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Trento, 22 maggio 2012
Per uscire dalla crisi cambiamo stili di vita
di Lucia Coppola
da l'Adige di martedì 22 maggio 2012

In questo momento le preoccupazioni e l’attenzione, anche confusa, è rivolta alla situazione economica: l’occupazione, lo spread, il debito pubblico, il rigore, il pareggio di bilancio, lo sfaldamento dell’Unione Europea e della Bce, la crisi greca, quella spagnola, e la nostra.

Sembra che in questo quadro drammatico le tematiche ecologiste e ambientali siano un’appendice, una testimonianza di intenti lodevoli, ma che le priorità siano altre.

E invece no.

Oggi sentiamo parlare di rigore e di una fase due di rilancio dell’economia. Ma quale? E possibile pensare ad un rilancio della motorizzazione di massa? Ad un rilancio della speculazione edilizia con ulteriori devastazioni del territorio? A grandi opere pubbliche con annesse e connesse corruzione e lievitazione dei costi? Il vecchio modello si è inceppato e inevitabilmente rotto. E da cambiare.

Come nel dopo guerra, c’è necessità di riconvertire l’industria, la politica, l’edilizia e l’urbanistica, le infrastrutture, la mobilità.

Serve un piano energetico nazionale, che si declini in modo certo anche a livello locale, dove il Conto Energia non muti ad ogni refolo di vento mettendo in ginocchio il comparto legato alle energie rinnovabili. Serve potenziare la ricerca ed investire nella riduzione e nel riciclo dei rifiuti. Serve essere aperti al dialogo e ricettivi, pronti a valorizzare i contributi di singoli cittadini, associazioni, imprese e istituti di ricerca. Serve mettersi insieme.

La crisi impone altri modi di pensare, di consumare, di relazionarsi, di fare politica.

Preoccupa l’aumento dell’astensionismo, in un paese che fino a pochi anni fa registrava un’affluenza sopra l’80%. I partiti tradizionali hanno subito una crisi non solo di fiducia e credibilità, ma anche dì difetto di rapporto e comprensione dialettica con i cittadini, stufi e scandalizzati dagli sprechi, dall’auto-referenzialità, dall’arroganza.

L’astensione e I’ anti-politica sono in realtà una richiesta di «altra politica». Si sente in questa urgenza l’assenza di politici come Alex Langer, che sapeva così bene dialogare e progettare in uno scenario piccolo come in uno scenario ampio, sovranazionale. I risultati incoraggianti delle elezioni in Francia e in Germania, delle amministrative da noi, aprono nuove opportunità di iniziativa, di confronto e di dialogo su tante tematiche importanti: la riforma elettorale e referendaria, il no al consumo di territorio, l’agricoltura biologica a chilometro zero, il commercio solidale, i consorzi di produttori, le associazioni di consumatori responsabili, la riqualificazione energetica nell’edilizia, la riconversione e la bonifica di aree devastate e a rischio del nostro territorio, la messa in sicurezza di scuole ed edifici pubblici. Ma anche il potenziamento e la razionalizzazione del trasporto pubblico per renderlo davvero alternativo e competitivo rispetto all’uso dell’auto privata.

E poi l’adesione dei nostri Comuni al Patto dei Sindaci che vincola ai parametri europei per quanto attiene le emissioni in atmosfera di Co2. Normative più severe e fatte rispettare sul tema degli imballaggi e sul riciclo, con la diffusione capillare della raccolta differenziata.

L’educazione alla cittadinanza e al rispetto ambientale deve entrare nella programmazione delle scuole di ogni ordine e grado. E il Muse potrebbe essere centro e motore di informazione, formazione e cultura scientifica rivolto in particolare alle giovani generazioni, con particolare attenzione al tema delle Energie Rinnovabili e del risparmio energetico.

Questa crisi, pur nella sua tragicità, è una necessità e forse un’opportunità dì ripensamento, di cambiamento, di miglioramento. Ci può essere progresso anche senza un’idea di sviluppo che consuma energia, risorse, territorio, spirito d’iniziativa, responsabilità individuale e collettiva. Dal male può nascere il bene. Insieme si può, concentrando le energie, presenti più nella società civile che nella politica. Attingendo all’alta formazione di tanti giovani, valorizzando la ricerca e l’imprenditorialità lungimirante.

C’è bisogno di una politica colta e generosa che pensi al bene comune e non a quello personale o di partito. I cittadini non ce la fanno più e vogliono cambiare. Tutti, o molti, percepiscono che lo stile di vita sin qui adottato è ormai finito, e non tornerà più. Dalla terra, dall’atmosfera, dall’acqua, ancora la vita: se solo riusciremo a preservare quanto ci offre il nostro pianeta, a non comprometterne i delicati equilibri.

È compito della buona politica comunicare questa speranza di rinascita a chi, a ragione, è deluso, sfiduciato, chiuso e rabbuiato. Come ebbe a dirmi un giorno un mio piccolo alunno, «il sole splende sempre, anche quando si è tristi». Partiamo da qui.

Lucia Coppola

 

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