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Trento, 10 dicembre 2013
INTERVENTO SUL BILANCIO DI PREVISIONE 2014
DEL COMUNE DI TRENTO

di Lucia Coppola
consigliere comunale degli Ecologisti e Civici - Verdi Europei

riportato in forma ridotta con il titolo "TERRITORIO DA MARCARE"
dal Corriere del Trentino di giovedì 19 dicembre 2013

Vorrei iniziare il mio intervento con una citazione che mi è molto cara. E' il discorso pronunciato da Robert Kennedy il 18 marzo 1968 alla University of Kansas City. Nello stesso anno venne assassinato. “Non troveremo né un fine per la nazione né una nostra personale soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico, nell'ammassare senza fine i beni terreni. Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell'indice Down Jones, né i successi del paese sulla base del prodotto interno lordo. Il PIL comprende anche l'inquinamento dell'aria e la pubblicità delle sigarette, le ambulanze per sgomberare le nostre autostrade dalla carneficina dei fine settimana. Il PIL mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa e le prigioni per coloro che  cercano di forzarle. Comprende programmi televisivi che celebrano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari. Si accresce con gli equipaggiamenti che  la polizia usa per sedare le rivolte, e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari. Il Pil non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della loro gioia nei momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia, la solidità dei valori familiari, l'intelligenza del nostro dibattere. Il PIL non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza, né la nostra conoscenza, né la nostra compassione, né la devozione del paese. Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta.”

Sono parole importanti, di rigore e di visione, di verità che mi hanno fatto riflettere e mi fanno ancora riflettere.  Ma sulla base di quelle verità e di quelle visioni, lontane nel tempo ben 45 anni, ma ancora così vive ed attuali, così vicine alla sensibilità e alle ragioni di tante cittadine e tanti cittadini trentini, credo che possiamo quanto meno cercare di confrontarci, in occasione della discussione sul Bilancio, sui grandi temi che appartengono alla storia di questi tempi difficili, sulle tematiche ambientaliste ed ecologiste che riguardano noi e l'intero pianeta.

Il fattori clima alteranti - L'ambiente
Quanto è accaduto nelle Filippine, una tragedia di proporzioni immense, e un dolore che non si può neppure descrivere né immaginare, con migliaia di morti, 9 milioni di persone colpite, tra cui 4 milioni di bambini, e 600 mila senza tetto, senza cibo  e senza acqua potabile; il disastro, con perdita di vite umane e distruzione di paesaggi, abitazioni e attività economiche della nostra Sardegna; i recenti, devastanti cicloni Negli Stati Uniti: tutto ciò ci dà la misura degli esiti nefasti dei cambiamenti climatici, di quell'effetto serra al quale anche noi contribuiamo, come paesi e come singole persone.  Ci fa riflettere sulla necessità di correre velocemente ai ripari,  di adottare politiche e stili di vita tesi ad abbassare il livello di C02 in atmosfera, principale  responsabile del riscaldamento del pianeta. Che si fa sentire anche da noi, se pure in modo meno devastante. La responsabilità verso l'intero Pianeta e nei confronti delle generazioni future deve essere alla base del nostro compito di amministratori.

E' evidente che va cambiato l'attuale modello di sviluppo economico e dei consumi, responsabile dei cambiamenti climatici in atto, basato ancora e sempre sull'uso delle fonti fossili e su un consumo senza limiti delle risorse, su produzioni intensive animali, che hanno generato e generano nella Terra povertà, squilibri, guerre. Va superato, come diceva giustamente Bob Kennedy, il  PIL, con nuovi indicatori che sappiano valutare lo sviluppo prima di tutto in termini di equità e di benessere diffuso, sociale e ambientale, che non consideri i cittadini semplici consumatori, bensì soggetti portatori di diritti e capaci di responsabilità. Un  nuova, sana e necessaria politica energetica e industriale deve puntare sulle energia pulite, sul risparmio e l'efficienza, sulla ricerca e l'innovazione tecnologica, di processo e di prodotto, per entrare davvero nell'era della green economy e della blue economy e liberarci dalla schiavitù  e dalla prospettiva cieca delle fonti non rinnovabili, ora in via di veloce esaurimento.

A questo proposito, colgo l'occasione per segnalare al Consiglio, al Sindaco e alla Giunta che il 20 maggio 2008, quindi l'ultimo anno della passata legislatura, il Consiglio Comunale di Trento ha votato e approvato il Piano Energetico Ambientale partecipato “Trento per Kyoto”, dando atto che il dirigente del Servizio Ambiente procedesse all'attivazione del Piano ed al Coordinamento del Gruppo di Lavoro intersettoriale, interno all'Amministrazione, secondo precise Linee Guida di intervento. Questo importante Piano Energetico Comunale, non ci ha però accompagnati, come accade per tutti gli altri strumenti di pianificazione una volta adottati, che solitamente non cambiano e non spariscono a fine legislatura. In pratica non se ne è saputo più niente, al punto che a una mia precisa domanda al momento dell'assunzione della mia delega alle Energie Rinnovabili, circa la sua attivazione, mi era stato risposto che sì, qualcosa c'era, ma probabilmente non era neppure stato votato dal Consiglio. A marzo di quest'anno ho dunque, e in modo provocatorio a questo punto, presentato un ordine del giorno collegato al Bilancio che riproponeva la predisposizione del Piano Energetico Comunale (che come abbiamo visto già c'era e corredato di analisi puntuali, documentazione, linee guida), strumento indispensabile per poter accedere al Patto dei Sindaci (siamo uno dei pochi comuni italiani a esserne ancora fuori!) e a disporre finalmente di un PAES (Piano di Azione per l'Energia Sostenibile).

L'ordine del giorno in questione è stato approvato il 21 marzo 2013, primo giorno di primavera, e di risvegli, ma non per il nostro Comune che, a questo punto, di Piani Energetici dovrebbe averne addirittura due! Ma a tutt'oggi, e nonostante le rassicurazioni in aula dell'Assessore Marchesi che a una mia precisa domanda affermava che “realisticamente giugno poteva essere una data possibile” per la definizione e predisposizione  del Piano, nulla è accaduto e si procede nell'indeterminatezza. Francamente non so neppure se sia legittimo avere due delibere votate su due documenti che hanno la stessa funzione, gli stessi scopi, gli stessi titoli a parte l'aggiunta, nel primo, della specificazione “Trento per Kyoto”. Interessante sarebbe che almeno uno dei due prima o poi, e Natale potrebbe essere una buona ricorrenza, vedesse la luce. Sottolineo con forza che l'adozione di Piani Energetici Comunali è prevista sia da leggi nazionali che provinciali. Che cosa intende fare signor Sindaco a questo proposito?

Proseguendo sui temi ambientali credo che il nostro territorio vada concepito come luogo fisico da difendere e tutelare, ma anche come luogo sociale, come vita delle persone che lo abitano, degli animali, degli eco-sistemi. E' materia delicata, non c'è dubbio ed è sempre più una necessità concreta, molto sentita da tutti, il rispetto della Terra che tutti ci ospita e del valore della persona. E allora perché, lo chiedo da ormai quattro anni ma non  ho mai avuto una risposta, la buona pratica del Bilancio Ambientale presente nella passata legislatura, utilissimo strumento di programmazione, pianificazione, controllo, rendicontazione di quanto fatto e da fare in tema di ambiente, non ha trovato spazio in questa? Quali sono le cause, signor Sindaco, che hanno impedito a questa pratica democratica e irrinunciabile di buona politica, di proseguire un cammino iniziato in modo proficuo e poi velocemente eliminato al cambio di assessore all'ambiente e di relativo dirigente? Scarsa lungimiranza, pigrizia, poco rispetto per chi aveva precedentemente operato, superficialità, noncuranza nei confronti di risorse umane ed economiche già investite? Perché non si fa buon uso di quanto di buono lasciano le amministrazioni precedenti, sprecando competenze e saperi acquisiti? Perché sembra spesso su tanti temi di essere all'anno zero? Perché il senso civico che richiediamo ai nostri concittadini spesso non riguarda il nostro/vostro operato?

Anche una nuova politica urbanistica è necessaria per fermare il consumo di territorio, insieme all'applicazione in tutte le sue parti del PUM, in modo tale da affrontare il problema della qualità dell'aria in città, che soprattutto nella stagione invernale rappresenta una vera e propria emergenza sanitaria. E' innegabile che il problema del traffico non ha ancora trovato uno sbocco ecologico e vede ancora l'uso del mezzo privato prevalere in modo significativo su quello pubblico. E' necessario investire sempre più su nuove modalità di spostamento, che facilitino ai nostri concittadini la scelta di una mobilità alternativa all'auto, sempre più costosa e difficile da mantenere  in tempo di crisi, ancora troppo inquinante, ancora legata all'andamento del costo dei combustibili fossili che sappiamo essere ormai al capolinea, perché le risorse del nostro Pianeta cominciano a presentarci il conto di questi ultimi decenni passati in modo disinvolto a ballare mentre il Titanic affonda. Gli ultimi rapporti sul clima, non prodotti da ambientalisti fanatici ma da agenzie super partes andrebbero attentamente letti, valutati e posti alla base di ogni nostra scelta, sia individuale che pubblica.

La tutela delle imprese. Le municipalizzate, servizio non profitto.
Credo che anche a livello comunale la tutela delle imprese sia la strada giusta da percorrere per creare posti di lavoro e per far ripartire l'economia. Il nostro Comune non può chiamarsi fuori rispetto a un piano di sviluppo industriale provinciale che preveda strategie di investimento e di controllo. Un osservatorio quindi non solo sulle famiglie, ma anche sulle imprese di qualunque dimensione presenti sul territorio comunale. Capire, prima che sia troppo tardi, come è avvenuto nel caso della Whirpool, le difficoltà dell'impresa consentirà di assumere decisioni strategiche, che potranno salvaguardare posti di lavoro e evitare danni all'economia locale. Il controllo del territorio è anche prevenire chiusure che rappresentano una fonte di lavoro quindi di benessere per i cittadini/e. Puntando tutte le volte che è possibile su una riconversione in chiave ecologica, che si coniughi con le peculiarità del nostro territorio, valorizzandone le potenzialità e crei lavoro “buono”, pulito, che non si ponga in rotta di collisione con la salute dei lavoratori e dell'ambiente circostante. In un articolo su “L'avvenire”, Giovanni Bruni  riflette poi sulle aziende municipalizzate, che in Italia sono più di 5000. Questo tipo di azienda ha fatto la sua comparsa all'inizio del secolo scorso, sancendo due principi, quello di “municipio” e quello di “efficienza economica”, in stretta sinergia.

Oggi, invece, l'idea imperante è che efficienza sia sinonimo di privatizzazione, e che tutto ciò che è pubblico significhi sprechi, clientelismo, perdite, inefficienza. In realtà, quando sono nate, le aziende municipalizzate dovevano essere, per definizione, no-profit,  “imprese che non fanno né guadagni né perdite”, perché tutto ciò che ha a che fare con i beni comuni non deve massimizzare profitti, lo scopo non deve essere la ricerca del lucro. Dietro il trasporto pubblico, per esempio, si nasconde oggi buona parte della qualità della vita di studenti, anziani e soprattutto dei poveri. 

Questa ideologia della privatizzazione ci sta convincendo che trasporti, asili-nido, musei, scuole, ospedali, per necessità di cassa, siano aziende come tutte le altre, mosse dalla stessa cultura, per le quali è necessario ricercare il massimo profitto. Non sono convinta del fatto che i Beni Comuni, da garantire a tutti i cittadini, debbano e possano far coincidere criteri di uguaglianza ed equità con i profitti. Come non guardare con diffidenza alle grandi imprese private, una su tutte l'Ilva di Taranto, che sostenuta da immensi contributi pubblici ha fatto ammalare un 'intera città, evadendo, esportando i capitali nei paradisi fiscali. Scandali, corruzione, fallimenti economici sulla pelle di cittadini, istituzioni, enti locali. Ci sono ambiti che vanno lasciati ai Municipi, appunto, e ai loro cittadini, come l'Acqua Bene Comune, come gli acquedotti. Molte Aziende Municipalizzate hanno abdicato  a questo ruolo, smarrendo il senso di appartenenza a una comunità.

Quanto accaduto a Genova la scorsa settimana, deve farci riflettere  sull'importanza dei Beni Comuni, tutti, nelle nostre città, dove quando un bene diventa privato si riduce lo spazio per il pubblico. Questo vale anche per i dipendenti pubblici, troppo spesso svalutati, sottovalutati,  a cui si manca di rispetto a prescindere. Pubblico, come dice, Bruni, non è sinonimo di statale, che di per sé non è certo un'offesa, ma è qualcosa che sempre più deve essere coniugato con “parole positive, civili, alte”. A questo proposito, colgo con soddisfazione la notizia, davvero insperata, che l'ITEA tornerà ad essere pubblica ed è una buona cosa a fronte anche dei cambiamenti intercorsi in questi ultimi anni, sia a livello di normative che di rapporto finanziario tra Provincia a Stato. Trasformare l' Itea in S.p.A fu un errore, furono spesi molti soldi pubblici ed ora si pensa ad un recupero tra Imu e Iva di 5 milioni e forse più di euro. Oltre al fatto che siamo stati l'unica agenzia abitativa in Italia ad avere un S.p.A che gestiva un' agenzia abitativa che non dovrebbe fare utili. Per molti anni il ritornello ricorrente dell'efficienza del privato ha accompagnato scelte a dir poco discutibili e sbagliate anche sul piano etico.

La tutela dei diritti degli animali, esseri senzienti.
E qui torna, doverosamente, l'eterna domanda: a quando Signor Sindaco il nuovo canile/gattile, necessità improcrastinabile per la nostra città? Periodicamente, a seguito di qualche interrogazione o ordine del giorno, l'annosa vicenda torna in auge, per poi sparire nei meandri misteriosi delle “cose da fare”, emergenze poco emergenti a quanto pare, dal momento che se ne sente parlare da ormai tre legislature! Conviene di tanto in tanto alzare lo sguardo verso gli altri esseri viventi che, per loro avventura o sventura condividono con noi l'esistenza: gli animali.

Quella parte di noi che ascolta la loro lingua di segni e suoni e sentimenti,  di canti senza parole, che ne percepisce il sentire e, spesso, le sofferenze e gli abusi (come nel caso dei gatti recentemente sottoposti a tortura e uccisi) non può restare impotente di fronte alla necessità civile, prima ancora che umana, di consentire loro un'esistenza dignitosa.  Chi, e siamo in tanti anche in questo consiglio, ha avuto o ha la fortuna di dividere la vita con questi incomparabili compagni, conosce  bene il valore della loro presenza accanto ai bambini, agli anziani, ai malati. A persone che hanno ritrovato vita e gioia  nei loro sguardi partecipi, nella loro vicinanza e nella loro inossidabile fedeltà. Operiamo dunque perché questo scorcio di legislatura veda finalmente la costruzione di un luogo che li tuteli, li curi e li assista, coinvolgendo bambini e adulti in un  virtuoso progetto culturale e di rispetto per tutte le creature.

L'agricoltura
La tutela della bio-diversità che segna la salute di un territorio, la valorizzazione dell'agricoltura biologica e di qualità, libera da OGM, sono priorità emergenti, sentite in modo particolare da una larga fascia di cittadini sempre più consapevoli dei rischi che si corrono, soprattutto per quanto attiene al diritto alla salute e alla vivibilità di un territorio, alla salubrità degli alimenti, alla loro qualità. L'area coltivata del nostro comune è molto vasta: infatti risulta essere il maggior comune agricolo del Trentino.

Agricoltura è cultura del territorio ma è anche economia, fonte di reddito per tante famiglie e il territorio agricolo, quello che tante volte si sperpera, non è una risorsa rinnovabile. Infatti non è la campagna che ha invaso la città ed è diventata contigua all'abitato: è la città che è entrata nella campagna. Da ciò deriva la necessità di una programmazione urbanistica  puntuale, perché il tema dell'agricoltura abbia diritto di rappresentanza dentro la commissione edilizia, con l'individuazione delle aree primarie e secondarie. E perché il concetto di area agricola di pregio sia definito con criteri oggettivi. In Trentino non esiste la “Carta del suolo”, che serve a mappare il territorio dal punto della sua caratterizzazione, ed è utile per conoscere la situazione, per esempio, delle falde acquifere in relazione all'uso di diserbanti e pesticidi, chiamati più elegantemente fitofarmaci. Quanto ai diserbanti mi preme far notare come siano spesso usati anche a livello comunale, sui cigli delle strade, da operai del comune da cantonieri e da altri addetti ai lavori, per risolvere in modo sbrigativo situazioni che richiederebbero la fatica e l'impegno dello sfalcio. Il settore urbano e quello agricolo devono parlarsi, interloquire, confrontarsi.

E' necessario che anche il nostro Comune entri nei Piani per lo Sviluppo Rurale (Fondi Europei per lo sviluppo agricolo), nei quali attualmente non è inserito. E' questo uno dei punti di interlocuzione e discussione con la Provincia. Questi fondi sono importanti per attingere ai finanziamenti e ai contributi che possono  garantire i mezzi più consoni, l'informazione e la formazione costante degli agricoltori nell'ambito dell'innovazione; per individuare le modalità di interventi integrati tra l'agricoltura tradizionale e quella biologica. Siepi, alberature, schermi, sistemi di difesa della salute dei cittadini per un territorio sempre più pulito, per la salubrità dei prodotti, per la difesa della salute degli agricoltori e delle loro famiglie, per il passaggio da un'agricoltura intensiva ad un'agricoltura sempre meno intensiva, variata, diversificata. Il nostro Comune deve lavorare per contribuire a distribuire conoscenza, partendo dalle esperienze, anche private, più avanzate presenti sul nostro territorio, dalle sperimentazioni degli istituti di ricerca, tra tutti la Fondazione Mach di San Michele all'Adige: per migliorare  l'approccio alla viticoltura  e alla frutticoltura, per la diffusione di protocolli sempre più attenti alla qualità dei prodotti, per far passare le conoscenze dagli enti proposti alle istituzioni, agli agricoltori, non solo a Trento ma partendo da Trento, in stretta collaborazione col Consorzio dei Comuni.

Sappiamo che lo stato di salute delle api è un indicatore di salubrità dei territori e delle persone che li abitano. E che l'esposizione ai rischi dei pesticidi è la causa della moria di interi alveari, qui in Trentino come nel resto del mondo. A livello mondiale le api sono sparite in misura del 30%, negli Usa le cifre sono ancora più preoccupanti, dal 50 al 70%. Questi dati parlano chiaro rispetto ai rischi che corrono le persone e le fasce più esposte: i bambini. Come ci raccontano quelli relativi alla Val di Non: presenza di pesticidi nelle urine e malattie legate ai veleni in aria, nella terra e nell'acqua, a causa dei 40 trattamenti annuali consigliati e di chili e chili di pesticidi buttati nell'ambiente. Einstein diceva che se scomparissero le api all'uomo resterebbero tre anni di vita. Anche volendo essere più ottimisti di lui, che  ci ha azzeccato su parecchie cose, non possiamo pensare di andare avanti senza la certezza di avvalerci del principio di precauzione che deve sempre informare l'agire politico ogni qualvolta venga messa a rischio la salute dei cittadini.

I rifiuti
Forse è  giunto il momento di riprendere in mano i livelli informativi e di coinvolgimento dei cittadini nei confronti della raccolta differenziata, del “porta a porta”, della Tares, del riciclaggio, dell'abbattimento all'origine degli imballaggi  ingombranti e non necessari, di stili di vita più sobri e rispettosi. Da quanto tempo ormai il nostro Comune non fa più opera di informazione, persuasione, diffusione di materiale informativo/educativo? Intanto fioccano le multe per i cattivi comportamenti, ma è evidente che siamo molto carenti sul piano della comunicazione coi cittadini e quando le cose, come sembra, non funzionano è necessario interrogarsi prima di tutto sulle nostre carenze.

La parte punitiva e sanzionatoria deve essere l'ultimo anello della catena della responsabilizzazione, ma non è certo quello che modifica comportamenti o crea senso civico in assenza di un ruolo formativo da cui ogni istituzione non può prescindere. I dati emersi in questi ultimi giorni sono esemplificativi di quanto affermo: per quanto riguarda i rifiuti, nei primi nove mesi di raccolta differenziata puntuale con il nuovo sistema, vi sono stati 265 evasori totali e 94 parziali tra aziende e uffici e 284 evasori totali e 36 parziali tra le utenze domestiche, con un mancato incasso di 1 milione di euro. Sono stati ritirati 634 cassonetti per scarsa disciplina. Sono state comminate 356 multe dall'inizio dell'anno e i 9/10 dei mancati incassi vengono dalle aziende. Forse è il caso di capire come intervenire anche dal punto di vista del senso civico sulla base  di una corretta, doverosa e capillare politica informativa.

I progetti, le politiche comunali
Ci spetta, per coerenza, il compito di vigilare perché le politiche provinciali vadano sempre più  nella direzione della salvaguardia del territorio di cui il nostro comune fa parte: dunque  ancora “no” al consumo di suolo, “no” alle grandi, costose e inutili “grandi opere” e molti convinti “sì”: ai beni comuni, come l'acqua, patrimonio di tutti, alla messa in sicurezza del territorio dal punto di vista idro-gelogico, all'investire sulle energie rinnovabili e su una mobilità integrata e sostenibile, competitiva con l'uso dell'auto privata. Sul riciclo, sul riutilizzo, sul recupero della materia prima/seconda, sulla non combustione del residuo, sulla ricerca di sistemi innovativi che esistono e che,  in modo meccanico, possono chiudere il ciclo dei rifiuti. Dobbiamo eliminare sempre più sprechi, abusivismo, lottizzazioni, uso disinvolto e dissennato delle risorse.

Mancanza di programmazione e pianificazione.
E' senz'altro positiva l'entrata di 18 milioni di euro sul Bilancio 2014, ottenuti dalla provincia all'interno del FUT (Fondo Unico Territoriale) con cui si finanzieranno piste ciclabili e altre importanti opere pubbliche. A noi, Comune capoluogo, spetta ancora il compito di alzare il tiro sulla difesa delle risorse della nostra bellissima e preziosa terra, che non sono infinite, sulle nuove tipologie di lavoro sostenibile che, come dicevo poc'anzi, non sia alternativo al manifatturiero di cui in Trentino, a Trento, c'è ancora bisogno, ma  che sia in sinergia con le sue vocazioni. Turismo, articolato  e di qualità (più lento, più profondo, più soave, come diceva Langer), concepito per tutte le stagioni, agricoltura sempre più bio-logica e rispettosa dell'ambiente e della salute, paesaggio, come diritto alla bellezza per tutti, difesa e valorizzazione della montagna e della sua economia, nuovo lavoro nei parchi e nelle aree protette. Senza dimenticare la silvicoltura, l'artigianato, l'enogastronomia. Le manifestazioni al Brennero dei giorni scorsi  in difesa dei prodotti Made in Italy , puntano il dito sulla necessità di salvaguardare prodotti di qualità, a chilometro zero, tracciabili, a salvaguardia altresì di migliaia di posti di lavoro.

La cultura.
Trento può essere scrigno prezioso di talenti e possibilità  per tanti ragazzi e ragazze, nel sistema integrato dei musei, in primis il Muse e il Mart, ma anche in quelli pre-esistenti, di grande valore artistico, antropologico, scientifico, identitario, storico. In una rete virtuosa con l'offerta provinciale, gli Eco-musei, i castelli, gli antichi palazzi, i Forti, i paesaggi antropizzati in piena armonia con l'intorno. Con i nostri prestigiosi  istituti di ricerca e con l'università.

Le biblioteche, la nostra preziosa Biblioteca Comunale e tutte quelle necessarie e preziose delle periferie stanno subendo un attacco per me incomprensibile perché non tiene conto del valore di queste prestigiose istituzioni e dell'importanza che rivestono a livello di formazione, cultura  e informazione, a fronte di un risparmio davvero minimo se confrontato con altre voci di spesa. Le criticità stanno nell'ipotesi di non sostituzione di coloro che andranno in pensione, stante l'età abbastanza elevata del personale; il blocco delle assunzioni sta facendo diminuire la presenza di personale con contratti a tempo indeterminato, sono in aumento le esternalizzazioni dei servizi, le risorse continuano a diminuire e si sta pensando ad un pagamento del prestito. Le nostre biblioteche sono spesso portate ad esempio virtuoso a livello nazionale e necessitano di politiche di rilancio e finanziamento sul quale impegnare la Provincia. Perciò bisogna sostenere programmi di promozione della lettura, dell'informazione, della conoscenza delle nuove tecnologie. Perciò la dotazione di libri, di documenti e di tecnologie deve essere adeguata.

Vigiliamo sulla scuola, ambito strategico per la formazione, l'istruzione, l'educazione di bambini e giovani. Un diritto anche per i più piccoli e un servizio sociale importantissimo, quello degli asili nido, teso alla possibilità, per le donne, di trovare lavoro, di rientrare al lavoro dopo la gravidanza e il parto. Il presidente Rossi cita spesso la necessità del trilinguismo, certo importantissimo in una società globalizzata e multiculturale, ma quella che non deve andare perduta è soprattutto l'eccellenza della scuola pubblica, come dimostrato dai test che recentemente hanno portato la scuola trentina ai massimi livelli internazionali. Ma va riconosciuto anche il valore, la responsabilità, l'impegno di chi ci opera, dei tanti progetti a sostegno della disabilità e del disagio, dei “nuovi trentini”, della pluralità, della laicità e dell'inclusione di cui la scuola pubblica è garante.

L'autonomia e la partecipazione
Penso a un'autonomia che non sia solo gestionale ma che diventi sempre più possibilità, opportunità di fare meglio con meno, che elimini la zona grigia del precariato. E' necessario coinvolgere il più possibile le persone, approfondire le relazioni del Comune di Trento con le associazioni, da coltivare non solo in una logica di contributi: la democrazia partecipata, prevista dalla Costituzione, ha la stessa dignità di quella rappresentativa. L'ascolto e il confronto determinano reciprocità e rispetto dei percorsi, dei ruoli e delle funzioni di ciascuno. Un comune vive anche del valore sociale e dell'impegno individuale dei suoi cittadini, e le istituzioni devono essere trasparenti, generose, affidabili perché nessuna delega è per sempre,  e nessuna delega può prescindere dalla rendicontazione dei risultati. In caso contrario si rischia  l'auto-referenzialità e la solitudine. Anche i movimenti, che via via si formano e si sciolgono, sono importanti, meritano attenzione e ascolto, hanno sovente il polso della situazione, fanno informazione e cultura, talvolta al posto dell'ente pubblico. Ma lo stesso rispetto un'amministrazione lo deve esigere, e forse lo deve meritare di più,  perché non esiste una presunta innocenza, la loro,  e una cattiva coscienza, la nostra, a prescindere da chi fa politica e da come la fa.

La politica ha bisogno della società civile ma anche la società civile ha bisogno della buona politica. Una levata d'orgoglio, in questo senso, mi sembra salutare e opportuna. Bisogna però tenere presente che lo sfacelo morale, oltre che economico, di questi ultimi decenni ha creato disaffezione e sconforto; la fiducia nei politici, in generale,  ha raggiunto percentuali bassissime: solo il 30% dei cittadini, pare, crede ancora nella propria classe dirigente, di qualsiasi partito essa sia. Proprio dai Comuni, dunque, dalle istituzioni per definizione più vicine ai cittadini, può partire la ricostruzione  ideale e morale del nostro paese, per cui l'interesse generale prevalga su quello individuale, sulla proliferazione di casi di concussione, malversazione, corruzione che anche in questi giorni riempiono le pagine dei giornali nazionali. Il patto civile, infatti, si fonda sul rispetto degli altri e della legge, sulla solidarietà e sul senso di responsabilità di ogni singolo amministratore, sulla partecipazione diffusa e sull'ecologia della politica. Provvedimenti che di fatto legalizzano l'immoralità e le illegalità, ai quali abbiamo assistito in questi ultimi anni e che tanti danni hanno causato alla buona politica,  sono inaccettabili in un contesto civile e democratico.

Le donne
In Trentino, negli ultimi dieci anni 7000 donne si sono rivolte ai Centri Antiviolenza, mentre 1400 sono stati i casi in cui ci sono stati interventi urgenti in ambito familiare da parte di uomini aggressivi e violenti. Da qui l'importanza di politiche sociali tese alla salvaguardia delle donne e dei bambini, in sinergia con i servizi socio-sanitari, per sostenere le vittime e il loro ritrovato coraggio nel denunciare e far emergere situazioni insostenibili, in una società ancora profondamente maschilista e in assenza di una formazione culturale di genere che attraversi la società nel suo insieme, a partire dalle scuole di ogni ordine e grado.

Il Comune di Trento  deve stare convintamente dentro questo processo di civiltà non più rinviabile, insieme all'Azienda Sanitaria, alle forze dell'ordine, ai servizi sociali, alle associazioni e a tutti i livelli istituzionali, con centralità di proposte, di interventi, di attenzione e sensibilizzazione dell'opinione pubblica. Per quanto riguarda il tema del lavoro femminile, i nuovi dati ci parlano di donne oltre i 55 anni ma anche giovani che in qualche modo rientrano nel mercato del lavoro, costrette come sono a integrare il reddito familiare con mansioni poco qualificate perché il marito o il compagno si sono ritrovati di colpo senza lavoro. Restano però molte ombre anche da noi, come l'aumento del part-time involontario o il sotto inquadramento. Le giovani sono le più penalizzate e il tasso di occupazione è del 47% contro il 59 della media europea. Sempre maggiori sono i casi di donne che  lasciano il lavoro per l'impossibilità di conciliare lavoro e famiglia, per non parlare della disparità salariale. I tagli ai servizi alla persona quindi (asili nido, scuola, anziani, sanità, handicap, oltre che essere gravemente lesivi dei diritti primari di cittadinanza, finiscono col colpire in modo prevalente le donne che sempre più devono farsi carico delle necessità familiari e diventano ammortizzatori sociali a basso costo, pagando in prima persona il prezzo della crisi economica.

Noi e l'Europa
Daniel Cohn Bendit, parlamentare europeo, in un recente articolo mette in evidenza come l'Europa si trovi di fronte a un bivio: accelerare il processo che  porta alla completa integrazione o prolungare la deriva verso l'irrilevanza. Dice: “Lasciamo che i finlandesi ci spieghino il segreto del loro sistema educativo, i francesi quello dell'assistenza sanitaria, i tedeschi del lavoro flessibile e della promozione delle piccole e medie imprese di successo, gli svedesi dell'uguaglianza di genere, gli italiani della qualità del prodotto  e della valorizzazione della specificità regionali.

Sposiamo l'idea che, pur consapevoli delle nostre rispettive identità, lo Stato Nazione non può da solo farsi carico delle politiche decisionali che hanno a che fare con i destini del Pianeta, come la deforestazione, la scarsità di risorse, il riscaldamento globale, la sovra-popolazione, la disoccupazione cronica.  Grazie all'impegno di tutte le istituzioni democratiche locali,  possiamo lavorare per una era post-nazionale, in cui gli europei possono passare dall'essere gli ultimi della classe al rappresentarne i suoi elementi più consistenti. Se così non fosse abbiamo l'esempio degli Stati Uniti, un paese con i migliori ospedali e milioni di persone senza assistenza sanitaria; con tecnologie tra le più avanzate al mondo e moltitudini senza possibilità di accedervi; con università di prima classe ma generazioni che non vi possono accedere.”. C'è un vecchio detto ebreo che dice: “Se avete solo due soluzioni scegliete la terza.”

La terza soluzione è per me quella di avere un forte radicamento nel proprio territorio ed uno sguardo lontano, in grado di rapportarsi con l'Europa facendola diventare un luogo di vere decisioni, di cultura, scambio (a maggio ci saranno le lezioni europee). Un 'Europa dei popoli e non della finanza, in relazione con il resto del mondo. In grado di esportare modelli, soluzioni, esperienze, risorse. Coltivando alla pari la reciprocità, la sussidiarietà, l'accoglienza, lo scambio inter-religioso, linguistico, multiculturale.

Il consiglio comunale
La nostra forza di amministratori locali deve avere a che fare sempre più con la concretezza dei problemi e la fatica di vivere di coloro che amministriamo, ma anche con la profondità e la naturalità dell'esistenza, del vivere quotidiano, con la terra, il cielo, l'acqua e l'aria che compongono la nostra vita e che dobbiamo preservare: con la materia e con l'anima del mondo. Con la nostra storia, l'esperienza e i saperi acquisiti. Con la conoscenza, la ricerca e l'innovazione. Con la speranza, che è il vero motore di ogni nostro atto e che dobbiamo conservare anche in questo spicchio di legislatura, una lunga legislatura. Per questo dobbiamo conservare menti lucide, pensieri alti, coerenza e  passione, trasformando i contrasti in dialettica, la discussione in ricerca di soluzioni condivise, per essere sino alla fine artefici creativi, propositivi e convinti del Bene Comune.

Lucia Coppola
consigliere comunale degli Ecologisti e Civici-Verdi Europei

      Lucia Coppola

LUCIA COPPOLA

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