetico, ora deve proseguire su questa strada e fare ancora di più: per condurre questa città ad essere un emblema di buone pratiche e di attenzione, pur nella sua dimensione limitata, agli obiettivi di salvaguardia del Pianeta.

Lucia Coppola
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