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Trento, 15 maggio 2024
Al Trentino non serve un inceneritore!
COMUNICATO STAMPA
di Lucia Coppola, consigliera provinciale di Alleanza Verdi e Sinistra

Nella scorsa legislatura ho presentato un Disegno di Legge, piuttosto articolato e sottoscritto anche da consiglieri di altri partiti, sulla chiusura del ciclo dei rifiuti. Tale Disegno, se pure aperto in tempi assolutamente congrui rispetto alla fine della legislatura, purtroppo non ha mai avuto una conclusione, nel senso che dopo le doverose audizioni non è stato né discusso né votato, e in modo piuttosto bizzarro e desueto, è stato superato in commissione da altri disegni di legge.

Ora, il tema dell’inceneritore ha avuto l’accelerazione che peraltro ci potevamo aspettare e, in controtendenza con ciò che avviene nel resto d’Europa dove gli inceneritori vengono smobilitati, diventa una possibilità da perseguire, con una preoccupante convergenza tra chi governa la Provincia di Trento e chi, di segno opposto, governa il Comune di Trento.

La difficoltà, a quanto pare, è solo quella di identificare il luogo, posto che Trento Nord, Ischia Podetti e Spini di Gardolo sono da sempre le vittime sacrificali di tutto ciò che ha a che fare con l’inquinamento e con la salute/malattia della popolazione e dell’ambiente. Purtroppo si è andati, e si va come spesso accade, diretti, senza minimamente prendere in considerazione le soluzioni alternative che dovevano essere attentamente valutate.

Tutti siamo, credo, consapevoli, e basta leggere gli studi sin qui fatti, che nessun inceneritore è neutro rispetto alla dispersione in atmosfera di agenti inquinanti, fumi cancerogeni, acque da depurare, micropolveri che se inalate dai polmoni giungono al sangue in 60 secondi e in ogni altro organo in 60 minuti, e che il 30% delle ceneri che restano a terra, oltre ad essere considerate rifiuti speciali e ad alta intensità di concentrazione di inquinanti pericolosi, corrispondono, e anzi sono in quantità maggiore, a quanto resterebbe da smaltire in Trentino a seguito della raccolta differenziata porta a porta. Infatti, anche alcuni territori più critici si sono allineati al trend generale, superando l’80%.

E vogliamo parlare dei costi? Per un inceneritore di media portata, 80 mila tonnellate, i costi potrebbero variare tra i 120 e i 140 milioni di euro, bazzecole, a cui andrebbero aggiunti quelli per la rete di teleriscaldamento. Parliamo di 250 milioni di euro. Questa opera, tra l’altro, non giustificherebbe la quantità di rifiuto da bruciare, che in Trentino, dove il porta a porta funziona, è davvero residuale. Gli inceneritori hanno fame di rifiuti e allora che si fa? Si elimina la raccolta differenziata e si incenerisce tutto?

Brescia insegna purtroppo: aumento esponenziale di tumori, soprattutto di quelli infantili, perché sono i più fragili a subire i danni dovuti all’inquinamento che incide sulla salute sommando criticità a criticità. Inceneritore, più traffico, più riscaldamento, davvero una bella pensata!

E la popolazione che dice? Dove sono gli agricoltori? Dove sono coloro che si occupano di turismo? Il senso civico e la tutela della salute e dell’ambiente ci chiedono di interrogarci, informarci, darci delle risposte e non subire passivamente le decisioni di chi ci governa. Inoltre saremmo la regione d’Italia con il maggior numero di inceneritori rapportati alla dimensione e alla popolazione. Davvero un bel record!

      Lucia Coppola

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