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Trento, 19 marzo 2016
Doppia preferenza, la voce delle donne in politica
di Lucia Coppola, presidente del Consiglio comunale di Trento
dal Corriere del Trentino di sabato 19 marzo 2016

Passata la festa o giornata, che dir si voglia, dell’«Otto marzo», tra articoli, interviste, mimose e considerazioni varie, resta la quotidianità con parecchi spunti di riflessione. Molti anni fa, giovane donna alle prese con i suoi ideali, sognai di trovarmi in un aeroporto sul quale gravava una cappa di cristallo da cui si intravedeva un cielo azzurrissimo. Io volavo come una disperata su un aereo che sembrava quello di Saint Exupery ma non riuscivo a uscire da quella luce. Una sensazione angosciante che mi costrinse a un opportuno risveglio. Allora non sapevo di quello che comunemente ora, nel mondo femminile, viene definito, appunto, «soffitto di cristallo», ma lo percepivo chiaramente.

La disparità fra uomini e donne da allora, da quel sogno così vivido ancora nella mia mente, è aumentata ovunque, ma in Italia di più perché le discriminazioni e le disuguaglianze sono in crescita. Le donne continuano a essere frenate non solo dai soffitti di cristallo che ne bloccano i percorsi di carriera, ma anche dalle pareti di cristallo che le segregano in particolari posti di lavoro, in genere legati alla cura, all’assistenza, alla cultura, all’istruzione e solo raramente stanno ai vertici.

Il Global Gender Gap Report del World Economic Forum, che misura il divario di genere nel mondo, ci colloca al 41° posto su 145 paesi, mentre se guardiamo alla politica economica solo la Turchia e Malta riescono a fare peggio dell’Italia in Europa. Infatti per quanto riguarda l’occupazione femminile siamo al 111° posto, fra gli ultimi, insieme a Cuba, Messico, Arabia Saudita, Bangladesh.

Questo 2016 riveste una particolare importanza per le donne, ricorre il 70° anniversario del suffragio universale. Il filosofo Norberto Bobbio ebbe a dire allora: «Il suffragio universale è un’applicazione del concetto di uguaglianza: rende uguali rispetto ai diritti politici, che sono i diritti eminenti in democrazia».

Era il 30 gennaio 1945 quando le donne italiane si videro riconoscere il diritto di voto. Il decreto del consiglio dei ministri (1° febbraio) non prevedeva però che le donne potessero essere elette. Ci volle più di un anno perché l’errore o la dimenticanza venisse corretta con un decreto del 10 marzo 1946. La conquista di tale diritto non era scontata. Tanti uomini politici si dichiararono contrari perché le potenziali elettrici erano «ignoranti, inadeguate, inferiori, non meritevoli di esercitare una piena cittadinanza».

Ora molta acqua è passata sotto i ponti, ma le istituzioni democratiche italiane e trentine non brillano certo per presenze femminili, per una pluralità di cause sulle quali molto ci sarebbe da disquisire. Cito i tempi della politica, la difficoltà della conciliazioni tra le incombenze familiari, ancora molto pressanti sulla componente femminile in tutte la fasi della vita. Cura dei figli, degli anziani e della casa gravano in modo molto significativo sulle donne sia a livello di tempo che di qualità e quantità di impegno. Il lavoro fuori casa, quando c’è, unito a tutto il resto rende molto difficile per le donne anche solo l’idea di impegnarsi in politica.

La crisi economica di questi ultimi anni ha fatto sì che molte rientrassero all’interno delle loro case per supplire i servizi mancanti o troppo costosi per le famiglie in difficoltà. Tante donne hanno perso così di vista il proprio valore anche in termini di professionalità, formazione, competenze. Sono state pervase dal senso di inadeguatezza e dalla convinzione di non essere più utili né a se stesse né alla società.

In Trentino si calcola che annualmente ben 300 donne smettano di lavorare dopo il primo figlio. Vi è poi la scarsa propensione delle stesse donne, pur presenti in modo determinante nella società civile, nel volontariato, nelle associazioni, a misurarsi con la politica. Eppure il coraggio, la determinazione, i percorsi di vita raccontano di tanti talenti, di una cultura alta, di ottime capacità relazionali e organizzative, che riguardano sia le giovani generazioni che quelle più mature, indispensabili alle istituzioni democratiche anche nella nostra provincia. Manca il punto di vista delle donne nelle decisioni assunte e nelle azioni intraprese.

Ci sono poi prerogative femminili che nel tempo hanno creato cultura diffusa, come la non violenza, l’ascolto, il rispetto delle opinioni altrui, l’accoglienza, la cura per le persone e per l’ambiente, l’onestà, l’efficienza e la concretezza, l’attenzione al bene comune. Buone pratiche di vita che diventerebbero buona politica. Certo, bisogna lavorare molto anche sulla consapevolezza di sé da parte delle donne.

Fondamentale poi il tema delle relazioni, a partire da quelle tra donne, per creare alleanze. I numeri della politica trentina sono davvero avvilenti e sconfortanti: non si arriva al 30% in gran parte dei comuni trentini, la città capoluogo ha la stessa presenza femminile di Volano. Ci sono cinque donne in Consiglio provinciale su 35 e una sola assessora. Le donne sindaco sono il 12%. Ecco perché la doppia preferenza di genere diventa una necessità non più rinviabile, cari consiglieri provinciali.

È passata nel 2013 in Senato con 334 voti a favore e solo 91 contrari, che cosa aspetta il Trentino ad adeguarsi? Non sono «quote rosa», si tratta di applicare una norma che sostenga e aiuti non le donne ma l’intera società rendendo onore all’articolo 3 della Costituzione: «Tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge, senza distinzioni di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto, la libera uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del paese».

Lucia Coppola
Presidente del Consiglio comunale di Trento

 

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