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Trento, 6 febbraio 2017
AMBIENTE
Il Bondone va rispettato
di Lucia Coppola, Presidente del Consiglio comunale di Trento
da l’Adige di lunedì 6 febbraio 2017

L' incontro di giovedì 2 febbraio, nel quale il sindaco di Trento ha presentato un «pirotecnico» Dario Maestranzi, consigliere delegato al Monte Bondone, al quale riconosco impegno e passione, è destinato sicuramente a far discutere.

Sono state talmente tante le sollecitazioni, infarcite di inglesismi, di riscontri economici, di proposte le più svariate nell'ambito degli sport piuttosto che del tempo libero che, alla fine, ammetto di aver provato un certo qual stordimento e anche un po' di sconcerto.

Grande assente è stata purtroppo la montagna nella sua valenza ambientalistica, naturalistica e del rispetto dovuto a un territorio prezioso, fragile e composito come quello del Monte Bondone.

Una montagna, un luogo del nostro Trentino, che è un unicum per le peculiarità che la caratterizzano, la definiscono e la differenziano in modo sostanziale da altri paesaggi, vallate, monti, altipiani dove troviamo un susseguirsi di paesi ognuno con la propria identità, storia, attività produttive, scuole, luoghi della socialità, abitati stabilmente.

Il Bondone è diverso, «bello e impossibile», una spina nel fianco non solo degli ambientalisti ma anche delle categorie economiche e dei singoli cittadini, perciò riconosco al sindaco lungimiranza politica nell'aver individuato un consigliere delegato che se ne occupi in modo stabile.

Spero che al consigliere Maestranzi non sfuggano le tante e diversificate vocazioni della bellissima montagna della città di Trento, succursale in alta quota dei beni comuni naturalistici che impongono interventi di protezione, valorizzazione, tutela. Spesso il Bondone è stato ed è vissuto come luogo del «mordi e fuggi», del turismo usa e getta, dunque la speranza è che questo rinnovato attivismo non lo trasformi in una specie di «Milano da bere», in un parco giochi d'alta quota, intervenendo con soluzioni paesaggisticamente ed ecologicamente inaccettabili, rendendo sempre più precari gli equilibri e l'armonia del luogo. Per quanto riguarda la tutela della fauna penso, tra tutti, ai tetraonidi per i quali si è sempre stigmatizzata la scelta di illuminare le piste in notturna. Ipotesi che il consigliere delegato ha rilanciato anche per le piste da fondo.

Quanto conta davvero per noi che lo guardiamo dal basso verso l'alto il genius loci che caratterizza questa montagna?

E il turista è solo un predatore di luoghi, paesaggi, risorse o può essere anche portatore di una cultura nuova, di differenti bisogni più sostenibili, più lenti, più diversificati nel corso di tutto l'anno, di nuovi punti di vista che inevitabilmente devono incontrarsi con quelli di amministratori, albergatori, commercianti, portatori di interesse, associazioni? E per contro, il turista può essere educato alla sacralità di un luogo e alla sua storia, alla sua vocazione oppure chi è preposto al governo di un territorio e alla sua pianificazione si deve adeguare a raccattare qualsiasi richiesta purchessia, anche se non è la più consona?

Dunque il nostro consigliere delegato dovrà necessariamente aprire un confronto con le associazioni ambientaliste, con le popolazioni dei paesi pedemontani che insistono sul quel territorio e che da secoli attraverso gli Usi Civici ne tutelano i beni e la storia, la redistribuzione equa delle risorse.

La Riserva Integrale delle Tre Cime del Monte Bondone è un'area naturale protetta del Trentino Alto-Adige, istituita nel 1968, il cui territorio apparteneva nel XVI secolo al principe Vescovo di Trento che lo utilizzava per le battute di caccia. In seguito, il territorio venne donato alle comunità di Sopramonte, Sardagna, Garniga, Cavedine, Baselga del Bondone e Vigolo Baselga. La zona fu utilizzata per la pastorizia e nel XIX secolo diventò una base militare strategica con la costruzione delle caserme austro-ungariche. Lo scopo dell'istituzione della Riserva era dichiaratamente quello di preservarne il valore ambientale, la fauna e la flora e conservare il suo paesaggio, la sua storia e l'identità. In tanti ci auguriamo che la riconversione conservi queste vocazioni e che si scelga di favorire e sostenere i progetti che più vi si attengono. Nel 2004 è purtroppo avvenuta la chiusura del Centro di Ecologia Alpina delle Viote (Cea), fondato con legge provinciale nel marzo 1993 e quindi accorpato all'Istituto Agrario di San Michele, nonostante fosse un centro di eccellenza importantissimo per la ricerca ambientale, un esempio unico in tutto l'arco alpino. Molte delle iniziative relative allo sviluppo del Monte Bondone proprio in chiave ambientale ed ecologica erano fortemente improntate alla presenza di questo centro.

I Verdi, già nel 2002, avevano proposto che fosse valutata la creazione di un Parco come garanzia e stimolo alla conservazione ambientale e all'uso sostenibile di un territorio alpino di quella rilevanza, elemento di prestigio culturale e richiamo turistico in ogni stagione.

L'ipotesi dell'istituzione di un Parco del Monte Bondone in funzione naturale/culturale comprendeva la Conca delle Viote e le Tre Cime e in esso potevano convivere, oltre al Cea, poi smantellato, il Giardino Botanico, il biotopo delle Viote, la tutela dei luoghi, del paesaggio, della fauna e della flora, la promozione di un turismo soft, termale, dello sci da fondo, dell'alpinismo, della valorizzazione delle malghe. Tutto ciò resta un'opzione sempre viva. Noi Verdi ci siamo battuti in questi anni anche contro l'ulteriore coinvolgimento finanziario dell'ente pubblico nel salvataggio a tutti i costi degli impianti di risalita sempre in perdita, anche a causa delle mutate condizioni climatiche. Ora l'idea, certo affascinante, del grande impianto che colleghi la montagna alla città sembra avere un forte appeal sull'opinione pubblica. Questa ipotesi dovrà però fare i conti con la mancanza ormai acclarata di neve sotto i 2000 metri, con i costi ingenti a fronte di risorse pubbliche sempre più precarie, con altre necessità impellenti che attraversano la vita delle persone. Non è un caso se nel nostro Trentino le sciovie si sono ridotte del 60%, le seggiovie del 30%, e il totale degli impianti in esercizio si è ridotto del 30%.

Nel 2002 intanto erano stati approvati i Patti Territoriali sul Monte Bondone, cioè quella che doveva essere la strategia di sviluppo per il rilancio della montagna di Trento da riaffermare e riempire e far finalmente vivere.

Non siamo all'anno zero, caro consigliere delegato.

Oggi i valori ambientali propri dei territori montani, la qualità insediativa e della vita, le opportunità di svago, di praticare sport, di coltivare la lentezza, il pensiero, la riflessione, di godere del paesaggio, del mutare delle stagioni, di un tempo di vita umanamente più consono ai bisogni di bambini, ragazzi e adulti, costituiscono un valore aggiunto di cui non sempre chi ci governa è pienamente consapevole. Sono di per sé anche risorse economiche e, se oculatamente gestiti, diventano opportunità di lavoro «buono». I luoghi ci parlano. Bisogna leggerli e interpretarli.

Lucia Coppola
Presidente Consiglio comunale di Trento


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