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Trento, 1 novembre 2018
I PERICOLOSI CAMBIAMENTI DEL CLIMA
di Lucia Coppola
dal Trentino di giovedì 1 novembre 2018

Caro direttore, oggi, nel giorno terribile della conta dei danni ambientali, economici, paesaggistici, di beni pubblici e privati, ma soprattutto di perdita di due preziose vite umane, campeggia nella pagina delle lettere del suo giornale una bella foto dell’autunno trentino, cosi come lo abbiamo conosciuto fino a tre giorni fa. Si intitola “Autunno trentino come nelle fiabe”, ed è certo un’immagine di speranza di cui oggi in tanti sentiamo il bisogno.

Il Trentino, forte della sua tempra civile, del coraggio e dell'impegno della Protezione Civile, dei Vigili del Fuoco e dei tanti volontari, uomini e donne, che da ore stanno dando il massimo per soccorrere, ripristinare, mettere in sicurezza e vigilare, saprà riprendersi anche da questa tragedia collettiva che in misura più o meno grave ha coinvolto città e valli, piccoli e grandi centri abitati, strade, laghi, fiumi e torrenti, verde pubblico e privato, ponti.

Pare proprio che la fiaba sia finita. E che questo sia solo un piccolo assaggio di quello che si può aspettarsi quando l'estate in Trentino si protrae oltre il limite consentito, 30 gradi sul Garda la scorsa settimana e 28 a Trento città, i ghiacciai sono ridotti a lingue striminzite e sporche di smog, siccità e bombe d'acqua imperversano. Insomma ci siamo.

Gli esiti nefasti dei cambiamenti climatici dovuti al riscaldamento dell'atmosfera ormai non sono più fatti che riguardano solo il sud del mondo. Ci riguardano, eccome, in prima persona. Ed è solo grazie alla cura del territorio e al costante monitoraggio delle sue criticità e fragilità messa in atto a livello provinciale se i danni non sono stati maggiori. Disastri, allagamenti, tifoni, alluvioni, bombe d'acqua, devastanti cicloni, siccità, freddo e caldo eccessivi, perdita di vite umane e distruzione fanno ormai parte delle tristi vicende che ad ogni autunno o primavera si verificano nella nostra Italia.

In Europa e nel mondo le stagioni risultano pesantemente modificate nelle loro caratteristiche climatiche da quell'effetto serra al quale anche noi contribuiamo, come paesi e come singole persone.

Ci fa riflettere sulla necessità di correre velocemente ai ripari, di adottare politiche e stili di vita tesi ad abbassare il livello di C02 in atmosfera, principale responsabile del riscaldamento della Terra, che si fa sentire anche da noi, se pure in modo meno devastante.

La responsabilità verso l'intero Pianeta e nei confronti delle generazioni future deve essere anche alla base della visione e dei compiti dei nostri amministratori per un utilizzo sobrio e sostenibile delle risorse, che riguarda sempre più i comportamenti individuali e familiari oltreché collettivi.

È per questo che tutte le piazze del mondo si mobilitano periodicamente per riportare l'attenzione di tutti, ma soprattutto dei “grandi” della Terra su questi temi non più eludibili. La speranza è l'ultima a morire ma anche, come diceva qualcuno, il più crudele dei sentimenti. È evidente che va cambiato l'attuale modello di sviluppo economico e dei consumi, basato ancora e sempre sull'uso delle fonti fossili, su produzioni intensive animali, sugli sprechi, in primis dell'acqua, bene comune per eccellenza, che hanno generato e generano povertà, squilibri, guerre.

Va superato, come diceva giustamente Bob Kennedy, il PIL, con nuovi indicatori che sappiano valutare lo sviluppo prima di tutto in termini di equità e di benessere diffuso, sociale e ambientale.

In questo processo, i cittadini non possono essere considerati come semplici consumatori, bensì soggetti portatori di diritti e capaci di responsabilità, perché sono i primi a pagare quando si verificano eventi di questa portata. Penso, inevitabilmente, ai programmi di partiti e coalizioni in queste ultime elezioni provinciali e non posso che constatare il vuoto programmatico desolante sui temi ambientali e dei cambiamenti climatici.

C'è da augurarsi che la macchina provinciale sia talmente ben rodata da continuare il suo compito di tutela dei territori, dell'ambiente e della vita di coloro che lo abitano. Una nuova politica energetica e industriale deve puntare sulle energie pulite, sul risparmio e l'efficienza, sulla ricerca e l'innovazione tecnologica, di processo e di prodotto, per entrare davvero nell'era della green economy, creare occupazione e benessere diffuso e liberarci dalla schiavitù e dalla prospettiva cieca delle fonti non rinnovabili, ora in via di veloce esaurimento.

Dal 2007 ai giorni nostri la banchisa dell'Artico è scesa ai minimi storici, mentre lo scioglimento della crosta della Groenlandia è raddoppiato dagli anni '90 e i ghiacciai delle Alpi hanno perso circa due terzi del proprio volume dal 1850 ad oggi. Ormai non fanno più notizia le inondazioni costiere durante le tempeste e il livello medio del mare è aumentato annualmente di 1,7 mm l'anno nel XX secolo. Più concretamente, e per parlare un po' di noi, è necessario accelerare il processo di cambiamento riferito ai consumi energetici, alle fonti rinnovabili, all'edilizia sostenibile, al consumo del suolo, alla rinaturalizzazione e bonifica di terreni che possono essere recuperati, alla riconversione di fabbriche pericolose per chi ci lavora e per chi abita nelle vicinanze, alla mobilità sostenibile per la quale ancora troppo poco si fa.

A Parigi solo il 30% della popolazione possiede un'auto! E certo la conformazione fisica delle città europee si presta molto ad un sistema di mobilità integrato che mette d'accordo pedoni, ciclisti e mezzi pubblici, i più svariati. Ma non mi si dica che anche da noi qualcosa in più non si potrebbe fare! Ed è certo che troppo poco si è fatto negli anni passati, quando c'era la possibilità economica, per investire su trasporti puliti, rapidi, efficienti, sicuri ed economici. Pubblici.

Ma è importante anche evitare di fare altri danni, in nome di una fantomatica crescita economica e dell'occupazione, in zone preziose come il Lagorai, ancora abbastanza integre, paesaggisticamente uniche, con un'orografia delicata ed equilibri fragili che potrebbero venire sconvolti. Prativi, brughiere, rivi, cascate, specchi d'acqua incantevoli, foreste, segnati e nobilitati dal paesaggio sono la vera ricchezza da conservare.

Ciascuno di noi deve poter dire la sua come cittadino non solo sul proprio territorio di pertinenza, e non solo se eletto nelle istituzioni che ci governano, ma su tutta la bellezza, bene comune, che la natura ci ha regalato e che qualcuno, più previdente e saggio, ha conservato sin qui perché noi continuassimo, con lo stesso amore e lo stesso rispetto, a prendercene cura. La mia vicinanza a tutti coloro che in questo momento stanno soffrendo e lottando per riparare case, paesi, territori. Vite.

Lucia Coppola

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