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Trento 17 dicembre 2009
INTERVENTO SUL BILANCIO DI PREVISIONE 2010 DEL COMUNE DI TRENTO
di Lucia Coppola dei Verdi e democratici per Trento

Signor Presidente, signor Sindaco, gentili Colleghe e Colleghi Consiglieri,

in questi giorni la stampa e l’opinione pubblica mondiale sono con apprensione in attesa dei risultati della conferenza di Copenhagen. Una preghiera e un monito sono venuti da papa Benedetto XVI. Abbiamo sentito le campane di tutte le chiese del mondo suonare all’unisono. In altri tempi le campane si suonavano così per celebrare qualche solennità o in casi gravi di calamità. Non mi è sembrato davvero un suono di festa quel ricordare alla comunità che il vertice di Copenhagen e la grande mobilitazione in difesa del pianeta stanno affrontando questioni che hanno a che fare con la nostra sopravvivenza oltreché con quella delle generazioni future.

Siamo tutti informati della gravità della crisi ambientale. Non è più questione, ora, di agire prima che sia troppo tardi. E’ già troppo tardi. L’aumento della temperatura globale del pianeta sta già presentando il suo conto: desertificazione, scioglimento veloce dei ghiacciai, innalzamento dei mari, catastrofi naturali. E’ quindi con ancora maggior rammarico che, alla lettura della relazione del Sindaco Andreatta sul Bilancio 2010 del nostro Comune, in quanto Verde, ambientalista e membro della coalizione che esprime questa Giunta, ho riscontrato un accenno pressoché rituale, di poche righe, in merito alle tematiche fatte oggetto di grande attenzione e sensibilità da parte di cittadini, anche trentini,  sempre più informati e interessati alla qualità del vivere, ai cambiamenti climatici, alle fonti di energia rinnovabili.

Per le quali il Sindaco mi ha conferito una delega,  che non è stata, a tutt’oggi,  compiutamente definita, presentata alla Giunta e al Consiglio, alla commissioni ambiente e all’opinione pubblica, anche sulla base di alcune  proposte da me formulate.

In questo Bilancio, infatti, ci sarebbe già dovuto essere lo spazio per evidenziare precisi capitoli di spesa, obiettivi e tempi di intervento in relazione al risparmio energetico. Voglio pensare, con beneficio d’inventario, che il signor Sindaco sia stato occupato, in questi sette mesi dall’ inizio della legislatura,  da argomenti di grande pregnanza politico – amministrativa e che la sua “dimenticanza” o sottovalutazione di un incarico in cui io personalmente ed il partito che rappresento abbiamo riposto tante speranze e che abbiamo accolto, a suo tempo, con grande soddisfazione, non sia voluta ed abbia modo, nel tempo, di dimostrare soprattutto ai cittadini trentini che non si è trattato di una attribuzione formale.

Il mio intervento di oggi, dunque, sarà principalmente orientato a definire le priorità ambientali che, a mio parere, devono far parte in modo sostanziale di un Bilancio.

Gli enti locali, infatti,  sono sempre più chiamati ad affrontare problemi ambientali complessi, spesso altamente conflittuali (pensiamo alle recenti vicende della discarica del Monte Zaccon, delle acciaierie di Borgo Valsugana, dell’inceneritore), senza disporre di adeguati strumenti conoscitivi e gestionali, indispensabili per predisporre azioni efficaci. Per orientare la propria azione verso la sostenibilità, gli amministratori pubblici hanno bisogno di dotarsi di nuovi strumenti, idonei a contabilizzare, in modo adeguato, i costi e i benefici ambientali di tutte le proprie azioni.

Nello specifico, il Bilancio ambientale di previsione deve contenere, per ogni argomento sul quale la contabilità ambientale deve “rendere conto”, l’esplicitazione degli impegni strategici (di medio-lungo termine), gli obiettivi dell’anno, nonché le risorse  finanziarie previste. Questo è il punto di partenza per la redazione del Bilancio Consuntivo.

Quello che salta agli occhi, esaminando i Bilanci ambientali del nostro Comune, è che le risorse finanziarie investite negli ultimi anni sono sostanzialmente invariate. Manca la definizione di nuovi obiettivi qualificanti e mancano  i tempi di intervento. Tanto per fare un esempio, Bolzano ha deliberato di utilizzare entro il termine massimo del 2020, tutta l’energia unicamente da fonti rinnovabili.

Il Conto Consuntivo Ambientale deve  verificare, a posteriori, il raggiungimento dei risultati, consentendo quindi di valutare l'efficacia e l'efficienza delle politiche messe in campo. Esso verifica ogni anno l’attuazione di quanto dichiarato a  preventivo, gli effetti delle politiche e delle azioni e la spesa ambientale sostenuta, rappresentando a sua volta il punto di partenza per la redazione del nuovo Bilancio di Previsione per l’anno successivo.

Vorrei a questo proposito ricordare alcuni obiettivi irrinunciabili anche per la nostra città:

- l’incremento del verde pubblico fruibile, aumentando la dotazione e creando percorsi senza soluzione di continuità anche in funzione mitigatoria e di complessivo miglioramento del microclima urbano, con evidente tutela delle specie animali e vegetali che fanno parte del nostro habitat cittadino

- la riqualificazione dei parchi già esistenti, valorizzando e integrando, dove serve, il verde all’interno della città storica , come elemento di riequilibrio ambientale e di qualità estetica. Pensiamo al progetto di Renzo Piano,  su proposta di Claudio Abbado, sull’incremento degli alberi  nella la città di Milano

- la rinaturalizzazione del territorio a partire dagli ambiti fluviali

- la pianificazione della mobilità attraverso interventi riorganizzativi e non solo infrastrutturali

- l’integrazione della dimensione ecologica nelle politiche urbanistiche e nell’attuazione edilizia

- la riorganizzazione del trasporto pubblico al fine di spostare la mobilità dal mezzo privato a quello pubblico

- la riscoperta del valore delle singole componenti che costituiscono la città (la città storica, i quartieri, le frazioni, la campagna e la collina), valorizzando la peculiarità di ognuna in una visione complessiva di sostenibilità e qualità del vivere, tutelando il paesaggio bellissimo della nostra città e valorizzandone i sistemi ambientali pregiati e l’agricoltura di qualità

- l’intervento  nelle aree ritenute marginali ma significative per i cittadini che le abitano

- il porre in atto azioni di piantumazione di alberi e arbusti per restituire armonia alla città,  dando un particolare significato alle nuove nascite con l’iniziativa : “Un albero per ogni bambino” .

Credo che la preziosa modalità che il nostro Comune ha consapevolmente scelto relativa alla raccolta differenziata “porta a porta” , e nonostante la previsione da me fortemente osteggiata della costruzione di un inceneritore,  vada ulteriormente potenziata e riempita di significati con una nuova promozione che la ribadisca e la rinvigorisca. Per un uso assennato delle risorse, contro gli sprechi, per il riutilizzo e il riciclo che sono imperativi del nostro tempo.

Il nostro Comune dovrà necessariamente prendere contatti con le associazioni degli agricoltori, affinché nei loro terreni possano convivere centri di compostaggio di modeste dimensioni, distribuiti sul territorio comunale, e centrali di bio-massa , che alcuni comuni, in Alto –Adige  e persino in Sicilia, che non è particolarmente nota per la dimensione boschiva, stanno già utilizzando per la cogenerazione.

Attualmente l’organico prodotto dalla raccolta differenziata viene portato  fuori regione con un costo di circa 800.000 euro l’anno. Poiché l’organico va miscelato con sfalci e potature, sarà importante prevedere questo tipo di collaborazione, che porterebbe l’agricoltore a sfruttare il compost prodotto per una concimazione naturale, e a costo quasi zero, del terreno.

In generale, penso che Trento abbia bisogno di partire dal suo ricco patrimonio naturale, culturale, intellettuale, creativo e sociale per ripensare se stessa nell’orizzonte europeo e mondiale degli obiettivi del Millennio, di quelli di Kyoto attualizzati e resi tragicamente più impellenti dal vertice di  Copenhagen, anche riflettendo sul proprio modello di crescita; una comunità che fa i conti con il suo tempo, con le proprie difficoltà, consapevole però di saper utilizzare al meglio l’innovazione, di investire nello sviluppo universitario e negli altri prestigiosi centri di ricerca, promuovendo la formazione e la diffusione delle conoscenze anche in ambito ambientale. Trasformandole in politica attiva e concretizzandole in azioni che coinvolgano, oltre alle istituzioni, in prima persona i cittadini.

E questa riflessione mi dà il destro per qualche ragionamento sulle energie rinnovabili.

Ritengo che la primaria “energia rinnovabile”, sia il risparmio energetico e che prima di progettare tecnologie ed impianti scientificamente “puliti”, che nel perdurare di un modo di vivere e produrre energivoro e dissipativo non sarebbero mai sufficienti, dobbiamo adottare tutte le tecniche  ecologicamente più compatibili, razionali ed efficienti per la riduzione del consumo.

Quasi la metà degli agenti inquinanti in ambito urbano sono prodotti da impianti di riscaldamento e rinfrescamento degli edifici.

Perciò, per quanto di competenza di questa amministrazione, prima di prendere in esame qualsiasi progetto, è necessaria una conoscenza completa e dettagliata dello stato attuale dei consumi direttamente riferibili al nostro comune.

E’ basilare, a questo proposito, che venga fatto, un elenco/inventario del patrimonio edilizio di proprietà o gestione direttamente comunale per rilevare la tipologia degli impianti di riscaldamento, condizionamento e illuminazione (gasolio, metano,  produzione di acqua calda, energia elettrica, consumi d’acqua per servizi igienici e irrigazione, esiste un regolamento comunale, ad esempio, circa l’utilizzo dell’acqua piovana?).

Sulla base di questa analisi conoscitiva che stabilirà, tanto per cominciare,  l’efficienza energetica degli edifici (muratura, copertura, spessori, tipologia di materiali isolanti e di serramenti, orientamento dei locali e loro disposizione a seconda della funzione o della destinazione d’uso, sarà possibile porre in essere interventi di ottimizzazione (costi e benefici), sostituzione di eventuali impianti obsoleti o  integrazione con pannelli solari, fotovoltaici, eolici.

Anche per quanto riguarda l’illuminazione pubblica si rende necessaria, a mio avviso,  una mappatura del consumo per zone, vie, quartieri. L’applicazione nelle zone della città meno frequentate di sensori per “l’illuminazione intelligente”.

 L’alimentazione fotovoltaica dove possibile e, nei quartieri con buona esposizione solare, pannelli sui lampioni, così come avviene in molte città.

E’ chiaro che se l’obiettivo è il risparmio energetico, si rende necessaria anche una regolamentazione dell’illuminazione commerciale e pubblicitaria (per esempio incentivi sulla concessione governativa per chi contiene i cartelloni pubblicitari entro limiti  accettabili).

Anche l’illuminazione delle vetrine credo debba  essere parametrata sulla base del volume degli edifici e della superficie delle vetrine stesse, con un sistema di incentivi  e disincentivi che abbiano una funzione dissuasiva e, se del caso, penalizzante di inutili sprechi.

Va applicato naturalmente il Protocollo d’Intesa, si spera nel 2010, siglato l’otto luglio scorso su temi dell’edilizia sostenibile, della produzione di energia da fonti rinnovabili e della mobilità sostenibile, tra le province di Trento e Bolzano, firmato dai presidenti Dellai e Durnwalder.

Lo scopo è quello di condividere le esperienze in materia di certificazione energetica e sostenibilità, per armonizzare i rispettivi sistemi di certificazione e approfondire lo studio di uno standard comune, in particolare con la convergenza tra il sistema Leed Home, trentino, e Casa Clima, altoatesino, progettando modalità operative comuni nell’ambito dell’efficienza energetica sia per gli edifici pubblici che privati, mettendo in comune le rispettive esperienze maturate nel settore della mobilità sostenibile, individuando anche criteri comuni di valutazione.

Il Comune di Trento, comune capoluogo, deve essere presente, a mio avviso, nel trovare occasioni di collaborazione tra i sistemi produttivi e gli enti di ricerca come Agenzia Casa Clima, Leed Hause, Distretto Tecnologico trentino e Scarl e Green Council Italia che a vario titolo già operano nel settore.

Per l’edilizia privata, in particolare, si rende necessaria una modifica del regolamento per gli edifici sostenibili e un adeguamento alle norme nazionali e provinciali che sono cogenti nella certificazione energetica, un regolamento edilizio unico e nuovi standard qualitativi per la certificazione LEED, oltre a standard e parametri per migliorare l’efficienza energetica.
In una parala, si rendono necessari parametri indicativi di consumo (spesa adeguata, dispersione) per riscaldamento, raffreddamento, illuminazione, in edifici energeticamente efficienti, le famose “passiv house”,  ottimali dal punto di vista energetico.

L’indispensabile coinvolgimento della popolazione,  rende necessaria la pubblicazione, l’ampliamento e la rivisitazione ( ne era già stato fatto uno nella passata legislatura) di un opuscolo da diffondere capillarmente con le motivazioni che rendono ormai improcrastinabile il risparmio energetico, con indicazioni pratiche e suggerimenti, con l’esplicitazione chiara di politiche di incentivazione e disincentivazione.

Il Comune di Trento, nella persona dell’Assessore all’Ambiente, avvalendosi anche, se lo riterrà utile,  della mia collaborazione come consigliere delegata, potrebbe poi intessere collaborazioni e confronti con l’Assessorato all’Ambiente della Provincia, con l’APPA, con l’Ordine degli Ingegneri e con il Collegio dei Geometri, istituendo Tavoli di Lavoro a scadenza semestrale.

Potrebbe indire seminari pubblici con i soggetti sopracitati, di discussione e confronto, di divulgazione delle attività sopra elencate, rendendo pubblici i dati delle indagini, gli studi, l’esito di ricerche, progetti specifici, proposte, tecniche di comunicazione efficace nei confronti dei cittadini che devono essere coinvolti il più possibile, e con le scuole.

La mobilità sostenibile
L’impegno dei Verdi nella  passata legislatura aveva portato alla redazione assessorile, mi riferisco all’assessore Pompermaier, simpaticamente citato dal consigliere Manuali come “l’ammazza auto” per eccellenza, di un Piano della Mobilità, presentato ufficialmente e condiviso dalle Circoscrizioni, ma non approvato dal Consiglio Comunale per l’ostruzionismo delle opposizioni.

I criteri che ispiravano quel Piano, da me pienamente condiviso, e che sono certa saranno ripresi dall’Assessore all’Ambiente Michelangelo Marchesi, erano quelli di privilegiare la mobilità ciclabile e pedonale, di incentivare l’uso dei mezzi pubblici, con il preciso obiettivo di preservare l’ambiente e quindi il benessere dei cittadini. L’uso indiscriminato dell’automobile e le relative emissioni inquinanti sono infatti una delle cause principali dei cambiamenti climatici anche su scala mondiale e importante fattore di rischio per la salute individuale.

Per me, per i Verdi, è un imperativo etico impegnarsi affinché la qualità dell’aria della nostra città, anche attraverso comportamenti virtuosi e qualche sacrificio da parte dei cittadini con un uso responsabile dell’auto, divenga asse portante dell’azione di questo governo e di questa maggioranza. Ma ai cittadini non si possono chiedere solo sacrifici.

Una mobilità razionale e sostenibile, il miglioramento dei collegamenti con i comuni vicini anche attraverso un nuovo sistema di trasporto silenzioso e veloce, la VAL, il potenziamento dei parcheggi di attestamento e scambio intorno alla città, la modularità dei mezzi pubblici, la frequenza delle corse, la velocità di percorrenza, le tariffe davvero competitive con l’uso dei mezzi privati (penso alla gratuità totale in città come Verbania), la capacità di raggiungere il più possibile i cittadini e di facilitare al massimo la possibilità di muoversi in città in sicurezza e con tempi certi, l’abbassamento della velocità in zone particolarmente a rischio per la sicurezza pedonale a 30 KM orari, come sta avvenendo ormai in molte città italiane ed europee (compresa la vicina Rovereto), tutto ciò deve essere oggetto di investimento politico, morale ed economico da parte de nostro comune.

Un’altra questione che, voi sapete, mi preme particolarmente è quella delle nuove generazioni.
Avevo proposto già lo scorso anno, in un ordine del giorno di cui non ho più saputo niente anche se era stato approvato dal Consiglio, l’istituzione di “Una giornata Verde”, nel periodo scolastico: una sorta di diffusione della “Festa degli alberi” che alcune scuole del territorio cittadino già tengono, con visita e cura dei parchi cittadini, giochi organizzati nel verde, percorsi sensoriali, laboratori legati alla fiaba. Ma anche, per i più grandi, assemblee cittadine, eventi musicali e teatrali, proiezioni cinematografiche a tema.

E’ urgente educare i giovani al rispetto della natura, premessa al rispetto di se stessi, degli altri, dell’esercizio delle regole democratiche.

Dobbiamo trovare il modo di saperli interrogare, ascoltare, di farli interagire concretamente e non solo a parole per un’idea di bene comune, dobbiamo confrontarci con le loro speranze, i loro progetti, le loro difficoltà. Con i loro problemi di crescita e maturazione.

Un “Consiglio comunale di giovani”, a partire dalle Consulte cittadine, con attribuzione consultiva  in generale, ma pure deliberativa per iniziative particolari, in accordo con l’amministrazione, potrebbe essere una esemplificazione della nostra sincera attenzione.

Il bilancio partecipato
In questi anni ho sollevato sovente la questione del “bilancio partecipato”, credendoci profondamente. Non temo come il Sindaco Andreatta “la comitativazione” della società civile in alternativa alla politica istituzionale o in funzione di disturbo del manovratore. Credo che i cittadini abbiano il diritto e il dovere di partecipare alle scelte che riguardano la loro vita e non credo nelle deleghe assolute.

In questo senso, il bilancio partecipativo rappresenta  un nuovo, importante strumento attraverso il quale l’amministrazione comunale può sviluppare il dialogo e il confronto con i cittadini. In funzione di quello che si sostanzia come un “governo di prossimità” del territorio, perché promuove la partecipazione dei cittadini alle scelte dell’amministrazione e favorisce la coesione sociale, il senso di responsabilità e la convivenza civile.

Il bilancio partecipativo contribuisce a far emergere i bisogni dei singoli quartieri, contribuendo a definire  “come spendere i soldi pubblici”. Solitamente si struttura in quattro parti: la prima è quella in cui i cittadini segnalano in una pubblica assemblea i  bisogni, propongono interventi, votano le priorità , scelgono due delegati. Nella seconda  fase, i tecnici del Comune, insieme ai cittadini delegati, ai rappresentanti delle Circoscrizioni, agli assessori competenti, analizzano le proposte e ne verificano la fattibilità.

La terza fase riguarda “l’assemblea di restituzione” nella quale i risultati del Tavolo di Lavoro vengono presentati alla Circoscrizione, insieme agli interventi che saranno inseriti nel  Bilancio. L’ultima fase   riguarda l’approvazione del Bilancio in Consiglio Comunale. Questa modalità di lavoro nella costruzione di un Bilancio partecipato è ormai adottata da molte municipalità in Italia e nel mondo ed è nata nella città brasiliana di Porto Alegre, sede per molti anni del Social Forum a cui qualche anno fa ho avuto la fortuna di partecipare.

Il tema della privatizzazione dell’acqua, decisa dal governo nazionale con il decreto Ronchi, ha suscitato l’indignazione e la preoccupazione di molti, come era prevedibile. Perché l’acqua è il bene comune per eccellenza. Insieme all’aria e alla terra da coltivare, il bene più prezioso. L’acqua appartiene a tutti e deve essere gestita esclusivamente dai comuni in società pubbliche. E’ un diritto umano citato nella recente enciclica del Papa che parla dell’accesso all’acqua come “diritto universale di tutti gli esseri umani, senza distinzione o discriminazioni”. Anche il nostro Comune  potrebbe indire una seduta ad hoc nella quale dichiarare l’acqua “bene comune”, privo di rilevanza economica, esprimendosi  in modo chiaro a favore di una via totalmente pubblica, quella dell’azienda municipalizzata, garantendone la distribuzione al costo più basso possibile.

Mi avvio alla conclusione.
Il mio intervento,  come avete potuto sentire, per una mia precisa scelta di campo, si è confrontato in via prioritaria con le tematiche ambientali che  sono forse state le grandi assenti di questa discussione e che, in modo trasversale, non ideologico ma prettamente politico, nel senso più alto del termine, attraversano la coscienza di molti di noi, di tanti cittadini. E’ un intervento che vuole essere massimamente interlocutorio e aperto al confronto, pur basandosi su forti convinzioni.

L’aver tralasciato altri aspetti delle politiche cittadine, che affronto con tutti voi quotidianamente, non significa certo che non mi stiano a cuore, dalle politiche sociali all’urbanistica, dalla cultura all’istruzione, dai diritti di cittadinanza alla sicurezza per tutti.

 Ciascuno di noi, credo, si sforza di fare politica a tutto tondo e la qualità e il senso degli interventi che si sono succeduti in questo lungo, interessante dibattito certamente lo dimostra. Questo sicuramente è il pregio della faticosa, ma affascinante per certi versi, “settimana sul Bilancio”, che permette a noi tutti di conoscerci meglio. Di capire le ragioni profonde che ci hanno spinto a partecipare a questo percorso che non è solo politico ma anche umano e personale. La legislatura da poco iniziata non ha consentito grandi margini di confronto  preparatorio ma si potrà ovviare negli anni a venire se ci sarà la volontà di farlo.

Ringrazio voi tutti che mi avete ascoltato, gli Uffici che con dedizione e competenza consentono a questa amministrazione di operare al meglio, gli Assessori per il loro lavoro di approfondimento. E il Sindaco per la sua relazione, della quale ho apprezzato particolarmente il taglio inclusivo, aperto nei confronti dei nuovi cittadini, degli immigrati, dei più deboli,  considerando anche la fatica di vivere di quanti in questa  città hanno un ruolo marginale, difficoltà di inserimento, problemi economici, senso di spaesamento. E sovente sono proprio cittadini italiani da generazioni.  Sono anziani, disabili, giovani coppie. Questo non è “buonismo”, come spesso sento dire, è il senso stesso della politica che, per definizione, occupandosi della polis, non deve lasciare indietro nessuno, su uno sfondo di regole condivise, di diritti e di doveri che naturalmente devono essere uguali per tutti.

 E’ a questa città “aperta” , e giusta, che in ogni Bilancio  parla di bambini e di giovani, perché non sono argomenti  che passano di moda e hanno bisogno in ogni occasione di nuove e rinnovate attenzioni, che noi dobbiamo guardare, progettando insieme il presente e il futuro con senso di lungimiranza e generosità nei confronti delle generazioni future.

cons. Lucia Coppola
Verdi e democratici per Trento


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