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Trento, 22 gennaio 2003
I rifiuti e la destra: QUELLA STRANA VOGLIA DI BIOESSICAZIONE
di Iva Berasi
da l ’Adige del 23 gennaio 2003

Non credo basti definirsi ambientalisti per esserlo: mi riferisco alle dichiarazioni del capogruppo di Forza Italia a Trento, prof. Manuali (L’Adige, 22 gen. 2003). L’unica cosa politicamente rilevante della sua intervista è l’ammissione di non avere soluzioni in tasca per il problema rifiuti. Affermazione sconcertante per una forza politica che governa il nostro paese e vorrebbe candidarsi a governare anche il Trentino.

Forza Italia si è appiattita acriticamente sulla proposta di AN, da molti mesi ormai orientata verso la scelta della bioessicazione dei rifiuti. Si tratta di una proposta assai singolare, sia perché contrappone illogicamente il bioessicatore all’inceneritore, quando tutti sanno che il prodotto bioessicato va comunque incenerito, sia perché tende ad accreditare nell’opinione pubblica l’idea – totalmente falsa – che la combustione del CDR ( il combustibile ricavato dai rifiuti bioessicati ) sia esente dalle emissioni inquinanti che vengono imputate invece all’incenerimento del rifiuto tal quale (dopo la raccolta differenziata).

Una strategia, infine, in dissonanza con la posizione ufficiale di AN a livello nazionale e con la linea dello stesso governo Berlusconi.

Il ministro dell’ambiente, on. Matteoli – esponente di primo piano di Alleanza Nazionale, già ministro dell’ambiente anche nel precedente governo Berlusconi (1994) – ha affermato, l’11 dicembre scorso, in una audizione informativa presso la Commissione d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti quanto segue: “Ho sempre detto che lo smaltimento dei rifiuti deve avere questi passaggi: raccolta differenziata, recupero, riciclaggio, termovalorizzatore e discarica. Se si procede al recupero, come avviene in molte parti d'Italia, e al riciclaggio, quello che resta va nel termovalorizzatore e quindi in discarica. Al di fuori di questo processo non è stato ancora inventato nulla.”

Il Piano provinciale dei rifiuti che ho sottoposto alla Giunta provinciale l’estate scorsa prevede espressamente che sia incenerito solo quello che rimane dopo la raccolta differenziata, per la quale abbiamo fissato un obiettivo non inferiore al 50% da raggiungere entro il 2007, quando entrerà in funzione il termovalorizzatore.

La Giunta provinciale non ha scartato a priori anche l’approfondimento della bioessicazione e dunque, ben venga anche lo studio dell’Istituto Negri che ci rassicura circa una non maggiore nocività del procedimento di bioessicazione. A prescindere dalla sicurezza – che ci sta molto a cuore e su cui abbiamo ripetutamente dichiarato che non intendiamo fare sconti - in ogni caso la bioessicazione ha comunque a mio avviso alcuni aspetti contraddittori che è forse bene evidenziare.

Anzitutto il processo di bioessicazione ha dei costi energetici. Lo studio comparativo effettuato dal Politecnico di Milano nel settembre 2002, commissionato da Federambiente, l’Associazione che riunisce tutte le aziende che si occupano del trattamento dei rifiuti, sostiene che il bilancio finale energetico di un processo “bioessicazione + termovalorizzazione” è meno conveniente (forse addirittura è a saldo negativo) rispetto alla semplice combustione del rifiuto così com’è dopo la raccolta differenziata e senza vantaggi apprezzabili sotto il profilo ambientale. Dopo la raccolta differenziata il rifiuto ha un potere calorifico più che sufficiente; incrementarlo, attraverso un trattamento ulteriore (com’è la bioessicazione) significherebbe sprecare energia inutilmente. Energia che non sarebbe più disponibile per essere ceduta sul mercato. La mancata produzione di energia significa anche aumento del costo di smaltimento dei rifiuti, che si ripercuote sull’utenza.

C’è infine un ulteriore aspetto che suscita in me non poche perplessità, a proposito della bioessicazione finalizzata alla produzione di CDR.

Per molti anni – almeno dagli anni ’70 – come ambientalisti ci siamo battuti per ottenere energia da fonti pulite, chiedendo di abbandonare progressivamente le fonti altamente inquinanti come il carbone, l’olio combustibile ed il nucleare e di passare al gas ed alle fonti rinnovabili. Molto è stato fatto, almeno per l’uso civile, su questo versante. Sono pressoché sparite dalle nostre città le caldaie a gasolio, sostituite dal metano e non si usa quasi più il carbone per il riscaldamento domestico.
Ha qualche senso, o non è invece un clamoroso passo indietro, riproporre come “nuovo” combustibile il CDR, un combustibile molto sporco proprio perché fatto con i rifiuti?

Un conto è bruciare in un impianto specializzato e controllato adeguatamente quello che rimane dopo la raccolta differenziata così com’è, per non sprecare quel po’ di energia che ancora contiene e ridurre quanto dovrà infine essere conferito a discarica. Tutt’altra cosa è invece mettere in moto processi industriali di produzione di CDR, come intende fare il governo Berlusconi modificando radicalmente la strategia dei precedenti governi di centro-sinistra. Si tratterà, se attuato, sicuramente di un affare per chi gestirà queste imprese che incasseranno soldi sia da chi produce i rifiuti sia da chi successivamente li smaltirà. Ma si provocherà un grave danno ambientale perché il CDR verrà utilizzato come fonte energetica a basso costo per altiforni, cementifici e strutture simili, non idonei – proprio sotto il profilo della sicurezza e del controllo sistematico delle emissioni – a bruciare rifiuti.

Possiamo certo parlarne, ma alla fine credo che chi è munito di buon senso comprenderà che si tratta di un salto indietro di almeno trent’anni.

Recenti inchieste, infine, hanno evidenziato come il rischio “ecomafie” sia fortemente presente laddove esistono traffici di rifiuti. Se attorno ai rifiuti si incentiverà addirittura una industria – distribuendola magari sul territorio attraverso tanti piccoli stabilimenti, più o meno controllabili – credo dovrà essere messo nel conto anche questo, con tutto ciò che ne conseguirà.

Iva Berasi
Assessore provinciale all’Ambiente

 

 

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